Opinioni

Il nuovo traguardo della popolazione e le solite profezie. Cara «Baby sette miliardi», non dare retta: sei la benvenuta

Costanza Miriano martedì 1 novembre 2011
Cara bambina numero sette miliardi, ti scrivo questa lettera per tranquillizzarti nel caso ti capitino sotto mano i giornali del ricco mondo occidentale, preoccupato per la tua nascita: dicono che siamo in troppi. A qualcuno potrebbero magari essere sfuggite parole poco accoglienti, e mi dispiace, anche se dubito che tu e soprattutto tua madre perdiate tempo con i nostri editoriali: tu non sai leggere, lei ha partorito ieri, e credo che per qualche tempo potrà dedicarsi al massimo alla lettura delle istruzioni dell’additivo igienizzante per bucato, e, se le dovesse capitare di immergersi in qualcosa di più elaborato – tipo il foglietto del dentifricio – si assopirà senz’altro alla terza riga, spero.Pare – dicono gli esperti delle Nazioni Unite – che ci siano buone probabilità che tu, oltre a essere femmina – e dunque a rischio gravidanza fra qualche annetto – abbia anche l’aggravante di essere filippina o indiana. Credo che queste congetture servano appositamente a gettare un’ombra sinistra sulla tua nascita, avvenuta tra l’altro per studiata coincidenza nel giorno che i neo-pagani dedicano alle loro paure, riassunte nelle zucche di Halloween: fossi stato un solido maschio tedesco nato in primavera, magari, avresti suscitato meno angosce. Invece una bimba di un Paese "periferico" – anche se la geografia mondiale del peso economico pare invitare a rivedere il concetto – sembra più minacciosa per il benessere dei Paesi ricchi.Noi invece ti vogliamo dire, comunque, benvenuta. Ti vogliamo dire che lo "sviluppo sostenibile" è una parola d’ordine che non ci interessa se il suo obiettivo è mantenere per pochi un livello di ricchezza illimitata, e uno stile di vita inneggiante alla crescita infinita della produzione di beni (com’è che i prodotti interni lordi devono crescere sempre, ma quando nascono i bambini le risorse sono finite?).Noi ti vogliamo dire che le preoccupazioni per l’ambiente sono giuste, sì, ma, come ha ricordato il Papa agli ambientalisti tedeschi, esiste anche un’ecologia dell’uomo. «L’uomo non è soltanto una libertà che si crea da sé – ha detto parlando al Bundestag questo signore che spero potrai presto imparare a conoscere, ti assicuriamo che ne vale la pena –. L’uomo non crea se stesso». È proprio questo il punto, cara baby 7 miliardi. Poiché non ti sei creata da te stessa, e poiché neanche i tuoi genitori ti hanno creata ma solo si sono resi strumenti della trasmissione della vita, e poiché la vita è comunque e sempre un dono di Dio, intoccabile e indisponibile dall’inizio alla fine, noi ti diciamo che dal momento che sei arrivata c’è posto anche per te.In particolare noi che siamo italiani possiamo confermartelo: siamo il popolo che fa meno figli al mondo, e il nostro Pil non cresce. Anzi, non cresce proprio per quello: meno gente, meno lavoro, diminuiscono i "consumatori", e mentre non si sostiene in nessun modo la famiglia, tutti sono costretti a consumare affannosamente di più, contraendo debiti anche per mantenere i tanti anziani. Ma questa è una cosa troppo difficile per te, cara dolcissima bambina. E comunque fidati, lo dice meglio di tutti il Papa, sempre lui, si chiama Benedetto, nella Caritas in veritate: «La diminuzione delle nascite mette anche in crisi i sistemi di assistenza sociale, contrae il risparmio, restringe il bacino dei cervelli». Semplice, no?Adesso hai sentito parlare di tutte queste cose brutte – debiti, Pil, sovrappopolazione – e magari stai pensando che forse qualche ragione di spaventarti un po’ c’è. Stai tranquilla. Dio in persona ci ha detto. «Non vale la vita forse più del vestito?». L’ha assicurato a noi, che – non te l’ho ancora spiegato – siamo cristiani, cioè familiari dei santi, cittadini del cielo, e scusa se è poco.Piuttosto noi ci dovremmo occupare di una cosa: visto che la farina aumenta, forse è il caso che aumentiamo un po’ la quantità di lievito. Lo so persino io, che sono una massaia piuttosto scarsa.