Opinioni

Il direttore risponde. Il cielo di Roma. Il cielo d'Italia

venerdì 5 novembre 2010
Caro direttore,sull’indice di ascolto della fiction su Pio XII trasmessa dalla Rai e definita dall’Aiart "tv di qualità" il nostro giornale ha pubblicato due dati di ascolto (Avvenire del 3 novembre) che a una lettura affrettata possono indurre a conclusioni divergenti. Nella pagina di Avvenire dedicata alla televisione si legge che la fiction ha battuto "Il grande fratello" con quasi 6 milioni di spettatori e non ho motivo di dubitare che sia così. Ma a commento di una lettera viene riferito un numero molto inferiore di ascoltatori in relazione, è vero, al commento di Porta a Porta, trasmesso tuttavia come al solito a un’ora adatta solo ai nottambuli. D’accordo che la risposta riguardava gli ascolti delle considerazioni di Porta a Porta. Ma quello che fa testo secondo me è il numero di ascoltatori della fiction, e sarebbe bene sottolinearlo nuovamente. Gradirei che venisse fatta questa puntualizzazione a motivo della grande considerazione della maggioranza degli italiani credenti e non credenti per il nostro Pastor Angelicus come è stato chiamato Papa Pacelli. Cordialità.

Bruno Mardegan, Milano

I due dati ricordati – gli spettatori della fiction "Sotto il cielo di Roma" e quelli dello speciale "Porta a Porta" – non sono ovviamente comparabili e assimilabili, caro Mardegan. Fornirli è interessante. Ripeterli e distinguerli può essere utile, ma ancora più utile è ricordare i meriti e la saggezza di Pio XII. Sono originario di Assisi e sono cresciuto nella concreta esperienza – nutrita dalle testimonianze dei miei parenti e di amici di diversa fede nello stesso Dio – del luminoso e solidale rapporto tra cattolici ed ebrei durante gli anni oscuri della feroce deportazione e dello sterminio nazista.Tanti nostri «fratelli maggiori» ebbero asilo nei conventi – anche di clausura – della mia città con l’incoraggiamento e la benedizione di Papa Pacelli, del cardinale arcivescovo di Firenze Elia Dalla Costa e del vescovo di Assisi Giuseppe Placido Nicolini. Accanto a queste figure mi piace ricordare quelle di altri due coraggiosi uomini di Chiesa, padre Rufino Nicacci e don Aldo Brunacci, e quelle altrettanto belle del tipografo assisano Luigi Brizi e di suo figlio Trento, "costruttori" di documenti falsi per gli ebrei in cerca di salvezza dai loro persecutori.Quegli stessi documenti che Gino Bartali, straordinaria e temeraria "staffetta" ingaggiata dal cardinale Dalla Costa, portava con la sua bicicletta da Assisi a Firenze. Il cielo di Roma – in quegli anni tragici – era tanta parte del cielo d’Italia, e non per caso. Da italiano, da cattolico, da fratello dei nostri fratelli ebrei ne sono consapevole e grato. Ricambio, caro amico, il suo cordiale saluto. (mt)