Opinioni

Il direttore risponde. Falsità anti-Papa. La Rai tollera?

martedì 18 gennaio 2011
Caro direttore,ancora una volta, domenica 16 gennaio, nel programma televisivo di Fabio Fazio, la solita Luciana Littizzetto ha falsificato una dichiarazione del Papa pur di sbeffeggiare il Santo Padre, vicario di Cristo in terra. Come tutte le persone correttamente informate dai tg (anche della Rai) sanno, il Papa non ha detto che «l’educazione sessuale è contraria alla fede cattolica», ma nel recente discorso al corpo diplomatico ha parlato di «minaccia alla libertà religiosa delle famiglie in alcuni Paesi europei, là dove è imposta la partecipazione a corsi di educazione sessuale o civile che trasmettono concezioni della persona e della vita presunte neutre, ma che in realtà riflettono un’antropologia contraria alla fede e alla retta ragione». Il conduttore Fazio, pur sapendo – da persona informata – che Littizzetto mentiva sul Papa, non l’ha corretta, anzi le ha detto: «Brava!». È così che, da una trasmissione del servizio pubblico, alla 'Caritas in veritate' predicata da Benedetto XVI si risponde seminando 'odium in falsitate'. Purtroppo, come si è già visto, è inutile chiedere a Fazio di cambiare registro.

Nicola Bruni, Roma

Caro direttore,assistiamo in questi giorni a una manipolazione del pronunciamento del Papa sulla educazione sessuale, in particolare nelle trasmissioni di Corrado Augias “Le storie” e di Fabio Fazio “Che tempo che fa”. Nell’edizione di domenica sera di quest’ultima sono state dette cose gravissime e offensive. È stato detto che si vuol negare ai ragazzi di sapere come nascono i bambini, e non si è affatto detto che il Papa aveva solo chiesto la non imposizione di certi corsi di educazione sessuale, contrari alla fede, ma anche al buon senso. Sappiamo tutti che in alcuni Paesi, spesso durante le lezioni di educazione sessuale vengono distribuiti anticoncezionali e pillole abortive senza informare i genitori. È necessario protestare contro queste manipolazione della verità, che ormai sono usuali su molti media. I telespettatori hanno il diritto di sapere cosa dice realmente il Papa.

Simone Hegart

Le chiamano “libera satira” e “tv intelligente”, gentili amici lettori, e a volte non a torto. Ma assieme a voi devo constatare ancora una volta che troppo spesso, quando c’è da parlare della visione cristiana della vita e delle relazioni tra gli esseri umani, quando c’è da richiamare ciò che la Chiesa e gli uomini di Chiesa dicono a questo proposito, la “libera satira” e la “tv intelligente” si rivelano sconsolanti contenitori di insulti alla verità delle parole e dei fatti. Gli episodi che citate – che giustamente suscitano la vostra amara indignazione e che hanno già ispirato diversi commenti sulle nostre pagine – sono purtroppo solo gli ultimi di una sistematica disinformatzja sulle affermazioni del Papa a proposito della imposizione a ragazzi e famiglie di alcuni Paesi europei (Spagna in primis) di un’educazione sessuale di Stato. Disinformatzja che nel caso del programma di Augias è stata propinata con ben sperimentata (e ormai un po’ fastidiosa) retorica, mentre nel caso di “Che tempo che fa” è stata furbamente condita di risate (diventando così persino più vischiosa e maligna). La sostanza naturalmente è la stessa: pura e semplice disinformazione. E l’unica spiegazione logica della lampante caricatura della riflessione e dell’allarme di Benedetto XVI è che si vuol togliere senso e dignità – a questo, alla fin fine, servono le caricature – a un insegnamento controcorrente, che gruppi di pressione culturale e politica (abbinati a potenti interessi) vedono come il fumo negli occhi e intendono osteggiare nel modo più radicale. La Chiesa, all’interno della sua visione integrale della persona umana, propone l’educazione sessuale come “educazione all’affettività” e alla comprensione piena del ruolo dell’uomo e della donna nel Creato. Altri perseguono invece la riduzione dell’educazione sessuale a una dimensione pseudo–tecnica e meccanica (apparentemente «neutra», appunto) come se fosse possibile limitarsi alla didattica (o, come è stato ben detto, all’«ammaestramento») del rapporto sessuale e se la priorità fosse “liberarlo” dalle sue “implicazioni” (di qui l’enfasi su contraccezione e aborto). Non riesco proprio a capire perché il servizio pubblico radiotelevisivo possa essere trasformato in ulteriore e potente megafono di quest’ultima campagna, delle posizioni che pretende di dare per acquisite e delle falsificazioni e mistificazioni che opera. Povera Rai... Ma, caro signor Bruni e caro signor Hegart, non siamo affatto costretti a subire tutto questo senza protestare. E possiamo, almeno, usare del nostro potere di scegliere di vedere o non vedere certi “spettacoli”. L’esercizio della libertà di telecomando non assolve di certo la Rai dal suo dovere – dovere, ripeto – di garantire quantomeno la non deformazione del pensiero e delle parole di chiunque, e – a maggior ragione – di quelle del Papa, ma assolve noi dall’obbligo dell’inchino nei confronti dei signori della tv falso–buonista. (mt)