Opinioni

Maternità. Dire no alla surrogata: umanità, non calcoli

Stefano Lepri giovedì 28 aprile 2022

Caro direttore,
la scelta in Commissione Giustizia alla Camera del testo base relativo alla maternità surrogata, su cui poter avviare l’iter legislativo, chiama le forze politiche, i parlamentari e la società a un confronto serio, al di là del tatticismo, del posizionamento politico e di schieramenti precostituiti. Il mio partito, il Pd, sta avviando al suo interno un dibattito approfondito sul tema, ben sapendo che è delicato, controverso e che vi sono tra noi opinioni legittimamente diverse, talvolta opposte. Personalmente ritengo che la maternità surrogata sia una pratica odiosa, che sfrutta il corpo di donne povere che vivono in Paesi poveri e che sottrae a quei bambini - anch’essi oggetti di mercificazione - il diritto ad un’identità biologica.

La scelta di privarsi di un figlio dopo la sua gestazione è così innaturale da escludere che vi siano donne che lo facciano per puro dono; ma anche se vi fossero, c’è motivo di ritenere che si tratti di una scelta discutibile e sofferta. Insomma, il comprensibile e umanissimo desiderio di genitorialità dubito possa arrivare fino al punto di diventare un dirittopretesa, specie se a discapito dei più fragili. Non interessa però qui sviluppare personali convinzioni, quanto piuttosto evidenziare come si tratti di una posizione ampiamente presente nell’area vasta della sinistra, dei socialisti e dei democratici.

Penso al programma del governo spagnolo, dove si è dichiarato un definitivo 'no' del Psoe e di Podemos alla maternità surrogata. Mi riferisco ai socialisti francesi, che già con Delors e Jospin si sono battuti contro il mercato internazionale dei neonati. Ricordo poi la posizione di diversi europarlamentari del Pd che, con il loro voto determinante, hanno consentito l’approvazione (nel dicembre 2015) di un emendamento del Parlamento europeo che condanna tale pratica. In Italia, poi, non ci sono solo esponenti di cultura cattolico democratica a porre dubbi e obiezioni.

È nota, infatti, la netta contrarietà di numerose associazioni femministe. Cito anche, ad esempio, la legge regionale dell’Emilia Romagna contro le discriminazioni, dove si prevede che non possano essere dati contributi ad associazioni che realizzano, organizzano o pubblicizzano la surrogazione di maternità. Tornando ai contenuti della proposta di legge, essa si propone di estendere le pene già previste per il fatto commesso in Italia anche se viene realizzato all’estero. Valuto che tali robuste pene (reclusione da tre mesi a due anni e multe da 600mila a 1 milione di euro) abbiano senso solo per chi organizza o pubblicizza la commercializzazione di tali pratiche. Si può forse pensare a una procedura automatica di adottabilità per tutti i futuri nati (in Italia o all’estero) con la maternità surrogata, lasciando al giudice di valutare caso per caso. Ma al di là di questa o di altre scelte specifiche, tutte da discutere, c’è da augurarsi che il Parlamento possa nel complesso dare prova, su un tema così delicato e sensibile, di una maturità libera dal calcolo politico.

Deputato del Pd