Opinioni

Il direttore risponde. Costi della politica, realtà e attese

martedì 19 luglio 2011
Gentile direttore,qualche giorno fa ho trovato su un giornale locale questa lettera: «Il Parlamento ha di recente votato all’unanimità e senza astenuti un aumento di stipendio per i parlamentari pari a circa 1.135 euro al mese, per un totale lordo di quasi 20.000 euro lordi mensili, ai quali vanno aggiunti innumerevoli privilegi... Poi hanno diritto alla pensione dopo 35 mesi in Parlamento...». Queste le notizie, e mi dica lei se corrispondono al vero o meno… Lo chiedo a lei perché ho letto ciò che ha scritto e, poi, l’ho sentita ripeterlo anche in una trasmissione di Rai News dove ha detto che i politici «devono ridursi i privilegi già in questa legislatura». Ma vorrei anche sapere che cosa pensano e dicono i nostri parlamentari cattolici? Non pochi di loro provengono da associazioni e movimenti ecclesiali. Lei è al corrente più di me... Rifiutano forse gli stipendi e i privilegi scandalosi assicurati a "lor signori"? Mi creda: le innumerevoli ingiustizie sociali (e questa è solo una, forse quella più sotto gli occhi, specialmente ora che si chiedono tanti sacrifici alle famiglie) fanno davvero stare male.

Un sacerdote

Non ne so più di lei, caro e reverendo amico, anche se devo e cerco di tenermi informato per poter informare bene... Certo non so perché lei mi chieda di non firmare con nome e cognome la sua lettera, ma mi adeguo per il rispetto che le devo. Lei, da prete, sta tra la gente, la serve, la guida e porta conforto e luce, condividendo la Parola e spezzando il Pane. Ma non si sforza solo di predicare bene, cerca sempre di essere anche esemplare. Ecco il punto. Sono arrivato alla conclusione che non conta che cosa si dica – magari di malizioso e di sbagliato – su di noi, conta l’esempio che in effetti sappiamo dare. Conta come viviamo... Perché la gente ha occhi, testa e cuore. Le dico questo, perché non è vero che bastano trentacinque mesi in Parlamento «per avere la pensione». E non è neanche vero che i deputati e i senatori si siano concessi «aumenti di stipendio» (anzi, dall’inizio del 2011, i rimborsi di cui dispongono sono diminuiti di circa mille euro al mese). Ma è come se fosse vero, perché negli occhi, nella testa e nel cuore della gente non c’è l’esempio credibile di una classe politica che prima fa sacrifici e poi li chiede agli altri, ai cittadini semplici. Non c’è perché nessuno si è preoccupato di metterlo in cima alla lista delle cose da fare. Peccato. Io sono uno che pensa che chi fa politica debba avere una indennità adeguata di funzione, perché è vero che con la politica non ci si deve arricchire, ma è anche vero che la politica non può e non deve tornare a essere una questione di censo, riservata cioè ai nati ricchi o a coloro che riescono a diventare tali. Sono poi uno che crede – come tantissimi altri – che il senso della misura e del limite debba essere coltivato con priorità assoluta e, visto che stenta a sbocciare spontaneamente, venga imposto da meccanismi inesorabili a chi esercita un potere. Ecco perché ho auspicato – e continuo ad auspicare – un deciso e ben visibile "disboscamento" dei privilegi dei nostri rappresentanti elettivi e una rigorosità addirittura arcigna nel regolare i rimborsi a eletti e partiti. Ecco perché sogno un Paese con auto blu e scorte di polizia ridotte all’osso e riservate davvero alle più alte autorità e alle figure più a rischio. Ecco perché aspetto in aula, e al sì corale, riforme degne di questo nome per far dimagrire la politica. Serve l’esempio. E non tra due o tre anni, ma adesso.