Opinioni

I segni da leggere. Due metà d'Italia

Marco Tarquinio martedì 14 giugno 2022

Quasi metà dell’Italia chiamata alle urne non vota, quasi metà dell’Italia chiamata alle armi non si fa incantare da retoriche e ambiguità bellicistiche. A metterla così, l’analisi a qualcuno potrà sembrare un po’ ruvida. Eppure, si tratta di una verità percepibile in questa torrida metà di giugno del 2022.

Ed è saggio far attenzione ai segnali che vengono dal corpo vivo del Paese, compresi quelli che dicono di cittadini che non si fanno convincere neppure da tutti coloro che – nel centrodestra come nel campo largo progressista – ripetono 'pace pace' e poi votano sempre 'sì' sull’aumento della spesa militare e sulle armi da gettare nella fornace atroce della guerra d’Ucraina. Sta accadendo qualcosa e non sono solo gli ormai consueti spostamenti di voti tra case partitiche vicine e da queste verso la piazza sconsolata e ribollente dell’astensione. E tantomeno le classifiche di vere o supposte primazìe nella corsa su una triste china. Si accelera uno svuotamento di fiducia e di partecipazione nel serio gioco democratico, frutto di delusione e di non pieno riconoscimento 'dal basso' in parole e scelte 'dall’alto'.

Ma insieme s’addensano anche sorprendenti consensi su candidati sindaci capaci di fare pace tra le attese dei cittadini e le proposte dei partiti. Sembra la domanda di un’altra politica: meno aggressiva, non meno decisa in ciò che conta. Certo è la voce di un’altra Italia e di preoccupazioni vere di gente vera. Meglio darle ascolto.