Opinioni

Voci al plurale per un dialogo sul Natale con la meta di una pacificata fraternità

Marco Tarquinio venerdì 23 dicembre 2022

Quattro interlocutori diversi per profilo e timbro mi aiutano a riflettere sulla Natività in un tempo ferito. L’intellettuale che ci offre le parole preziose di Hannah Arendt, il poeta (non solo) dialettale citato dal figlio, la limpida voce di bimbi che invocano Pace e il lettore che evoca un sogno a me caro: un giornale di sole buone notizie. Tutto ci ricorda una promessa che non viene meno

«Ci è nato un bambino» Hannah Arendt e noi

Caro direttore,
all'inizio degli anni 50 del Novecento, Hannah Arendt assistette a un'esibizione del Messia di Händel a Monaco. Scrisse poi di quell'esperienza: «Che lavoro! L'Alleluia risuona ancora nelle mie orecchie e nel mio corpo. Per la prima volta ho capito quanto fosse bello: ci è nato un bambino .Il cristianesimo è ancora qualcosa!». Amo Hannah Arendt che ha messo al centro del suo pensiero filosofico la nascita e con essa la possibilità che ogni nuovo nato possa cambiare il corso delle cose... e Dio solo sa se ce n'è bisogno! Un caro saluto e buon Natale.
Luciana Piddiu

Quella Voce che torna: siamo tutti fratelli

Gentile direttore,
anche quest'anno il Natale arriva a bussare alle porte delle nostre case e del nostro cuore. Quella Voce che rischiara la notte viene a scuotere le nostre coscienze per dirci che un mondo migliore è possibile e che molto dipende da noi. Come spesso accade, la poesia riesce a trasferire queste emozioni in versi, ed ecco una poesia di mio padre, Giuseppe Tontodonati (Scafa-San Valentino 1917 - Bologna 1989) dedicata al messaggio principale del Natale, il riconoscere che siamo tutti fratelli. Contenuta all’interno del volume Giuseppe Tontodonati un poeta nella Bologna del secondo 900, questa poesia scritta nel 1965, dopo circa sei anni dal trasferimento di Tontodonati da Pescara a Bologna, affronta quello che in quegli anni era un tema che era esploso nella sua durezza e a volte drammaticità, e cioè il problema della grande migrazione dei lavoratori-disoccupati del Sud povero e arretrato verso il Nord Italia ricco e in pieno boom economico. Spesso arrivare al Nord con un accento meridionale era una condanna che si pagava subendo sfottò, battute razziste e ghettizzazione. Per fortuna non andò sempre così, ma chi l'ha vissuto ricorda bene quel periodo. E quello di Giuseppe Tontodonati era uno sfogo, pacato ma deciso, che non si sarebbe potuto esprimere se non utilizzando il dialetto delle sue origini. Purtroppo, quello che era riferito al difficile rapporto Nord-Sud dell'Italia di quel periodo storico, e a tutti gli italiani che in quegli anni e negli anni precedenti emigrarono all'estero, è ancora vivo nelle dinamiche Nord-Sud del mondo di oggi, come ci ricorda sempre papa Francesco. Per questo, a mio parere, questa poesia scritta in dialetto abruzzese (riprodotta nel riquadro qui accanto, ndr) e il messaggio che contiene è più attuale che mai.
Raffaello Tontodonati

Troppi morti sul lavoro sono persone non numeri

Caro direttore,
grazie davvero di cuore a papa Francesco: «Ogni morte sul lavoro è una sconfitta per l’intera società. Più che contarli al termine di ogni anno, dovremmo ricordare i loro nomi, perché sono persone e non numeri». Come lei sa bene, sono uno di coloro che tengono conto di ogni singolo morto sul lavoro e ne pronuncia e scrive e riscrive il nome. Sì, sono persone e non numeri. Diciamolo forte anche in questo Natale.
Marco Bazzoni

Un augurio e l’impegno per un mondo di pace

Gentile direttore,
siamo gli alunni e le alunne della classe quinta A della Scuola primaria di San Vittore, una piccola frazione del Comune di Cesena. Siamo molto orgogliosi di dirle che la nostra scuola è intitolata a Giovanni Pascoli, il grande poeta del Novecento nato a pochi chilometri dal nostro Istituto. Forse lei stava aspettando questa lettera perché ha incontrato la nostra maestra Elena alla Manifestazione per la Pace che si è tenuta a Roma il 5 novembre; in quella occasione le è stato preannunciato che le avremmo scritto. Sappiamo che lei attraverso il suo giornale è molto attento al tema della Pace: lo siamo anche noi. Ci sembra inverosimile che ancora oggi nel mondo ci sia la guerra, anzi, moltissime guerre, nonostante tante persone si dicano contrarie. Ecco, noi vorremmo capire perché, perché, perché ancora oggi l’uomo fa la guerra. Quali siano i motivi per cui l’uomo non abbia ancora capito che nessun problema si risolve con la guerra, anzi essa, casomai li aggrava sempre di più. Sappiamo anche che sono soprattutto i civili, i bambini con le loro mamme e i loro babbi a pagare il prezzo più alto di ogni guerra. Tutti i nostri maestri ci hanno detto che lei è la persona più giusta per spiegarcelo proprio bene, bene, bene. Per questo vorremmo invitarla una mattina nella nostra scuola a fare una chiacchierata con noi a proposito della Pace. L’aspettiamo! Nell’attesa di ricevere una sua risposta, le porgiamo distinti saluti e facciamo a lei e ai suoi colleghi e alle sue colleghe tanti auguri per il Natale e per il nuovo anno con alcuni disegni realizzati insieme ai bambini di classe prima.
Gli alunni e le alunne della classe quinta A
insieme ai loro maestri San Vittore di Cesena


I giornali a Natale? Ecco i titoli che vorrei…

Caro direttore,
i giornali non escono a Natale. Ma se uscissero mi piacerebbe vedere questi titoli: 1) «La guerra è finita. Allo scoccare della mezzanotte i fucili si sono inceppati, le bombe disinnescate, i razzi tramutati in fuochi d’artificio. I soldati, basiti, dapprima hanno provato ugualmente a combattere armandosi di palle di neve ma alla seconda palla che ha centrato in pieno viso il comandante, sono scoppiati a ridere, si sono abbracciati gli uni con gli altri e sono tornati a casa». 2) «La fame è terminata. Allo scoccare della mezzanotte è bastato che nelle tavole imbandite di chi aveva di più si rinunciasse a una pietanza che magicamente le tavole vuote o poco imbandite di chi aveva niente o poco si riempissero di cibo». 3) «La foresta ha ripreso il suo spazio. Allo scoccare della mezzanotte il cemento si è ritirato come una bassa marea e la foresta si è ripresa lo spazio vitale che aveva sempre avuto e che le era stato indebitamente tolto. Molti Autogrill sono spariti, o meglio, sono scomparse le “Auto” e sono i rimasti i “grill” a frinire». Questi sono i titoli che mi piacerebbe leggere a Natale. Se i quotidiani uscissero.
Daniele Piccinini


Ho scelto quattro voci diverse per timbro, ma ognuna “plurale” per dialogare, brevemente su questo Natale che viene a consolarci a rimetterci in cammino verso un tempo nuovo, che ci aspetta, ma che bisogna volere e fare insieme, ciascuno per la sua parte eppure tutti insieme. Luciana Piddiu, libera donna di pensiero, scrive duettando con bella profondità sul Bimbo che ci è dato con Hannah Arendt. Raffaello Tontodonati mescola i suoi sentimenti alla voce limpida e fraterna di suo padre, il poeta Giuseppe Tontodonati. Marco Bazzoni, operaio, presidia come sempre combattivamente e rinfrancato dalla carezza forte del Papa la memoria necessaria per sconfiggere la mostruosità delle morti sul lavoro. I ragazzi e le ragazze di San Vittore di Cesena, coi loro insegnanti, conquistano col loro bel coro natalizio che parla alla nostra speranza di Pace; con loro assumo un impegno che cercherò di onorare presto andando a incontrarli nella loro scuola. Daniele Piccinini mi fa tornare a un mio sogno di ragazzo (già raccontato agli amici lettori): fare a Natale, giorno senza giornali, un “giornale delle buone notizie”. Tanti anni dopo sono arrivato ad Avvenire, che oggi dirigo, per scoprire che un giornale anche così si può fare tutti i giorni. Credo che ascoltare “in pagina” tutte queste voci e gli echi che suscitano sia un bel modo per farci gli auguri in questo Natale di Gesù bellissimo e ferito dalle 169 guerre che insanguinano il mondo, che dobbiamo saper davvero vivere come premessa e promessa di una riconquistata fraternità. Buon Natale a tutti e tutte.

La poesia​

SEME TUTTE FRATILLE
Queste è n’umagge che fa’ n’abbruzzese
a sta’ Bulogne, patrije a la seconne;
a la città cchiù dotte de lu monne,
cà sempre celebrate stù paese.

Perciò, nate a le Scafe, bulugnese
so’ deventate, proprije a lu prufonne.
La patrije è ddo’ si vive, je risponne
sempre, a chi parle pe’ partite prese.

Jetteme l’acque sopra le fiammate
che divide stà terra puverelle,
che tutte da na mamme seme nate.

Tu che stì ‘ccape, aiute lu fratelle
cà nate a ppite, mene fortunate;
scurdenne lu culore della pelle.

Giuseppe Tontodonati Bologna, 23 dicembre 1965

SIAMO TUTTI FRATELLI
(traduzione) Questo è un omaggio che fa un abruzzese / a questa Bologna, la seconda patria; / alla città più dotta al mondo, / che ha sempre celebrato questo paese. // Perciò, nato a Scafa, bolognese / sono diventato proprio nel profondo. / La patria è dove si vive, io rispondo / sempre, a chi parla per partito preso. // Buttiamo l’acqua sopra le fiammate / che dividono questa povera terra / che tutti da una mamma siamo nati. // Tu che stai in cima, aiuta il fratello / che è nato in basso, meno fortunato / scordando il colore della pelle.