Opinioni

Proteste, boicottaggi e un invito a tutti gli studenti. I test Invalsi, uno strumento utile

Gioele Anni * giovedì 12 maggio 2016
Proteste, boicottaggi e un invito a tutti gli studenti Oggi gli studenti delle scuole superiori sosterranno i test Invalsi. Come ogni anno, Invalsi è sinonimo di polemiche. Ma tra chi sostiene i test, e chi invita a boicottarli, ci sembra che al dibattito manchi qualcosa: una seria riflessione sul tema della valutazione, che spesso viene vissuta negativamente – fino a casi di vero e proprio terrore – nella vita quotidiana delle studentesse e degli studenti italiani. Lo diciamo subito: siamo a favore dei test Invalsi perché crediamo che siano uno strumento utile per migliorare la nostra scuola. I test, infatti sono prove nazionali standard per verificare periodicamente e sistematicamente le conoscenze e le abilità degli studenti e la qualità complessiva dell’offerta formativa. L’obiettivo è “migliorare l’efficacia della scuola per le fasce più deboli della popolazione scolastica e far emergere e diffondere le esperienze di eccellenza presenti nel Paese”. Ma occorre sgombrare il campo da due possibili equivoci. I test Invalsi non sono il modello a cui ispirare tutta la valutazione nelle scuole. Hanno valore come strumento di indagine campionaria, ed è giusto che i docenti possano decidere – a propria discrezione – se tenerne conto nella valutazione complessiva dei ragazzi, o meno. Per esempio riteniamo sbagliato che invece, nella scuola media, la prova Invalsi abbia valore ai fini dell’esame finale; nelle scuole superiori questo non avviene, e pensiamo che sia meglio così.  Sulla base di queste considerazioni, tuttavia, si arriva a toccare il senso della valutazione nelle scuole superiori. Partiamo dalla valutazione personale, per poi arrivare a quella della scuola intesa come sistema. A livello personale, valutare non può essere sinonimo di “giudicare”, ma nemmeno di “giustificare”. È un diritto degli studenti sapere qual è il proprio livello di conoscenza su alcune discipline; è un dovere della scuola far sì che lo studente non sia mai portato a identificarsi con il voto che riceve. Nella scuola che sogniamo non ci sono cause perse, non ci sono studenti per cui non valga la pena spendersi fino all’ultimo, perché nessun volto va sostituito con un nome, nessuna storia personale con un voto da registrare.  A tutti gli studenti vorremmo dire che è un loro diritto essere valutati, per comprendere come e dove migliorare; infatti, come dice il nostro Statuto delle studentesse e degli studenti (comma 4, articolo 2): “Lo studente ha inoltre diritto a una valutazione trasparente e tempestiva, volta ad attivare un processo di autovalutazione che lo conduca a individuare i propri punti di forza e di debolezza e a migliorare il proprio rendimento”. La valutazione è una parte di un processo: dovrebbe portare a un’autovalutazione, che aiuti ad avere consapevolezza del proprio di crescita nel sapere. Allo stesso modo, con questo orizzonte di senso, i test Invalsi possono essere vissuti semplicemente come uno strumento di analisi, da applicare non più al singolo studente ma a tutta la scuola italiana. Si tratta dunque di un mezzo, non perfetto, non immune da errore, ma chiaro e immediato per capire lo stato dell’istruzione in Italia. Dai risultati dei test Invalsi riceviamo tante indicazioni che possono contribuire al miglioramento del sistema scolastico italiano, soprattutto nelle zone in cui si riscontrano livelli minimi di conoscenza troppo bassi. La scommessa è che tutti – partendo da chi organizza, con un compito politico, la vita scolastica in Italia; passando poi per dirigenti scolastici, insegnanti e per noi stessi studenti – sappiamo fare tesoro di questi dati in modo utile e costruttivo. Oggi sentiremo tanti commenti sui test. L’invito a tutti gli studenti è: pensate con la vostra testa, discutete, e se non capite a cosa serve il test, chiedete ai vostri insegnanti o dirigenti delle spiegazioni. Siamo persone, non numeri: per questo ci interroghiamo sulle questioni che si presentano a scuola, e proviamo a riflettere con pacatezza e buon senso.  *Segretario nazionale del Movimento Studenti di Azione Cattolica