Opinioni

Il silenzio è d'oro. Ma sul colonialismo la parola (giusta) è di diamante

Marco Tarquinio sabato 22 aprile 2023

Gentile direttore,
ammetto che non so proprio che cosa dire quando vedo quasi trionfante il nostro Governo in missione ad Addis Abeba in Etiopia. Sono un missionario della Consolata, e ho servito il Vangelo e i fratelli per 33 anni in Sud Africa. Nelson Mandela tramite la “Commissione per la pace e riconciliazione”, in quel Paese segnato dall’apartheid delle persone dalla pelle più scura, ha compiuto scelte di chiarezza e di nuovo inizio e ha potuto “urlare”: «Senza il perdono non vi è futuro!». Ma sulla bocca della nostra signora presidente del Consiglio dei ministri nella capitale etiope non c’è stato un accenno all’epoca coloniale! Noi in Sud Africa dicevamo a proposito del passato coloniale, discriminatorio e segregazionista taciuto, negato o addirittura difeso da chi ne era stato motore e protagonista: «Così l'africano non dimentica e non perdona!». Valeva davvero la pena di fare silenzio? Tra i cappellani militari impegnati nelle guerre nel Corno d’Africa c’erano stati anche diversi Missionari della Consolata che io, seminarista a Rovereto, sentivo parlare senza rimpianto delle “loro” gesta. Un padre poi aveva meritato una medaglia d'oro consegnata dallo stesso Mussolini! Ho imparato che il silenzio a volte è d’oro, ma il parlare, quando si deve, e con la giusta consapevolezza e umiltà, può essere di diamante! La verità, anche solo quella storica, ha sempre un prezzo! Buon lavoro.

padre Tarcisio Foccoli imc


Sono totalmente d’accordo con lei, gentile e caro padre. L’esempio, per quanto riguarda noi cattolici, ci è venuto da tutti i grandi Papi della seconda metà del Novecento, epoca di decolonizzazione che ha coinciso con la feconda stagione del Concilio Vaticano II, sino alle esplicite e solenni richieste di perdono per gli errori del passato scandite da san Giovanni Paolo II, nel grande Giubileo del Duemila, e oggi da papa Francesco. Ma non pochi cristiani – anche con importanti responsabilità politiche e di governo in Italia e altrove – fanno fatica a comprendere e a seguire quell’esempio. Anche tra i laici e i diversamente credenti quest’esercizio di purificazione della memoria e di onestà storica e morale risulta spesso difficile o impossibile. Eppure, il mondo attuale – assediato da nuovi errori e orrori – chiede, anzi impone, questa saggezza e questo coraggio.