Opinioni

Fine vita. Dov’è la tutela «di sinistra» delle persone fragili?

Fulvio De Nigris giovedì 7 dicembre 2017

Dov’è la tutela «di sinistra» delle persone fragili? Caro direttore, se guardando 'Otto e mezzo' su La7,condotto da Lilli Gruber, tu che hai una storia e una visione 'di sinistra' improvvisamente ti trovi d’accordo con Giorgia Meloni, voce della destra che si chiama Fratelli d’Italia, che parla di «nutrizione e idratazione» non come accanimento terapeutico e della cosiddetta legge sul biotestamento come possibile «cavallo di Troia» verso l’eutanasia, vuol dire che c’è qualcosa che non funziona.

Perché se le parole «libertà», «diritto di civiltà» e tutto le altre dette nella stessa trasmissione da Antonio Padellaro e Beppe Severgnini suonano vuote per noi che, come molti altri, riteniamo di avere nel sangue la «libertà» e la «civiltà», vuol dire che le espressioni, le parole, e chi le dice, hanno perso il loro valore. E invece, come diceva Nanni Moretti in 'Palombella rossa' le parole sono importanti, hanno un senso, devono avere un senso. E devono marcare una differenza. Ma dove è oggi la differenza in un panorama altamente omologato? Una volta era la sinistra a farsi paladina dei diritti, della tutela delle persone fragili. Come se non ci si potesse esimere da una priorità, da qualcosa di prevalente rispetto a tutto il resto.

Oggi ogni volta si combatte sui tagli ai fondi per le persone non autosufficienti, per i piani di azione sulla disabilità che non vengono attuati, per diritti che sembrerebbero scontati, sotto gli occhi di tutti, ma che ogni volta devono essere rinegoziati. Eppure i riferimenti sarebbero importanti, ma mancano anche quando il protagonismo delle iniziative porta a risultati. Penso alla recente legge sul caregiver (coloro che assistono familiari malati e/o disabili), azione lodevole portata avanti dalla sinistra e supportata in particolar modo dalla Regione in cui vivo , l’Emilia Romagna, ma non adeguatamente enfatizzata quasi a temere di disturbare equilibri… Tutto sottotono.

A parte il 'fine vita' che scuote le coscienze e alimenta dibattiti, ma parla solo di un segmento della nostra vita tralasciando 'tutto il resto', travisando parole. Come quelle dette recentemente da papa Francesco, figura di grande sensibilità che non può essere sempre presente nei luoghi di sofferenza, ma che delega i cosiddetti 'preti di strada'. Penso ad esempio all’arcivescovo Matteo Maria Zuppi che a Bologna diventa persona del popolo, punto di riferimento e di accoglienza, sponda con cui dialogare, anche spalla su cui trovare conforto. E la politica? Dove è finito il coraggio delle azioni? La sinistra sembra abbagliata: le luci tutte aperte a bruciare l’esposizione di ciò che illuminano (senza distinzioni di chiaroscuri, senza profondità), o tutte chiuse in un buio totale. Tutto piatto. In questo modo la politica perde e si perde. E così, di rimbalzo, come un effetto domino, rischiamo di perderci anche noi.

*Direttore Centro Studi per la Ricerca sul Coma Gli amici di Luca