Opinioni

La vicenda del decreto su mutui e pignoramenti. Consumatori, chi si cura di loro?

Eugenio Fatigante sabato 5 marzo 2016
Alla fine ha prevalso il buonsenso. Ma quanto ci è voluto! Davanti alla vicenda delle nuove regole per far passare alla banca la proprietà di un immobile (nel caso di mutuo non pagato), non si può fare a meno di chiedersi come sia possibile che atti dall’impatto sociale così forte passino tanti 'filtri' istituzionali senza che nessuno obietti alcunché e inanelli, con tempestività, osservazioni che, oggi, vengono definite addirittura elementari. Come mai le esigenze dei cittadini vengono tenute così poco in conto? In fondo, il 'caso mutui' ricorda da vicino il bail-in per il salvataggio delle banche a spese di investitori e risparmiatori (inclusi i correntisti sopra i 100mila euro). Un principio molto dibattuto e in linea di massima valido, ma per il quale nessuno ha pensato - dai capi di governo in giù - a una semplice fase di transizione per l’entrata in vigore, salvo poi - a ferita aperta, come avvenuto in Italia - stracciarsi le vesti e invocare una rapida revisione. Per i mutui non si tratta di una decisione repentina, presa da un oscuro euroburocrate nel chiuso di un ufficio a Bruxelles. Il decreto in questione deriva, infatti, da una direttiva della Commissione europea, pare di 5 anni fa (e motivata - ironia del caso - dall’esigenza di rafforzare le tutele dei consumatori). Ha ricevuto il parere della Bce ed è stata discussa nel Parlamento europeo, in commissione e poi in aula, prima di passare a inizio 2014 per il Consiglio Ue, dove siedono i capi di governo. Infine, il 21 gennaio scorso è stata recepita e presentata dal governo Renzi. È passata, dunque, per il vaglio di centinaia di 'addetti ai lavori', molti dei quali inviati dall’Italia - a questo punto non si sa con quale precisa competenza - proprio per discutere tali disposizioni. Nel merito, peraltro, la novità non era tanto nel limite delle 7 rate non pagate, ora innalzato a 18 (già il Testo Unico bancario del 1993 prevedeva la soglia a quota 7, di fatto quasi mai applicata), quanto nell’eliminazione del passaggio dal giudice per l’esproprio. Un meccanismo che favorisce soprattutto le banche, in Europa oberate da circa mille miliardi di crediti deteriorati. È comprensibile che gli istituti di credito vengano messi in condizione di non riempirsi la pancia di debiti su debiti (il che mette a rischio la loro capacità di servire l’economia reale). Ma bisogna cancellare la regola non scritta, ma evidentemente vigente per cui certe tutele risultano sempre, di prima intenzione, a spese dei cittadini.