Opinioni

La Vergine e noi, oggi, in quest'Italia. Il popolo del «grazie»

Marina Corradi giovedì 30 maggio 2013
​Le sei e mezza del mattino ai cancelli di Caravaggio, il santuario mariano più caro ai lombardi. Ci sono automobilisti che si fermano, lasciano i lampeggianti accesi e entrano in basilica; escono in fretta dopo due minuti e ripartono, nelle colonne di pendolari già in marcia verso Milano. E tu che stai a guardare ti meravigli, che dei pendolari trovino il tempo per fermarsi a salutare la Madonna. Oppure a Cagliari, al santuario di Bonaria, in questo mese di maggio vedi come dalla città i fedeli salgano la grande scala, la sera, per il rosario; e che miriade di ex voto tappezzi l’anticamera della sacrestia. Come del resto a Lourdes; o a Czestochowa, dove le collane di ambra del Baltico lasciate come  ex voto coprono i muri della cappella, e all’alba, quando l’icona della Madonna nera viene scoperta, i polacchi cadono in ginocchio con un tonfo all’unisono davanti alla loro regina.Così che nel finire di questo mese mariano dell’anno 2013 si può constatare come le devozione popolare alla Madonna non conosca crisi. Ci sono stati anni, è vero, in cui perfino a certi credenti questa devozione sembrava un retaggio del passato, una religiosità infantile, e al popolo dei santuari si guardava con benigna superiorità, quasi fossero dei cattolici "bambini". E forse qualcuno pensava che una simile religiosità non sarebbe sopravvissuta alla modernità. Invece, a Lourdes vanno ogni anno cinque milioni di pellegrini, e a Caravaggio certe domeniche arrivano anche 35 pullman di immigrati filippini, nuovi italiani di antica devozione mariana. Che si perpetua nel tempo; anzi pochi giorni fa il Papa l’ha citata ad esempio, quando ha detto in Santa Marta: «Se tu vuoi sapere chi è Maria, vai dal teologo, e ti spiegherà bene chi è Maria. Ma se tu vuoi sapere come si ama Maria vai dal popolo di Dio, che te lo insegnerà meglio».E girando per santuari colpisce come l’apparizione o l’evento fondante risalga a un evo lontano: a Caravaggio è del 1432, l’arrivo per mare della statua miracolosa a Cagliari è del 1370, altri santuari sono anche più antichi. Meraviglia come, nei secoli, in questi luoghi la memoria si tramandi di padre in figlio. Si va pellegrini perché lo faceva la propria madre, o i nonni. Si va, in una fiducia ereditata. Certo, spinti spesso da un dolore o da un bisogno; ma frequentando queste chiese mariane si impara come un gran numero di persone si muovano semplicemente per far provvista di speranza - e, più di quanto non si pensi, per ringraziare. (Come quei due vecchi pellegrini incontrati anni fa su un aereo per Lourdes: "Perché andiamo? Per dire grazie di una vita intera").Proprio questa categoria della gratitudine stupisce chi conosce il popolo mariano - questa attitudine così negletta, in un tempo che rivendica, e accusa. Davanti alle Madonne che costellano l’Italia e l’Europa si assiste a una domanda, e dunque a un riconoscersi creature; a qualcosa che, anche nel dolore più profondo, impedisce la disperazione. Una fiducia in Dio, che pacifica, e rende i passi più sereni e più certi.Il tramandarsi tra generazioni di questa esperienza di bene sembra il solo fattore che spieghi, nel dominio della tv e del web, la fedeltà a icone antiche e semplici. Quasi 700 anni dopo l’apparizione a Caravaggio, c’è gente che ogni mattina passa dal fonte che non smette mai di sgorgare  e lo scrosciare nell’alba di quell’acqua generosa, incanta). «E giuso, intra i mortali, se’ di speranza fontana vivace», ti salgono questi versi alla memoria. Ciò che il popolo mariano sa bene; e, a detta di Papa Francesco, quasi meglio dei teologi.