Opinioni

Il direttore risponde. Disinformazione Imu. E insulti

martedì 13 novembre 2012
Gentile direttore,leggo con un certo sconcerto dalle agenzie di stampa che il Governo sarebbe intenzionano a inserire nel Decreto Enti Locali una norma che esonererebbe gli enti ecclesiastici (anche quelli che hanno in tutto o in parte attività profit) dal pagamento dell’Imu attraverso una modifica statutaria che varrebbe solo per le organizzazioni ecclesiali e non altre. Se davvero così fosse, sarebbe una cosa inaccettabile e renderebbe la Chiesa ancora di più invisa a gran parte di credenti e non credenti. Spero che sia la Chiesa stessa a non accettare un simile privilegio e dica una parola chiara in merito. È giusto l’esonero dall’Imu per strutture non profit, ma quelle che traggono profitti devono essere considerate al pari delle altre. GrazieRoberto D’Alessandro
 
Caro direttore,
questa mattina mi è capitato di sentire parte delle domande degli ascoltatori che seguono la lettura dei giornali a "Prima Pagina", su Radio3. Una prima perplessità l’ho avuta quando una ascoltatrice si lamentava con il giornalista per la «concorrenza sleale» che le suore di un istituto di Roma avrebbero fatto nei suoi confronti attraverso l’apertura di un "Bed & breakfast" vicino al suo: lei deve pagare l’Imu, ha sostenuto, mentre le suore no. Il giornalista si è subito detto solidale con l’ascoltatrice, perché in questo Paese "succube della Chiesa" (sono parole mie che però esprimono il concetto) il governo non riesce a far pagare le tasse agli enti ecclesiastici... A riprova il cronista ha citato l’ormai nota e stranota "leggenda" della cappellina nell’hotel. Un ascoltatore successivo ha fatto notare al giornalista che tante notizie di presunte evasioni degli enti ecclesiastici si erano rivelate delle falsità e che la questione dell’otto per mille era stata una saggia decisione per ripagare l’incameramento dei beni ecclesiastici dello Stato italiano in seguito all’unità d’Italia. Il giornalista è sembrato non aver nemmeno "ascoltato l’ascoltatore", e ha continuato imperterrito la sua filippica. Non sia mai che si contraddica la "verità" che tutti devono conoscere e prendere per buona! Al termine della trasmissione ho sentito il nome del giornalista: un certo Feltri che scrive per "Il fatto quotidiano". Allora ho capito tutto e mi sono messo il cuore in pace. Però non posso che domandarmi: è questo il modo di fare giornalismo serio? Quando la finirà certa gente, che scrive sui giornali, di dire quello che gli pare, che sia vero o no? La saluto cordialmente e, mi raccomando, continui sulla strada che sta percorrendo! Con affetto
don Carlo Comi, Bergamo
 
Evidentemente, gentile signor D’Alessandro, lei non è un nostro lettore o lo è solo di quando in quando. O forse è solo il lettore – un po’ sfortunato, direi – di altri giornali (o siti online) che rilanciano acriticamente le falsità messe in circolo dalle solite centrali disinformative che sono riuscite a far diventare "luogo comune" nelle redazioni di mezza Italia abbondante che la Chiesa goda di privilegi fiscali profondamente ingiusti. Non è così. E l’abbiamo dimostrato in tante occasioni, testi di legge e di circolari alla mano oltre che con la pubblicazione di bollettini dei pagamenti effettuati da attività non profit ma condotte con modalità prettamente commerciali e dunque assoggettate ai relativi tributi, o di attività di natura commerciale tout court presentate falsamente come fiscalmente agevolate. Francamente sono un po’ stanco di dover ripetere sempre le stesse cose a colleghi e interlocutori che sembrano non voler ascoltare. Proprio come dice lei, caro don Comi. Ma, proprio come dice ancora lei, non mi scoraggio. E ripeto ancora una volta che già ora le attività senza fini di lucro promosse dalla Chiesa e dalle organizzazioni di volontariato che alla Chiesa fanno riferimento sono assoggettate alle stesse identiche regole previste per ogni altra attività non profit comunque ispirata e da chiunque promossa. Non esistono norme "ad Ecclesiam" né sono mai esistite. In futuro, una parte delle attività non profit rischia di pagare o di pagare di più a seguito di norme in via di definizione, quelle stesse che vengono raccontate come un "regalo". Vedremo che cosa verrà fuori dal cilindro delle esagerazioni... E come sempre non mancheremo di dire se è stato assestato un altro colpo alla rete di welfare sussidiario e alla scuola pubblica non statale (le scuole paritarie cattoliche, laiche e promosse da altre religioni) che servono con sempre più fatica oltre un milione di studenti e la libertà educativa delle loro famiglie ricevendo pochi fondi statali e facendo risparmiare ogni anno allo Stato qualcosa come 6 miliardi di euro. La cosa grave, comunque, sono gli autentici insulti scagliati a ripetizione contro il mondo del non profit e contro le attività senza fini di lucro della Chiesa. Una vergogna assoluta. Certi politici sono forse irrecuperabili, ma spero che prima o poi nelle redazioni di certi giornali ci si renda conto di questo.
Marco Tarquinio