Opinioni

Cresce la distanza tra classe dirigente e popolo. E proprio sulla via della pace

Marco Tarquinio giovedì 28 aprile 2022

Caro direttore,
c’era molta gente domenica 24 aprile alla Marcia della pace PerugiAssisi. Un popolo che è sembrato distante dai suoi rappresentanti politici che hanno largamente disertato la manifestazione, contrariamente al passato. Forse hanno pensato che la loro determinazione di fornire armi all’Ucraina non va d’accordo con la sensibilità del popolo della pace. Questi, infatti, ha invocato trattative subito, vera e buona diplomazia per far cessare il massacro, con la certezza che se le grandi potenze volessero, la pace si otterrebbe in pochi giorni. Ma gli Stati Uniti, l’Europa e la Cina e non si mettono d’accordo, ognuno tutela i propri interessi, e si dividono nell’appoggiare l’uno o l’altro, l’aggredito ucraino o l’aggressore russo. Dunque, agli ucraini continuano ad arrivare armi più potenti per resistere all’invasore e anche armi di offesa per ricacciare i russi di Putin al di là delle frontiere, e punirli dell’aggressione subita. Assisteremo al protrarsi del conflitto, col rischio crescente di una terrificante escalation minacciata dall’uomo del Cremlino ed evocata soprattutto dai leader di Londra e Washington. Bisogna fermare tutto questo. E il “come” della pace è compito dei grandi politici che, però, se ci sono, oggi perseguono altri obiettivi. Alla Marcia, infatti, non c’erano i politici che affollano Montecitorio, o i talk televisivi, e neppure gran parte della stampa e neppure tutte le tv, solo alcuni media, a certificare anche così lo iato tra popolo e classe dirigente, anzi dominante. L’invocazione alla pace salita domenica da Assisi è un appello a fare presto, perché alla fine un qualche accordo si troverà, come è sempre successo nella storia, ma bisogna fare presto. Ogni giorno più gente muore, l’odio aumenta e diventerà nel tempo causa di nuovi regolamenti di conti. E ogni giorno è sempre più chiaro che il conflitto in corso è un regolamento di conti tra l’Occidente e la Russia, ma a morire sul campo è il popolo ucraino.

Marcello Paci


Sono d’accordo con lei, caro amico. Cresce la distanza tra classe dirigente e popolo. E proprio sulla via della pace, che è urgente e necessaria, questo diventa più chiaro. Il problema è serio, così come è serio il nodo rappresentato dal vasto “coro bellico” di politici e comunicatori. Noi non ci accodiamo e continuiamo a ragionare e a non fare sconti a nessuno, in nome delle vittime della guerra e all’unisono con papa Francesco. E ci teniamo fuori da quel coro mortificante dell’umanità e anche dell’intelligenza (che non può ridursi a puro, gelido calcolo, ma deve evolvere in ragione empatica). Qualcosa, però, sta cominciando a cambiare e – come cantavamo nei miei verdi anni – cambierà di più. Speriamolo.