Opinioni

La storia della bambina malata di Aids. Francesca torna a scuola: lo sguardo dei bambini

Francesco Ognibene mercoledì 4 novembre 2015
Avete presente i bambini? Se un adulto può trarli in inganno, riferendo una versione della realtà che non corrisponde del tutto al vero, impossibile che il loro sguardo si sbagli. È come un radar infallibile, che permette di fotografare le persone e i fatti con precisione millimetrica, dando poi voce in tutta semplicità a quel che i bambini vedono, col conseguente imbarazzo dei grandi che invece prediligono giri di parole. Sulla coscienza dei più giovani si imprime senza filtri l’immagine esatta di ciò che è sotto i loro occhi, e qualcosa di innato (e non ancora artefatto) intima loro di essergli fedeli, avvertendo insopportabile ogni finzione. Una trasparenza che è garanzia di un’esistenza riuscita, tant’è che il rapporto del bambino col mondo è la condizione esemplare che Gesù stesso indica ai disillusi adulti di ogni tempo: «Se non diventerete come i bambini non entrerete nel regno dei cieli». Questa autenticità naturale spicca quando i più piccoli vengono messi a confronto con la fragilità evidente di un loro pari: nelle classi scolastiche in cui sono presenti bambini con ogni genere di disabilità i compagni stendono un cordone d’istintiva protezione attorno alle sue debolezze e incapacità, motorie o intellettive, vedendosi allo specchio in quella vulnerabilità. Guai allora a chi tocca il compagno menomato: se non entrano in gioco bullismi mutuati da altri codici di comportamento, lo scudo che tutela il bambino Down o ammalato crea un clima di affettuosa complicità che – con la fatica pedagogica dei casi più seri – fa crescere tutti in una materia che non entra in pagella, ma da sola vale un bel dieci e lode.  In una cittadina della Campania abbiamo visto riproporsi questa commovente rappresentazione di un’umanità allo stato originario: l’undicenne Francesca, malata di Aids, che ieri mattina ha finalmente potuto entrare nella scuola che in un primo tempo l’aveva tenuta alla larga (appunto perché malata), ha trovato ad attenderla decine di coetanei che, pur non conoscendola, l’hanno subito adottata vedendola così com’è: una di loro. E pazienza se qualche mamma – non bene informata e dunque comprensibilmente allarmata, almeno finché non ne ha saputo di più – ha istruito i figli sulle cautele da tenere. Davanti alla debolezza altrui i bambini non sentono ragioni. Impariamo da loro, una buona volta: in palio c’è molto più di quel che sembra.