Opinioni

Un dovere in più verso i fratelli poveri. I volti delle donne umiliate

Maurizio Patricello martedì 15 aprile 2014
​«Padre, è peccato vendere le fedi?». Carmela, benché vedova da anni, è una donna ancora giovane. Mi rivolge la domanda, abbassando lo sguardo fino a terra, durante la processione dei bambini vocianti con le palme in mano. Per lei, come per la maggior parte della nostra gente, le fedi matrimoniali non sono semplici anellini di cui ci si può anche disfare. No. Quei cerchietti d’oro raccontano una storia. Se li scambiarono gli sposi davanti all’Altare nel giorno più bello della loro vita. Quegli anelli sono il sacramento di un amore. Testimoni muti di una parola data, di una promessa fatta e sempre mantenuta. Carmela è una donna povera. Ha allevato e custodito i figli riducendo all’osso le spese della casa. Ha fatto la fame. Letteralmente. Ma con dignità. Mai si è lasciata abbindolare dagli avvoltoi che si aggirano alla ricerca di gente insospettabile per trascinarla nei propri loschi affari. Nei momenti difficili ha preferito umiliarsi con parenti e amici, ha chiesto aiuto alla parrocchia. Di queste donne coraggiose, nobili e purtroppo dimenticate il nostro Meridione ancora è pieno.Giovanni non ha ancora 20 anni e già si trova a scontare una pena nel suo stesso domicilio, un minuscolo appartamento popolare. Da piccolo ha frequentato la parrocchia, le gite, i campi estivi. Ha fatto il chierichetto, poi, come tanti altri, da giovane ha imboccato altre strade. Altre? No, semplicemente l’altra, perché è sempre la stessa. La maledetta strada che per tanti giovani rappresenta la sola alternativa al buco nero della disoccupazione. Ben presto, cioè, è finito nella rete della delinquenza. I figli dei poveri, nei quartieri a rischio, in genere, ci cascano quasi tutti. E saranno loro a essere per primi beccati dalla polizia. È una triste storia che si ripete sempre uguale. Noiosa e tragica. Cecilia, sua mamma, disoccupata da sempre, da sempre è alla ricerca di un lavoro che le consenta di sopravvivere col figlio. A quella casa, pochi giorni fa, ha bussato la polizia e si è portata via Cecilia per un vecchio conto che aveva in sospeso con la giustizia. Le solite cose. La mamma è in carcere, suo figlio ai domiciliari. Nessuno si è chiesto come farà a mangiare dal momento che è costretto a rimanere in casa. Eppure sarebbe bastato poco per dare un futuro a questo giovane, che ancora conserva un cuore buono, e alla sua mamma, che, come tutte le mamme, si consuma per il figlio. Quando si cerca un lavoro per mesi e non si trova niente, è probabile – molto probabile – che in un momento di disperazione si possano fare scelte scellerate. Occorre impedirlo. A tutti i costi occorre impedirlo. In questi giorni della Settimana santa, per ben due volte, la Chiesa ci fa leggere la passione di nostro Signore Gesù Cristo. Una lettura che ci coinvolge e ci commuove. Tanti uomini ci passano davanti. Ognuno ha avuto un nome, un volto, una storia. Noi li incontriamo solo di sfuggita. Poi scompaiono veloci come un fulmine durante un temporale. Per sempre vengono ingoiati dall’oblio della storia. Credo che stiano a rappresentare l’intera umanità. Credo anche che, dopo averli incontrati, ognuno debba decidere a chi di essi vuole somigliare. Sono un popolo intero, non manca nessuno. Un vero campionario di umanità. C’è il vigliacco e il traditore. Il curioso e il formalista. Il pauroso e il religioso. La folla aizzata e inutilmente inferocita. Poi ci sono loro, le donne amiche che non abbandonano il Maestro. Che hanno il coraggio di piangere e invocare aiuto. Che hanno saputo conservare la pietà. Quanta tenerezza, quanta consolazione, quanta forza avranno trasmesso al Figlio di Dio. Grazie, sorelle coraggiose, che sapete soffrire con chi soffre e gioire con chi gioisce. Che continuate ad amare pur sapendo di rischiare. Grazie donne presenti in ogni donna. Consentitemi di vedervi oggi nei volti di Carmela, di Cecilia e delle mille donne bistrattate, umiliate, violentate, uccise dalla stupida follia degli uomini. A Giovanni porteremo da mangiare noi. Le fedi nuziali di Carmela non andranno vendute. Parola. Sono un sacramento che non può essere oltraggiato. In questi giorni terribili e stupendi della Passione di Cristo, però, facciamo il possibile perché il Suo volto bello come il sole non venga ancora vituperato nei fratelli poveri. Sarebbe un vero sacrilegio. Sforziamoci di riconoscerlo e adorarlo quando spezza il Pane benedetto e quando indossa i panni lerci di chi, questa notte, non ha dove posare il capo.