Opinioni

L'altro volto dell'immigrazione. I braccianti sfruttati nei campi, fatica straniera e invisibile

Francesco Riccardi venerdì 24 luglio 2015
Sono l’altro volto dell’immigrazione, quello che fatichiamo a vedere. Braccianti sfruttati nei campi della Puglia, della Sicilia e perfino delle Langhe piemontesi. Neri africani e marocchini, polacchi e romeni, uomini e donne oggetto delle peggiori angherie nelle nostre campagne. In questi giorni arroventati finiscono pure per morirne, schiantati da caldo e fatica. Come Mohamed, sudanese di 47 anni, deceduto lunedì mentre raccoglieva pomodori a Nardò, sotto il sole a picco, con una bottiglia d’acqua già vuota a metà mattina. Quel lavoro, presso una famiglia con qualche ettaro di terra, glielo aveva procurato un suo connazionale, il caporale, oggi sotto inchiesta per omicidio colposo assieme ai proprietari dell’azienda agricola.  Non certo un caso isolato, quello di Mohamed. I lavoratori extra e neocomunitari impiegati in maniera irregolare sono decine di migliaia, denunciano da tempo i sindacati. E la gran parte di loro non sta nascosta in qualche capannone isolato, ma piega la schiena alla luce del sole nei campi e fra le serre del Mezzogiorno, del Centro e pure in alcune zone del Nord. Uomini e donne pagati dai 2 ai 5 euro l’ora per raccogliere quel che la terra dà a seconda della stagione. La sera, poi, sono ancora più visibili, perché non hanno casa e occupano tuguri di campagna – per il cui 'affitto' viene loro trattenuta una parte della magra paga – o formano tendopoli sotto gli alberi. Eppure fatichiamo a vederli, questi esseri umani. Ci sono interi centri, in particolare al Sud, la cui economia è strutturalmente basata sullo sfruttamento della manodopera straniera. Di solito funziona così: c’è un proprietario che assume in maniera 'regolare' dei braccianti tutti rigorosamente italiani oppure forma una (falsa) cooperativa. Poi, molti di questi nostri connazionali si 'trasformano' in disoccupati e incassano dall’Inps la relativa indennità. Nei campi, con 40 gradi, vanno invece gli stranieri raccolti e organizzati dai vari caporali. Paga in nero, nessun diritto, orari dall’alba al tramonto. 'E zitti!' perché c’è il caso di finire ammazzati a bastonate, come accaduto ad alcuni operai polacchi qualche anno fa. Tolto il caldo da record, non c’è nulla di nuovo – purtroppo – nei drammi che si consumano in questi giorni nelle nostre campagne. Sono situazioni che la magistratura, le forze dell’ordine, gli organi preposti ai controlli conoscono benissimo. Che tutti noi conosciamo, in realtà. Soprattutto chi abita nei piccoli paesi agricoli.  Solo che soffriamo di questa strana, maledetta miopia. Vediamo bene, e giustamente ci indigniamo, per gli stranieri tenuti a ciondolare nei centri d’accoglienza senza aver nulla da fare. Ma gli altri, quelli che stanno nei nostri campi e nelle nostre serre, non riusciamo proprio a scorgerli. Non ci indignano, loro, neppure se muoiono sotto il sole. Non valgono neanche un materasso da bruciare.