Opinioni

Occhio al piatto. Così si guadagna anche in salute

Giorgio Calabrese giovedì 17 febbraio 2011
Gli italiani stanno imparando a sprecare sempre meno il cibo che acquistano, risparmiando in denaro e ottenendo così anche un miglioramento della qualità della vita. I risultati dell’indagine dell’Adoc, riportati in questa pagina, sono di buon auspicio e indicano una tendenza virtuosa. In molti sensi. Perché sprecare meno non significa solo risparmiare denaro: vuol dire anche che si utilizza al meglio il cibo acquistato, e quanto più si riesce a far questo, tanto maggiore è il guadagno in benessere e salute di tutti i componenti della famiglia. Ridurre gli sprechi significa introdurre con la giusta frequenza gli alimenti, e in questo modo instaurare un regime alimentare razionale e razionato nelle porzioni. Dunque, ben vengano i “nuovi” consumatori che, complice la crisi, hanno assunto una maggiore consapevolezza del loro “potere”.Purtroppo, però, gli sprechi rimangono ancora molto alti e saranno necessari ulteriori sforzi per ridurre drasticamente la percentuale di cibo buttato via da parte delle famiglie. Il punto più dolente è proprio quello che riguarda i prodotti freschi, quelli più genuini e importanti nell’alimentazione: questi ultimi costituiscono il 35% dei prodotti che finiscono in pattumiera, anche se con un calo del 2% rispetto allo scorso anno. Segno che c’è maggiore attenzione, ma che il problema è ancora lontano da trovare una soluzione. E pensare che – come più volte è stato denunciato dai media – tra i prodotti più sprecati troviamo il pane (19%), la frutta e la verdura (16%). Il motivo principale per cui si spreca? Rimane sempre lo stesso: l’eccesso di acquisto generico. Dove sta l’inganno commerciale? Nella pubblicità ingannevole! Oggi si spreca molto, infatti, perché attirati dalle offerte promozionali, quali ad esempio il “paghi 2 prendi 3”, che con l’illusione di risparmiare ci spingono all’acquisto di un quantitativo di prodotto superiore al necessario. Risultato: alla fine, buttiamo via oltre la metà di quell’offerta, finendo per rimetterci anche in soldini. Altro problema sono le confezioni dei prodotti: come può, ad esempio, un anziano o un single consumare in pochi giorni un litro di latte fresco? E le confezioni da mezzo litro di latte fresco, si trovano con sempre meno frequenza: fateci caso. Come raramente si incontrano prodotti pronti monoporzione: in questo modo, si induce chi vive da solo a fare spesa “grande”, spendendo e sprecando di più della classica famiglia di quattro persone. Per ridurre gli sprechi, basterebbe cominciare a cambiare le piccole cose.