Opinioni

«I migranti sono persone». Così il Papa smaschera la (im)morale dominante

Ferdinando Camon mercoledì 10 luglio 2019

È diametralmente opposta al comune sentire dell’uomo occidentale, europeo e americano, un’espressione di papa Francesco, che nella sua brevità suona così: «I migranti sono persone». Che significa: siamo tutti uguali, abbiamo tutti lo stesso valore. Nel sentire conscio e inconscio dell’Occidente non è così. Tutte le notizie ce lo ricordano, da quando ho memoria fino ad oggi. Molti anni fa m’è capitato sotto gli occhi il titolo di un giornale certamente democratico, certamente perbene, che dava notizia di una battaglia in Vietnam così: «Giornata amara per le Forze americane«.

Mi parve di capire che gli americani avessero subíto una sconfitta, e pieno di curiosità lessi l’articolo. Ma quale sconfitta! C’era stato uno scontro, ed eran morti una dozzina di marines, però dall’altra parte eran morti un centinaio di vietcong. Allora, perché era una giornata amara? Perché cento vietcong non valgono dodici marines. Dodici marines son dodici uomini a pieno titolo, dodici primi uomini, cento vietcong son cento ultimi uomini, cento non-uomini. Mandando a casa in aereo dodici bare di zinco scuoti la società americana, la butti in crisi, fai tremare il governo. I cento morti vietcong non li devi mandare da nessuna parte. Si arrangino. Il che significa: se l’americano sa di valere molto più di un vietcong, dall’altra parte il vietcong sa di valere molto meno dell’americano. Il mondo è costruito su questo dislivello di valore. Eliminare questo dislivello è il compito della Storia. Papa Francesco lavora per questo compito. Saltiamo dal lontano Vietnam a ieri. Ieri qui vicino a casa mia è stato trovato un clochard incosciente, quasi morto, picchiato e bruciato, nella stazione ferroviaria di Villafranca. Come siano andate le cose non si sa. Era stato picchiato altre volte, si era cercato di aiutarlo, di ricoverarlo in qualche ospizio, ma lui non voleva. Dormiva in stazione, e gli andava bene così. Di più non pensava di meritare. La società lo considera un sotto-uomo, e lui la pensa come la società. Un uomo che non vale come gli altri. La parola-chiave è vale, valore, sia nel senso di quanto costa, sia nel senso di quanto rende. Dodici marines costano moltissimo a farli, a costruirli. Caserme, istruttori, corsi di formazione e di addestramento.

Cento vietcong non costano niente, li prendi e li mandi all’assalto, ammazzano o vengono ammazzati. Un uomo è per quel che vale. Quando i tedeschi davanti a Stalingrado catturarono il figlio di Stalin e proposero a Stalin uno scambio, «Noi ti diamo tuo figlio se tu ci dai Von Paulus». Stalin rifiutò: «Non scambio un generale per un soldato». Il soldato era suo figlio, ma questo non ne aumentava il valore. A stabilire il valore di un uomo è quanto costa e quanto rende. Quando il Papa dice che i migranti sono persone, hanno un valore e una dignità in sé, dice la cosa più anti-occidentale che si possa dire. Convivere con i poveri porta a spartire la loro povertà. Si può fare, ma solo se la loro povertà diventa un affare. Alla frase del Papa: 'Tutti gli uomini sono persone, anche i migranti', la morale dominante oppone: 'Tutto è merce, anche gli uomini'.