Opinioni

M5s. Grillo e Conte: coabitazione per una svolta

Marco Morosini domenica 27 giugno 2021

Come accade spesso, le diarchie funzionano secondo il principio "tu governi ma io comando". Il caso di Mitterrand e del suo odiato primo ministro Rocard ne fu un esempio. Scendiamo però di alcuni gradini. Anche tra Grillo e Conte balena una possibile "coabitazione" tra l’ideale e il reale. Il cielo – e il clima – sanno quanto ora ce ne sia bisogno!
Quando Grillo dice che lui è un «visionario» e che Conte è un «avvocato» non è per dileggiarlo. Quale sarebbe infatti la strategia radicale di Conte per evitare la catastrofe ecologica e la catastrofe sociale che incombono sui nostri figli? Quale disegno eco-sociale avrebbe dimostrato Conte di voler avviare coi suoi due governi? Prima che nascesse il Movimento 5 Stelle, cosa sognava Conte e cosa Grillo? Nel 1993, davanti a tredici milioni di telespettatori, Grillo faceva a pezzi i miti e i misfatti del "consumismo reale" che ci ha portato al baratro ecologico. Quale critica sociale esprimeva nel 1993 Conte, neanche trentenne, nell’età in cui la giovinezza stimola ardimenti che la maturità smorza. Quali ardimenti del Grillo quarantenne si sono smorzati nel Grillo settantenne? Grillo per il diritto al futuro, Conte per il diritto amministrativo. Non sarebbero una coppia perfetta per provare a rendere possibile l’impossibile?

Beppe Grillo - Ansa


Quasi nessuno si accorge della radicalità della rinascita eco-sociale del Movimento lanciata dal blog di Beppe Grillo il 6 e l’11 febbraio 2021. In pochi giorni Grillo ha ottenuto alcune cose che il Movimento non aveva ottenuto in dodici anni. Il Ministero per la Transizione ecologica (Mite) e il Comitato interministeriale per la transizione ecologica (Cite) sono stati posti da Grillo a Draghi come condizione non negoziabile per partecipare al governo. L’Italia è la terza nazione a dotarsi di queste strutture, che resteranno a beneficio del Paese, a prescindere da chi le occupa ora. Fino al 6 febbraio l’espressione "transizione ecologica" era assente dai media. In pochi mesi, però, "transizione ecologica" è diventata una delle espressioni più presenti nel discorso pubblico. L’espressione ha catalizzato centinaia di iniziative, organizzazioni e istituzioni già attive nel Paese, ma ora ravvivate da una parola chiave comune. Gli obiettivi del Movimento pubblicati dal blog di Grillo il 6 e l’11 febbraio e negoziati con il presidente incaricato guardano lontano: non solo la creazione del Ministero della Transizione ecologica, ma anche una Riforma Fiscale Ecologica che sposti una parte del prelievo fiscale dal lavoro all’uso di energia, di materiali e di natura. «Occorre rendere disoccupati i chilowatt e le tonnellate, non le persone», ripete Grillo da vent’anni. Altri obiettivi pubblicati da Grillo: la creazione di un Consiglio superiore per lo sviluppo sostenibile come quello di altri Paesi, la norma per uno stipendio minimo e la norma per uno stipendio massimo, non maggiore di dieci o venti volte lo stipendio mediano in una azienda (norma sottoposta a referendum popolare in Svizzera), la scrittura nella Costituzione che "la Repubblica riconosce e garantisce il diritto fondamentale della tutela dell’ambiente locale, nel quadro delle sue responsabilità per l’ambiente globale".

Giuseppe Conte - Ansa


L’orizzonte dell’anno "2050", che Grillo ha messo ora nel simbolo del Movimento, non è una novità, ma richiama a quanto Grillo pubblicò in "Internazionale" l’11 aprile 2008, alla vigilia della fondazione del Movimento, una specie di "magna carta" ecologica: «Il programma per il 2050 si riassume in una parola: meno. Meno energia, meno materiali, meno lavoro. (…). Quasi tutti i peggioramenti della nostra vita hanno un’unica causa: troppa economia. Ossia, troppa energia, troppi materiali, troppo petrolio, troppo inquinamento, troppi rifiuti, troppa pubblicità, troppa corruzione, troppo stress, troppo lavoro. (…). Oggi consumiamo per poter vendere, vendiamo per poter produrre, produciamo per poter lavorare. (…). In Italia usiamo 4mila watt pro capite di energia primaria. Buona parte di essa è sprecata. Entro il 2050 possiamo diventare una società a 2mila watt, come mira a fare la Svizzera». Scriveva ancora Grillo nel 2008. «Da secoli il progresso materiale significa produrre più merci con sempre meno lavoro umano. Oggi però alcuni vorrebbero fermare il progresso. Essi si oppongono, infatti, alla diminuzione del tempo di lavoro e prescrivono di usare l’aumento della produttività solo per produrre più merci. Una parte del lavoro, però, crea prodotti inutili o dannosi e un’altra parte è impiegata per cercare di ripararne i danni. Se producessimo di meno e se facessimo meno danni, lavoreremmo la metà. Nel 1930 Keynes scrisse che entro un secolo 15 ore di lavoro per settimana sarebbero bastate. Allora, per il 2050 dovremmo mirare a una media di 20 ore di lavoro alla settimana, meglio distribuite tra chi oggi lavora troppo e chi è disoccupato. Quale partito vuole raggiungere questi traguardi?», si chiedeva Grillo.


Se nei prossimi anni non sapremo far fronte al cambiamento climatico, all’erosione della biodiversità, alle migrazioni e alle crescenti diseguaglianze possiamo scordarci il benessere e la pace di cui godiamo. Se persone come Grillo, Conte e i loro seguaci non sapessero gestire la piccola crisi del M5s, come potrebbero far fronte alle enormi sfide che ci attendono?


Morosini lavora con Beppe Grillo dal 1992 e ha insegnato politiche ambientali al Politecnico di Zurigo.