Opinioni

Clima. Educare allo sviluppo sostenibile: dovere di Stato, dovere di tutti

Enrico Giovannini giovedì 3 agosto 2023

Nel dibattito sul tema del cambiamento climatico si è arrivati a criticare il fatto che un libro di geografia adottato nelle scuole italiane indichi che «fare geografia significa quindi conoscere il nostro pianeta per poterlo proteggere» e che un manuale di educazione civica segnali addirittura che «i ghiacci si stanno sciogliendo, il deserto avanza, le foreste vengono distrutte, i laghi si stanno prosciugando». Ora, delle due l’una: o queste affermazioni sono false e quindi gli autori vanno denunciati, o sono vere e quindi chi le critica lo fa in modo strumentale, forse perché non sopporta che le nuove generazioni sviluppino quelle sensibilità più volte indicate da papa Francesco e dal presidente Mattarella come indispensabili per trasformare comportamenti individuali e sociali nel senso della conversione ecologica, così da evitare all’umanità i disastri che già vediamo accadere a causa dell’insostenibilità del sistema socioeconomico attuale.

In realtà, l’educazione allo sviluppo sostenibile è ritenuta fondamentale dalle Nazioni Unite, dall’Unesco e dall’Unione europea. Inoltre, la legge 92/2019 sull’educazione civica nelle scuole elementari prevede che vadano insegnate alcune tematiche tra cui l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite; l’educazione ambientale, lo sviluppo eco-sostenibile e la tutela del patrimonio ambientale. Inoltre, sono promosse: «l’educazione stradale, l’educazione alla salute e al benessere, l’educazione al volontariato e alla cittadinanza attiva. Tutte le azioni sono finalizzate ad alimentare e rafforzare il rispetto nei confronti delle persone, degli animali e della natura».

In tale contesto, la scorsa settimana il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha firmato il protocollo d’intesa con l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) per «diffondere, attraverso il sistema educativo, la cultura dello sviluppo sostenibile, indispensabile per una piena realizzazione dell’Agenda 2030» e inserire tale cultura nei curricoli di ogni ordine e grado. Il nuovo protocollo triennale aggiorna quelli firmati a partire dal 2016, grazie ai quali l’educazione alla sostenibilità e all’Agenda 2030 è stata portata in tutte le scuole attraverso una molteplicità di strumenti didattici e formativi, come il portale realizzato nel 2019 dall’ASviS e dall’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca educativa (INDIRE), attraverso il quale i circa 800mila docenti in servizio, obbligati dalle circolari ministeriali a formarsi sulla sostenibilità, hanno accesso gratuito a materiali didattici e buone pratiche.

Parallelamente, la Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile (Rus), creata nel 2016, opera per la diffusione della cultura della sostenibilità a tutti i livelli. Una delle attività della Rus riguarda proprio l’educazione allo sviluppo sostenibile e ai principi dell’Agenda 2030, svolta “trasversalmente” nei confronti di studenti, docenti, personale tecnico e amministrativo, la quale, insieme alle tendenze del mercato, sta stimolando una forte crescita di corsi di laurea e di singoli insegnamenti incentrati sulle tematiche della sostenibilità. Se, dunque, l’Italia ha posto l’educazione allo sviluppo sostenibile delle giovani generazioni al centro dell’attenzione (con buona pace dei negazionisti di vario genere), lo stesso non si può dire per gli adulti. Una recente ricerca condotta dal professor Maurizio Ferrera ha mostrato come in Italia la quota di chi crede alla possibilità di conciliare sviluppo economico e tutela dell’ambiente (cioè, allo sviluppo sostenibile) sia pari al 25%, a fronte di un 38% che assegna la priorità alla tutela ambientale e al 36% che predilige la crescita economica.

Questa forte polarizzazione non aiuta a trovare le soluzioni ai problemi della transizione ecologica che pure esistono, ma che andrebbero affrontati attraverso politiche pubbliche coraggiose e lungimiranti, volte a prendersi cura soprattutto di chi rischia di pagare il prezzo di una transizione non adeguatamente gestita. Certo, all’educazione degli adulti dovrebbero concorrere i media, ma guardando alle ultime settimane il quadro appare desolante, al punto che con tanti scienziati ed esperti abbiamo dovuto invitare proprio i giornalisti a parlare non solo degli effetti, ma anche delle cause della crisi climatica (come indicato anche dal Presidente Mattarella), con il solo risultato di vedere i negazionisti intensificare i propri sforzi.

Insomma, molto resta da fare: per questo, tutti abbiamo il compito di educare noi stessi e gli altri allo sviluppo sostenibile e alla cittadinanza globale, con la stessa perseveranza e convinzione che San Paolo indicava a Timoteo: «Predica la parola, insisti a tempo e fuor di tempo, riprendi, rimprovera, esorta con ogni pazienza e dottrina», anche se di fronte a certe affermazioni la pazienza è veramente messa a dura prova.

Direttore scientifico dell’ASviS