Opinioni

Pandemia, dibattito e scelte politiche. Il Covid-19 non è sparito

Roberto Colombo mercoledì 31 agosto 2022

A parte qualche schermaglia tra leader e canditati, nelle settimane che ci hanno condotti alla fase cruciale di questa quasi inedita campagna elettorale d’estate la questione Covid-19 non sembra trovare posto di rilievo adeguato nei programmi per la nuova legislatura e nel dibattito pubblico. Eppure, stando ai dati dei bollettini sui contagi, i ricoveri e i decessi, la pandemia in Italia, in Europa e nel mondo è tutt’altro che esaurita. E, dopo l’inattesa recrudescenza dell’infezione nella stagione calda, che ha costretto tanti di noi all’isolamento fiduciario, ci attendono l’autunno e l’inverno, stagioni nelle quali la circolazione del virus è favorita da fattori ambientali e sociali, non ultime la ripresa delle lezioni nelle scuole e università e delle attività lavorative in ambienti chiusi e affollati.

Cosa accadrà ora è impossibile prevederlo in modo attendibile, stanti la partita aperta tra le nuove varianti virali che possono infiltrarsi e prevalere nel nostro Paese e l’immunità acquisita (da infezione e/o da vaccini) contro le varianti che già hanno colpito le nostre popolazioni. Immunità sulla cui durata nel tempo e capacità di neutralizzazione delle nuove varianti ancora si discute nelle sedi scientifiche e cliniche competenti, in attesa di dati aggiornati e completi.

Superata la fase 'esplosiva' della pandemia che ci ha colti di sorpresa e impreparati, e ha richiesto mezzi straordinari per fronteggiare una situazione altrimenti fuori controllo – come il lockdown, le ospedalizzazioni di massa e il ricorso alla profilassi vaccinale coattiva con preparati immunogeni approvati in Europa dall’Ema solo in via 'condizionata' –, occorre passare dall’urgenza ed emergenza a una gestione ordinaria e ordinata del quadro sanitario.

Essa deve tenere conto delle conoscenze scientifiche e delle esperienze cliniche acquisite sul campo, della riorganizzazione dei servizi sanitari, della qualificazione del personale medico e infermieristico che si è resa necessaria, e delle risorse tecnicoscientifiche ed economiche attualmente a disposizione. La politica è il pensare e l’agire secondo un ampio respiro sociale e con lungimiranza, e la politica sanitaria non fa eccezione: non può essere miope, accontentandosi di interventi dettati dalla pressione delle circostanze, senza preparare la strada a risposte più robuste e mirate. Senza cullarsi sui risultati ottenuti sinora per chiedere un qualche consenso, ma esibendo le ragioni di scelte che toccano la salute e la vita di tutti e tutte.

L’auspicato rientro progressivo del Covid-19 nel novero delle patologie a intensità di cura prevalentemente bassa e media è un obiettivo condiviso. Il suo realistico raggiungimento richiede, però, di non puntare esclusivamente o quasi sulle nuove versioni dei vaccini bivalenti o plurivalenti disponibili a breve, aggiornate per coprire il ceppo originale del 2020 e uno o più sottolignaggi Omicron. Nuove varianti in probabile arrivo potrebbero, infatti. eludere in parte modesta o preponderante la protezione da esse conferita, esponendo a rischio maggiore i soggetti fragili.

È necessario, piuttosto, il ricorso assieme ai vaccini a tutti i presìdi terapeutici di impiego precoce che hanno mostrato la loro efficacia negli studi biomedici e nella pratica clinica di innumerevoli medici di base e specialisti: antinfiammatori non steroidei (Fans) di pronto impiego per i pazienti sintomatici e oligosintomatici, antivirali da somministrare entro 5-7 giorni dall’esordio dei sintomi in soggetti a rischio di sviluppare forme severe di Covid-19, e anticorpi monoclonali su precisa indicazione clinica.

Terapie domiciliari che richiedono la presenza di una efficiente rete sul territorio di medici di base, da (ri)costruire, valorizzare o potenziare con una politica sanitaria innovativa e coraggiosa. È tempo di lasciarci definitivamente alle spalle la «tachipirina e vigile attesa».

Con l’aggiornamento (già in atto) dei protocolli terapeutici destinati a chi pratica la medicina di base, ma soprattutto potenziando quest’ultima con personale sanitario, mezzi e strutture che purtroppo continuano a essere carenti, a detrimento del bene comune della salute dei cittadini e ad aggravio dell’onere assistenziale degli ospedali. Su questo vorremmo sentire impegni univoci, chiari e convergenti di tutte le forze politiche.