Opinioni

Il direttore risponde. Famiglia e unioni, messaggi chiari da saper ascoltare

Marco Tarquinio sabato 30 gennaio 2016
Oggi tantissimi italiani si ritroveranno a Roma, al Circo Massimo, per ricordare a chi ci governa e ci rappresenta (ma anche a chi condiziona l’informazione nazionale) che la Costituzione attende ancora di essere attuata nella parte in cui indica il dovere di agevolare la famiglia fondata sul matrimonio, «società naturale» tra una donna-madre è un uomo-padre, aperta alla vita e, dunque, premessa essenziale e promessa di futuro per ogni più ampia comunità civile. Saranno tantissimi, come sono già stati in occasioni simili, ma le famiglie mobilitate e riunite dal Comitato “Difendiamo i nostri figli” saranno comunque solo una parte del grande popolo – la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica, secondo i sondaggi di questi mesi – che davanti alla dichiarata intenzione di far crescere anche su strade nuove e con istituti nuovi la solidarietà nel nostro Paese, chiede alla politica di non confondere l’inconfondibile, cioè di non regolare «unioni civili» che siano dei simil-matrimoni e di non trasformare i bambini in “oggetti” da rivendicare, anche a costo di farli nascere attraverso pratiche che umiliano e mercificano le persone coinvolte (a cominciare da madri surrogate e padri ridotti a fornitori di “materiale biologico”) e che cancellano la stessa origine del figlio. Le lettere di questa pagina sono una buona sintesi dei tanti messaggi che stanno arrivando in redazione. Li abbiamo letti con attenzione, nella ricchezza di accenti e di argomenti, e li condividiamo volentieri. Come un anticipo di quanto oggi ascolteremo di nuovo con amicizia, fiducia anche in una “piazza” sicuramente democratica, fatta di cattolici e di altri concittadini, credenti e no. Siamo certi che i manifestanti di “Difendiamo i nostri figli” sapranno dire parole chiare come sempre eppure offerte persino meglio di altre volte al pubblico dibattito. E contiamo di ritrovare una confortante e libera assonanza anche con molte campagne informative (da quella per il divieto internazionale della pratica dell’«utero in affitto» all’impegno per un fisco a misura di famiglia) che “Avvenire” ha condotto a lungo in solitudine e tra ondate polemiche simili e contrapposte scatenate dai partigiani dello scontro, del disprezzo, della discriminazione e del bavaglio. Sarà bene che anche nei palazzi della politica si presti saggio e responsabile ascolto. In tempi di crescente e anche aspro distacco tra cittadini e legislatori-governanti è necessario riaprire i canali di comunicazione e ricominciare a capire le giuste attese, le preoccupazioni e le motivate priorità del Paese reale.UNIONI CIVILI, PURCHÉ RIMANGANO NETTAMENTE DISTINTE DAL MATRIMONIO Gentile direttore, sono un elettore Pd, deluso dal mio partito e soprattutto dal premier Renzi per aver proposto una legge sulle unioni civili che in realtà a tutt’oggi sono un matrimonio mascherato. Il termine stepchild adoption non a caso viene molto usato, in quanto nasconde la vera natura di ciò che propone: l’apertura graduale e mascherata a tutti i generi di adozione. Secondo i sondaggi più affidabili e spesso furbescamente ignorati da molti conduttori di programmi televisivi, la maggioranza degli italiani, me compreso, in linea di massima sono favorevoli alle unioni civili, a condizione che queste rimangano nettamente distinte dal matrimonio. A tale proposito, stupisce non poco che il premier Renzi, il quale partecipò al “Family day” del 2007, stia assumendo posizioni, in tema di politica familiare, assai ambigue e piuttosto distanti da quelle espresse in quell’occasione. Tutto questo ha ovviamente il sapore di scelte palesemente opportunistiche. Rimane il fatto, fortunatamente incontestabile, che l’italiano medio, al di sopra di ogni tendenza religiosa o politica, ritiene sempre la famiglia naturale principale fondamento della società. Luca De Luque UNIONI CIVILI SÌ MA I BIMBI NON SONO OGGETTI Gentile direttore, da tempo mi limito ad andare al seggio per votare la persona che ritengo migliore degli altri candidati... Purtroppo, però, non abbiamo più statisti che siano all’altezza dei padri costituenti e di tanti indimenticati ed indimenticabili uomini politici che sono stati capaci di far fiorire la democrazia sulle macerie del fascismo e della guerra. Molti, troppi, si adoperano per impinguare in modo illecito il patrimonio personale e familiare, incuranti della miseria che attanaglia migliaia di famiglie alle quali viene sottratta dignità e la stessa voglia di vivere. Mentre navighiamo a vista in un mare di debiti, guai e stenti, i cosiddetti politici credono che le “unioni civili” costituiscano l’unico vero problema dei cittadini italiani. Non sono omofoba e ritengo giusto che i gay e le lesbiche possano stipulare, alla presenza di un testimone qualificato, un contratto di coabitazione e di mutua assistenza... ma non trasformiamo i bambini in oggetto di desideri di insana autoaffermazione! Purtroppo i fondamentalismi, anche cattolici, hanno esasperato gli animi di coloro che sono e sentono di essere “diversi”. Mi auguro che coloro che si professano cattolici votino secondo coscienza e non avallino un altro delitto sulla pelle dei bambini. E spero anche che la Chiesa introduca nel processo canonico norme tese alla tutela dei bambini nati dai matrimoni per i quali sia stato chiesto il riconoscimento di nullità! Francesca Lauro - insegnante FAMIGLIA: SEMPRE MENO CERTEZZE? NO, GRAZIE Gentile direttore, ogni adulto, uomo o donna, è in grado di accudire e crescere un bambino. Alleviamo nelle nostre abitazioni ogni sorta di animale, sarebbe a dir poco curioso tirarsi indietro di fronte al “cucciolo” di una donna e di un uomo. Il tema, i temi, sono altri. Qui vorrei ragionare sull’impatto che avrebbe per l’istituzione famiglia il permesso di adottare bambini al di fuori del perimetro della famiglia tradizionale, quella con mamma e papà, tanto per intenderci. Che non è più di moda, che è attraversata da crisi di identità laceranti, che fatica a reggere le sfide delle nuove sensibilità che sgomitano nella società in perenne mutamento. Ma che resta, malgrado tutto, l’ultimo baluardo del vivere collettivo. Nel corso degli ultimi decenni abbiamo poco alla volta minato la solidità della famiglia: il divorzio, l’aborto, l’emancipazione femminile, la rivendicazione di qualsivoglia diritto... Tutto lecito, tutto probabilmente giusto, tutto forse inevitabile. Però le fondamenta della famiglia faticano a reggere. Con quest’ultimo passaggio, temo che assesteremmo il colpo fatale, introducendo ancora più confusione e vivendo con sempre meno certezze. Ecco perché bisogna correggere la rotta legislativa. Marco Trentin - Roma DIRITTI SÌ, STEPCHILD E UTERO IN AFFITTO NO Caro direttore, in Europa, in questo caso proprio tutta intera (anzi praticamente in tutto il mondo, eccetto Paesi islamici e comunisti), c’è la parità scolastica ma nessuno di “loro” dice che dobbiamo equipararci; invece per le unioni civili gridano che siamo i soli (non è vero) e ultimi perciò dobbiamo allinearci: un po’ di coerenza, diamine! È a causa della cosiddetta stepchild adoption e dell’umiliante pratica commerciale dell’utero in affitto che il disegno di legge Cirinnà arranca; togliessero questo inciampo la normativa camminerebbe... Ma invece di risolvere il grave problema, i fautori del matrimonio gay (per ora) appena mascherato ci dicono retrogradi, accusandoci di essere contrari tout court ai diritti di altri e, comunque, a ogni riconoscimento civile delle unioni tra persone dello stesso sesso. Citano sempre la Costituzione, invece stavolta se ricordiamo che essa distingue bene tra famiglia e altri tipi di unione sociale, ci rimproverano di nasconderci dietro a pretesti. Dicono che tutti possono parlare, invece se a dire la loro siamo noi cattolici e sono i vescovi, cittadini italiani come ogni altro, allora apriti cielo “la Chiesa” vuole imporre la sua visione religiosa; ma non siamo in democrazia, chi mai può, e certo non vogliamo, “imporre” qualcosa? Questo è un tentativo di zittire chi la pensa diversamente, e che dai sondaggi sembra una larga maggioranza. Poi “visione religiosa” dove mai? Se c’è una opposizione, e c’è, è basata su argomenti puramente civili, umani, a tutela dei bambini, non per dei “dogmi” (?). Senza nessuna verifica (quasi) tutti i mass media hanno bevuto e titolato che alla manifestazione delle centocittà erano in un milione. Invece abbiamo visto qualcosa di significativo a livello di numeri solo Roma e Milano e in totale, tra tutte le piazze, saranno stati non più di 40mila: dov’erano gli altri 960mila? Chiedo più onestà intellettuale e più rispetto in questa discussione. Domenico Spreafico - Bovisio Masciago (Mb) IL DDL SULLE UNIONI CIVILI NON VA SUPPORTO AL FAMILY DAYGentile direttore, la cosiddetta proposta Cirinnà sulle “unioni civili” a mio parere non va approvata in quanto svuota di senso il matrimonio che fonda la famiglia e vìola il diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà. L’ambiguità della proposta è tale da non lasciare dubbi sugli intenti futuri (delle forze proponenti) in merito al significato e alla definizione di famiglia. I diritti delle convivenze sono già regolati da altre norme che possono essere affinate su alcuni punti, ove richiesto e opportuno. Mi appare evidente che il progetto di legge in questione abbia intenzioni che esulano dalla semplice regolazione della convivenza di due persone. Ovvero intende porre le premesse per una forma innaturale di matrimonio. Le cui conseguenze appaiono incalcolabili, ma sarebbero legate in particolare alla mercificazione della persona. Per questo il Family Day di oggi ha il mio pieno supporto. Aurelio Cereti - Forlì A PROPOSITO DI QUESTIONI DI CIVILTÀ E INCIVILTÀ Gentile direttore, nei giorni scorsi nel corso del programma televisivo “Piazza pulita” sono rimasto sorpreso da un intervento piuttosto aspro e superficiale del giornalista statunitense Alan Friedman che ha definito l’Italia un Paese incivile e retrogrado in quanto non ha ancora provveduto a legalizzare le adozioni per le coppie gay e la pratica dell’utero in affitto. Il suddetto giornalista dovrebbe rendersi conto che difendere il diritto di un bambino a conoscere le proprie radici biologiche e a crescere con la figura materna e paterna è un atto di civiltà e di buon senso. Piuttosto, secondo me, è incivile la pena di morte, ancora in vigore in gran parte degli Usa. Alessio Nolan UN FIGLIO “COSTI QUEL CHE COSTI” NON PUÒ ESSERE UN DIRITTO Caro direttore, in tema di adozioni per le coppie omosessuali, credo sia opportuno riprendere alcuni termini che aiutano a fare chiarezza concettuale e a ricordare antichi princìpi che restano buoni anche se lasciati cadere in disuso. Tutti noi ricordiamo che nel secolo XX era di uso comune il termine “alienazione”, con cui si capiva immediatamente che una persona subiva un grave danno. Oggi è raro trovare questo sostantivo nei “mass media”, e io ritengo che vada ripreso proprio riguardo alle adozioni gay, che quasi inesorabilmente per forza di cose passano anche per la generazione di figli attraverso la pratica dell’utero in affitto, e che quindi vogliono istituzionalizzare esattamente l’alienazione dell’utero. Maldestramente qualcuno ha provato a paragonare alla donazione di organi l’uso dell’utero della donna affittata: ma è evidente che l’affitto è molto più vicino a una spaventosa predazione di organi che a una caritatevole donazione gratuita. Due maschi adulti che vogliono un figlio da una donna pagata, esprimono un altissimo livello di maschilismo, e arrivano alla più avvilente mercificazione del corpo della donna. Nei secoli scorsi, comportamenti che producevano alienazione e mercificazione erano oggetto di grandi battaglie ideali di libertà e di dignità: oggi li vogliamo legittimare grazie al mercato dove chi è ricco può comperare ciò che vuole? Prima del diritto ad avere un figlio “costi quel che costi”, c’è il diritto dei bambini e delle bambine ad avere un padre e una madre. Giancarlo Salvoldi - già deputato dei Verdi