Opinioni

Il direttore risponde. Feste e «segni» da rispettare

sabato 26 marzo 2011
Caro direttore, siamo i genitori di una bambina di 5 anni. Le scriviamo questa lettera nella speranza che possa essere una piccola goccia che piano piano smuova le coscienze addormentate di quanti ci stanno vicino. Nostra figlia frequenta l’ultimo anno della scuola materna comunale "Fratelli Bandiera" a Roma. Da pochi giorni è passato il 19 Marzo, festa di San Giuseppe e di tutti i papà, e con nostra sorpresa abbiamo appreso proprio dalla bambina e dai suoi compagnetti che quest’anno in classe non erano stati realizzati lavoretti per festeggiare poi a casa il papà. Ora, è vero che, con tutti i problemi che ci sono oggi nel mondo, questa potrebbe sembrare una notizia irrilevante... in fondo il riconoscimento della paternità certo avviene con modalità e in contesti diversi anche da quelli scolastici. Ma in noi genitori è scattato un campanello di allarme e così siamo andati a chiedere chiarimenti prima alla maestra e poi alla dirigente scolastica e qui i nostri timori e le nostre perplessità hanno trovato purtroppo conferma! Nel mese di novembre 2010 il collegio dei docenti, senza coinvolgere i genitori, ha deliberato di abolire i lavori realizzati dai bambini per tutte le feste dell’anno (Natale, Pasqua, festa del Papà, festa della Mamma, ecc...). In questa lista non era però menzionata Halloween...La cosa ancora più sbalorditiva è che nel verbale non veniva riportata alcuna motivazione, solo la decisione di abolire; inoltre, questa scelta è considerata dal corpo docente all’avanguardia, un segno di modernità. Per noi genitori questo è molto preoccupante, non certo per il regalo in sé (che pure ha per il bambino un valore e spessore pedagogico), quanto per il segnale che ci arriva; il non volere più riconoscere valore alla persona, alle sue radici, alla "normalità" di fare parte di una famiglia composta da un padre, una madre e dei figli. E tutto poi passa piano piano, senza apparente clamore; non c’è condivisione, non c’è partecipazione che preceda queste scelte. Vengono imposte e giustificate come le più giuste e in linea con i tempi che cambiano.Quando invece portano con sé solo il vuoto, l’appiattimento dei valori.E la cosa più grave è che questo avviene sin dalle scuole materne.Siamo veramente amareggiati e preoccupati dalla deriva che la nostra società sta prendendo.Questa lettera per noi rappresenta un modo per venire fuori, denunciare una modalità relazionale che siamo convinti non porterà del bene a nessuno.Speriamo in una sua risposta e in altre di genitori che come noi hanno a cuore il futuro dei propri figli. Un cordiale saluto

Luca&Stefania Fraschetti, Roma

Sento, cari amici, di non avere propriamente una "risposta" da consegnarvi, ma piuttosto una consapevolezza (anche da genitore) che affianca la vostra. È vero, dobbiamo fare i conti con una tendenza insensata eppure apparentemente irrefrenabile a 'smontare' riferimenti, riti e feste che hanno radici profonde nella religiosità cristiana ma anche altrettanto potenti significati civili e rappresentano parte cruciale della cultura del nostro popolo.Quello che mi sembra più grave è che questa strisciante e sistematica opera di rimozione, svuotamento e parziale sostituzione (l’importazione­imposizione della festa di Halloween ne è un esempio) si va intensificando. Ma c’è di più, e di peggio: diventa, infatti, spesso difficile capire se alla base di tutto questo ci sia più malizia o più pigrizia. Se cioè prevalga un’ideologia ostile o la pura e semplice voglia di fare il meno possibile, di cancellare scadenze impegnative, di evitare problemi (veri o presunti). Quasi che, dopo l’insulso gioco dei travestimenti (come quello della nascita di Gesù Cristo in "festa della luce"), si cominci a tentare quello delle esclusioni programmate (all’insegna del festa è solo quando lo dico io)... Devo dire che il dubbio è quasi meglio della sua soluzione, che sarebbe in ogni caso triste. Ma noi non possiamo rassegnarci alla tristezza e non possiamo ritirarci su nessun "Aventino". Il Natale, la Pasqua, la festa della Mamma o del Papà non sono un obbligo per alcuno e noi sappiamo meglio di chiunque altro che non sempre queste feste sono "usate" con intenti limpidi nella nostra società dei consumi (e delle cento e voraci astuzie mercantili). Ma bisogna avere il coraggio di dire a chiare lettere che non possono e non debbono essere tolte di mezzo proprio in uno dei "luoghi"– la scuola, e soprattutto la scuola materna e dell’infanzia – nei quali possono essere vissute con felice gratuità e gratuita capacità di dono.Quale lezione può essere più grande e utile? Per questo, cari signori Stefania e Luca, avete fatto bene a farvi sentire. Continuate a farlo, e altri lo facciano. Sapendo che Avvenire fa e farà altrettanto. E a quelle maestre e a quei maestri che sono tentati dalle "cancellazioni d’autorità" un appello serio e pressante: non scippate piccoli e famiglie dei mitici "lavoretti" e dell’impegno e dell’allegria che li accompagnano. Sono un segno, proprio come le feste grandi e piccole che scandiscono il tempo delle comunità e gli danno profondità.Esaltate il significato di questi segni buoni. Rispettatelo, rispettateci.