Opinioni

La via di Governo e coalizione. Glli esigenti compiti

Sergio Soave sabato 20 luglio 2013
Un’altra votazione parlamentare, respin­gendo la mozione di sfiducia indivi­duale nei confronti del ministro dell’Interno Angelino Alfano, ha confermato la fiducia al governo di Enrico Letta, e così – con l’andar del tempo – si è allontanata, ormai definiti­vamente, l’ipotesi di un ricorso al voto anti­cipato in autunno. Ma la crisi di governo e le­gislatura, fortemente voluta da settori poli­tici e dell’informazione, è stata solo rinviata o è stata evitata una volta per tutte? È diffici­le dirlo, ogni giorno ha la sua pena, la situa­zione del Paese resta difficile, ma il governo ancora una volta ha evitato una sconfitta, il che, di questi tempi, equivale a una mezza vittoria. Nella tradizionale cerimonia del ventaglio, rispondendo agli auguri di buone ferie della stampa, Giorgio Napolitano aveva messo tut­to il peso della sua autorevolezza a sostegno della stabilità di governo, ricordando il prin­cipio di realtà cui obbedisce l’esistenza del­l’unica maggioranza possibile in seguito al­l’esito elettorale. Il sostegno del Quirinale non ha solo il valore di un forte incoraggia­mento, ha anche il senso di una richiesta di lealtà alle forze politiche che avevano chie­sto all’anziano presidente di accettare un nuovo mandato in cambio dell’impegno a una fase straordinaria di collaborazione e di riforma. All’Italia serve, infatti, un governo piena­mente responsabile, che è una condizione preliminare necessaria (anche se non di per sé sufficiente) per affrontare le complesse te­matiche delle riforme economiche e di quel­le istituzionali ed elettorali. Le serve, anche se di questo in generale non ci si rende con­to, un esecutivo stabile e autorevole per af­frontare le sfide che vengono dall’esterno, sia quelle esplicite come il confronto in corso nell’Unione Europea tra linee iper-rigoriste e aperture agli investimenti per recuperare u­na prospettiva di crescita, sia quelle – appe­no meno evidenti – legate anche all’instabi­lità politica nel Mediterraneo. Forse persino nella confusa vicenda dei rapporti con le rap­presentanze diplomatiche del Kazakistan si può leggere in controluce sia l’esigenza – piuttosto evidente – di rimettere la politica al proprio posto di responsabilità e servizio e di stringere i bulloni di una burocrazia ammi­nistrativa assai potente ma fallibillisima, sia quella – tuttora inestricabile – di evitare di restare col cerino in mano in una lotta per le influenze sul sistema di approvvigionamen­to energetico che, dalla crisi libica in poi, si va facendo sempre più serrata. Identificare e difendere l’interesse naziona­le concretamente e non solo con vacue de­clamazioni non è semplice, può comporta­re errori più o meno comprensibili, ma in o­gni caso richiede l’esistenza di un’autorità di governo riconosciuta che possa ragionare su interventi che abbiano un respiro strategico proiettati nei tempi necessari. Il governo de­ve ancora dimostrare di essere in grado di trasformare un equilibrio politico che nasce dallo stato di necessità in una piattaforma sufficientemente solida per costruirvi rifor­me concrete e condivise. Quel che si può di­re è che, resistendo agli assalti, ha dimostra­to di potersi esercitare in questa complessa operazione, che richiede molto pragmati­smo e un minimo di disponibilità all’ascol­to reciproco. L’aver retto, insieme, alle cam­pagne del 'partito della crisi' ha determina­to una sorta di solidarietà tra le forze politi­che che partecipano alla «strana maggio­ranza » più attiva di quella originaria, basata solo sul comune riconoscimento dell’assen­za di alternative. Vedremo se da questo nuovo spirito nascerà un atteggiamento più costruttivo, in cui per esempio si cercano insieme soluzioni strut­turali che rendano compatibili con la tenu­ta dei conti le necessarie e promesse opera­zioni di riduzione della pressione fiscale (in­vece di limitarsi ad esigere dall’esecutivo ri­sposte certe in tempi certi, come se fosse u­na controparte...). Si farebbe qualche passo nella direzione giusta, che è poi quella della corresponsabilità, senza la quale ogni intesa si dimostra politicamente fragile e operati­vamente faticosa. I compiti delle vacanze per il governo Letta-Alfano saranno molto esi­genti e impegnativi, ma ora almeno si ha la ragionevole certezza che avrà il tempo per cercare di svolgerli. ​​