Opinioni

Uruguay-Italia. Droga: sudditi o liberi?

Davide Rondoni sabato 14 dicembre 2013
In Uruguay hanno legalizzato (parzial­mente, ma sostanzialmente) l’uso del­la marijuana. Qualcuno – anche la signora ministro italiana degli Esteri – già plaude e vorrebbe importare il modello. Ci arri­vano le immagini di folle di giovani fe­stanti in marcia dietro striscioni con il simbolo della foglia, e la motivazione uf­ficiale è: così si combatte il narcotraffico.
Evidentemente, si tratta di una resa del­lo Stato. Non riuscendo a perseguire un reato, lo legalizza. O forse, qualcuno mor­mora, il business della coltivazione di ca­napa indiana è troppo importante per il Pil della nazione e non si possono più per­mettere che venga contrastato. 
Si può ma­nifestare per la libertà dalle dittature, per la libertà di qualche prigioniero ingiusto, per la libertà di opinione. Ora abbiamo dunque anche le manife­stazioni per la libertà di stordirsi e dro­garsi. Il grande Baudelaire avvertiva che la droga – anche la leggera – non fa am­malare il corpo, ma una cosa ben più im­portante, che è la volontà. Infatti, ragio­nava nei suoi tanto citati quanto poco let­ti o compresi scritti sull’hashish, se a un uomo consegni una parvenza di paradi­so con un cucchiaino (allora si usava co­sì, oggi con un rotolo d’erba) perché mai tale uomo dovrebbe poi impegnarsi per ottenere qualcosa, per migliorare se stes­so e il mondo davvero, con il lavoro, la te­nacia, la perseveranza? Avrà organi sani (forse) ma sarà ammalato dentro. Nella volontà. E, concludeva il poeta, lo Stato che voglia ridurre i suoi cittadini a suddi­ti deve semplicemente liberalizzare l’uso delle droghe. Così li avrà dipendenti.
Adesso la libertà di drogarsi può essere facilmente scambiata come una conqui­sta di libertà. Ma a ben vedere è una gen­tile concessione di uno Stato debole coi forti e furbo coi deboli. Specie coi giova­ni. Non daranno fastidio al conducente. Hanno un po’ di felicità, o di sua 'scim­mia' (malacopia) gratis, cosa vogliono di più? Non si tratta di opporre proibizioni­smo a libertarismo. Ma di stimare la vo­lontà e la libertà umane più meritevoli e degne di un po’ di 'beatitudine' a poco prezzo. Lo aveva capito il poeta che an­dava controcorrente. E che la mentalità borghese del tempo bollò perciò come 'maledetto'.