Opinioni

Il direttore risponde. Il nodo Imu e i costi della politica

Marco Tarquinio sabato 25 maggio 2013
Caro direttore, milioni di italiani e i loro Comuni di appartenenza hanno pareri discordi sul pagamento della famigerata Imu. È vero che ci sono altri problemi, ma da qualcuno bisogna pur cominciare e questo, se non lo si risolve adesso, lo avremo sempre tra i piedi, usando i "no" e i "sì" come cavallo di battaglia partitico. Se Papa Francesco dice: «Quando la società è organizzata in modo che non tutti hanno la possibilità di lavorare, quella società non è giusta», vuol dire che prima occorre fare giustizia e poi fare le riforme, non il contrario! La mia è solo l’idea di un vecchio pensionato, che cerca di non mandare in pensione anche il cervello e che non si rassegna all’Imu sulla prima casa. Non discuto solo per la tassa in sé: l’imposizione sulla prima casa di abitazione (che non produce reddito e anzi abbisogna sempre di spese per la manutenzione) è iniqua oltre che a mio parere incostituzionale (articolo 47), ma per il solo fatto che se taluno si trovasse in emergenza-spese (incidente, ospedali, malattie, famiglia, separazione coniugale, improvvisa mancanza di lavoro...) e non potesse più pagarla, la legge (ovvero la giustizia) potrebbe privarlo proprio della casa dove abita, cosa che non si fa nemmeno con gli abusivi che occupano appartamenti altrui! È vero che agli esattori è stato inibito recentemente di avvalersi del sequestro dell’abitazione in caso di mancato pagamento dell’Imu, ma ciò che non possono fare i funzionari lo potrebbe fare un qualsiasi giudice, a seconda di come si sveglia la mattina! Questo il preambolo per venire alla mia idea. Ho letto più di una volta che la spesa per i nostri rappresentanti è di 100 miliardi di euro all’anno. È come se centomila persone ricevessero un milione a testa ogni anno, ma... Ma tra Camera & Senato ci sono poco meno di mille persone, ciascuna delle quali è come se avesse a disposizione un budget di cento milioni all’anno per svolgere degnamente il proprio lavoro per il "bene comune", come si dice oggi. È pur vero che la cifra comprende tutto: stipendi, auto blu, autisti, portaborse, valletti, mensa, pulizie, infermeria, oculista, barbieri, viaggi per terra, cielo e mare, trasferte, pasti fuori sede, telefonate, francobolli e ammennicoli vari. Ce n’è per tutti, forse anche per i parlamentini regionali, ma con tutto ciò gli "onorevoli" hanno la sfacciataggine di dichiarare che non si può togliere l’Imu dalla casa perché dal fondo del pozzo del bilancio della spesa pubblica, che è di circa 900 miliardi (!) mancherebbero, più o meno, 9 miliardi... per cosa? Forse per arrivare a quei cento miliardi? Qualcuno mi corregga se avessi sbagliato i calcoli, ma cento miliardi di euro ogni anno che passa sono veramente troppi: è questo il motivo di tanti sprechi e scandali che leggiamo... Ai Comuni, se proprio boccheggiano per mancanza di fondi, proporrei di chiedere a Roma di stornare la tassa su altri orizzonti, non manca loro certo la fantasia! Al limite, potrebbero proporre che l’Imu vada in detrazione nel 740 come fanno all’estero (lo ha già suggerito un altro lettore). Ma gli stessi sindaci pare non vogliano capire (o sentire) che è stata proprio l’Imu ad aver affossato il mercato edilizio con tutto l’indotto e che tra i disoccupati ci sono anche i semplici muratori! Non voglio rimborsi Imu, parziali o totali e complicazioni burocratiche onde far perdere altri soldi allo Stato. Io continuerò a battermi sempre per l’abolizione dell’abominio delle tasse sulla propria casa di residenza, unica tana dove si possa rifugiare l’animale homo italicus per starsene in pace quando sia braccato dagli eventi!Giulio Mantovani, classe 1934Le stime più pessimistiche e indignate che conosco, caro signor Mantovani, quantificano in circa 25 miliardi di euro il costo complessivo dell’apparato politico-istituzionale del nostro Paese. Penso che si tratti di un calcolo per eccesso, ma comunque almeno quattro volte inferiore alla cifra da incubo che lei ha letto da qualche parte (questo è ormai un Paese dove i miliardi di euro sembrano diventati bruscolini e dove si pubblicano spesso, e ai più vari propositi, cifre spropositate...). Parto da qui perché non mi piacciono le esagerazioni che vengono messe in circolazione e ci stanno facendo perdere il senso della realtà e delle proporzioni, ma stia tranquillo, non voglio minimizzare un bel nulla. Sono, infatti, tra coloro che considerano un "costo" (ingiusto) della politica anche gli esiti della cattiva gestione della cosa pubblica, anche le incompetenze, anche le intoccabili (e, infatti, mai toccate) farraginosità e incrostazioni burocratiche della macchina amministrativa, anche una lotta all’evasione balbettante perché condotta non in maniera serena e costante, ma in modo umorale inseguendo i sentimenti via via dominanti (ora anti-evasori, ora anti-gabellieri). Sono, poi, d’accordo con lei sul fatto che è necessario dimostrare che si è deciso di farla finita con gli insultanti sprechi e lussi che hanno spinto tanti – troppi! – cittadini a disprezzare i preziosi strumenti e luoghi della democrazia rappresentativa. Il governo Letta si è messo su questa strada, sono certo della volontà del premier di percorrerla senza tentennamenti e mi auguro due cose: che in Parlamento non vadano in scena i disorientanti valzer di un recente passato e che si regolamenti e renda trasparente l’azione delle lobby che in quella sede agiscono perché in un sistema con un finanziamento pubblico dei partiti ridotto a zero (o quasi), crescerà inevitabilmente anche il peso dei centri di potere e di interesse (che non sono il demonio, ma è bene che vengano messi in condizione di operare sempre in modo controllato e controllabile anche dall’opinione pubblica).Penso infatti anch’io che un dimagrimento serio e urgente dei costi della politica possa contribuire a ridurre il peso della pressione fiscale e in certa misura pure dell’Imu. Che può essere corretta, ma – oggi come oggi – non può sparire come d’incanto se si vuole che i Comuni continuino a garantire direttamente o attraverso convenzioni o grazie al moltiplicatore felice del non profit servizi essenziali ai cittadini. Ho già spiegato molte volte di giudicare quella sulla casa una tassa miope e persino cieca, ma purtroppo quasi inevitabile in un Paese ad altissima evasione fiscale: quando si gioca troppo e furbescamente con l’ombra, si finisce sempre per pagare sui beni al sole... Per questo dico e ripeto che chi pratica e giustifica l’evasione fiscale fa certamente male alla comunità di cui è parte e alla lunga, per quanto si illuda del contrario, fa altrettanto male a se stesso e ai propri figli. I conti in un modo o nell’altro prima o poi si regolano: o si pagano o si va falliti o si finisce protagonisti e vittime di un qualche tipo di guerra. E questo vale tanto per le persone quanto per gli Stati e le comunità locali che lo costituiscono. Trovo comunque interessanti le sue considerazioni e i suoi suggerimenti, e come ho già scritto diverse volte mi auguro che nell’opera di revisione dell’Imu, che è stata avviata dal governo di larga coalizione e che dovrà concludersi entro il prossimo agosto, si tenga debitamente conto – oltre che dei carichi familiari e dei redditi effettivi delle persone – del fatto che la prima casa di abitazione non è solo e sempre una "ricchezza", ma per tutti è un centro di costo e soprattutto – affermarlo non è esagerato – è un diritto umano.<+copyright>