Opinioni

Fatti non solo d’Accademia. Se pure la cultura pop svela il crac educativo

Davide Rondoni venerdì 28 ottobre 2016

La cultura pop e la cultura accademica almeno su una cosa sono d’accordo. C’è uno spettro che si aggira in Occidente (e non solo). Lo rilancia un video virale su You Tube. Lo afferma anche l’Accademia dei Lincei che lunedì prossimo lancia un progetto ad hoc. Lo spettro è il “crac” educativo. È ora di occuparsi davvero della scuola. Di salvarla. Da tempo, anche su questo giornale uso una immagine che non è una provocazione: la vera bomba su cui siamo seduti sono i nostri ragazzini. Il vero crac non è economico, ma educativo. Segni evidenti ce sono ovunque e la questione riguarda tutti. Da anni si parla di emergenza educativa. Ma senza interventi sostanziali. E l’appello della Chiesa a tutte le agenzie educative del nostro Paese sembra largamente inascoltato. Qualcosa si muove, come spesso accade nelle vere emergenze, soprattutto in ambito cattolico: attività negli oratori, impegno di associazioni e movimenti, e iniziative come “FutVal” di Scholas, un ente che promuove il valore educativo dello sport.


Dunque il rapper Prince EA, uno che di mestiere fa pure il “motivatore”, un mestiere in voga – chissà come mai, eh? – spopola su You Tube con un grave atto d’accusa contro la scuola modello in Usa. In particolare nella sua requisitoria se la prende con il metodo, con la spinta alla omologazione, specie con l’uso di strumenti uguali per tutti (come i test) che in realtà mortificano le diversità. Usa la metafora del pesce che si vuole a tutti costi far diventare capace di volare. Il video è efficace, argomentato. Intanto, d’altro lato, l’Accademia del Lincei, forse con intenti più conservativi a giudicare dal programma, intende comunque dare il proprio apporto. Entra in campo. Forse stimolata dal dibattito grazie ad alcuni libri, ad alcune iniziative che, non solo in Italia, stanno ponendo un problema sull’ambito educativo che non si può affrontare solo assumendo un po’ di insegnanti o complicando la vita alle scuole con riforme in buona parte solo burocratiche. In questi anni, a chi alzava il dito o pubblicava un libro per argomentare che occorre intervenire più a fondo sul metodo, sull’impianto ormai inefficace della scuola, si rispondeva con intolleranza o con sufficienza. Lo so per esperienza diretta. Ora, la marea sta montando. Del resto, basta andare in qualsiasi scuola e dialogare un po’ coi ragazzi e coi migliori insegnanti – ce ne sono tanti di bravi. I ragazzi ti guardano con i loro occhi torbidi e lucenti e appena sentono il sapore di qualcosa di diverso dalla zuppa che tutti i giorni viene loro versata, esplodono di desiderio e interesse. E danno segni di attenzione impensati.

Il segnale di una necessità di ripensamento strutturale sta arrivando forte e chiaro. Questo giornale ne ha dato conto, e ha sempre documentato con equità le possibilità e le esperienze alternative oltre che le tante storie di bella educazione e di autentica scuola buona. Pensare che si possa rispondere solo “rinforzando” l’assetto metodologico esistente (centralista, omologante e al tempo stesso incapace di supplire ai divari personali e sociali) è un sogno da irrimediabili e interessati conservatori. La sfida è altissima. Ovviamente, per ripararsi dal crac educativo non si tratta solo di intervenire sulla scuola. Ma il fatto che molto si possa e debba fare su ambiti come la famiglia e altre questioni giovanili non può essere alibi per non intervenire a fondo sul posto in cui si vorrebbe che i giovani si formino. In cui si vuole che passino molte (troppe) ore al giorno, insistendo perché siano le quattro mura dove diventare pronti ad affrontare la vita, dall’orientamento professionale all’orientamento religioso, dalla politica al comportamento stradale a quello sessuale.


La cultura pop di You Tube e l’Accademia, dunque, preceduti da un manipolo di visionari, danno dunque il segnale chiaro che qualcosa di profondo va cambiato. I modi possono essere tanti, nessuno ha la bacchetta magica. Una profonda revisione va fatta, perciò serve dibattito libero di idee, coraggio, politici disposti ad ascoltare e a metter mano a leggi. O la forza bruta degli eventi e della malora provvederà a cambiare ugualmente, e forse in peggio, le cose. I segni ci sono. Le energie positive di cambiamento ancora brulicano sparse. Ma potrebbero trovare punti di sintesi. Se ci fosse la politica...