Opinioni

Il direttore risponde. «Case famiglia: per amore, non certo per soldi»

domenica 29 novembre 2009
Caro Direttore, le scrivo a nome di otto genitori che gestiscono altrettante "case famiglia" per l’accoglienza di minori della Liguria, appartenenti ad un coordinamento chiamato Co.Fa.Mi.Li. (Coordinamento case famiglia per minori della Liguria). Forse questa lettera può sembrarle inopportuna e inadeguata, ma vorrei farla partecipe di un nostro forte malessere nato dopo aver letto l’articolo-inchiesta uscito su «Panorama», intitolato "Sequestri di Stato". Il bravo giornalista descrive alcuni gravi errori commessi dal sistema giudiziario e sociale che si occupa di minori; fatti in cui valutazioni sbagliate hanno portato l’allontanamento ingiusto di bambini dalla propria famiglia d’origine, provocando danni enormi; casi assurdi che vanno giustamente denunciati. Ci ha però sbalordito la generalizzazione, per cui si è finito per parlare di migliaia di bambini «rapiti dallo Stato», e si parla anche di noi, delle "case famiglia" in modo terribile, descrivendoci come «reclusori di terza categoria, parte di un business enorme", addirittura si legge che si parte da 200-300 euro il giorno di retta per minore accolto, in alcuni casi addirittura 500 euro», è pazzesco! Ma cosa sta succedendo? Le case famiglia che appartengono al nostro coordinamento hanno accolto fino ad oggi circa 120 minori in situazione di forte disagio familiare, con tanta fatica, condividendo il loro dolore giorno e notte, offrendo con gioia tutto, la nostra casa, la famiglia, modificando il nostro stile di vita, consapevoli che il frutto di tanti sacrifici sarebbe stata l’immensa gioia di poter dare e ricevere amore. Mi creda: dopo tanti anni possiamo dire che l’accoglienza è la strada giusta. Prenda tutto questo come un nostro sfogo e ne faccia ciò che vuole, sarebbe bello poter arrivare a tutti quelli che hanno letto quell’articolo, pur sapendo che sarà impossibile, per poter dire loro che quella non è la verità, ma soltanto il tentativo di calpestare oggi la verità, quella vera, strumentalizzandola per chissà quali scopi. Noi continueremo a fare quello che stiamo facendo ringraziando Il Signore ogni giorno. Dimenticavo: la retta giornaliera che percepiamo per ogni minore accolto è di 40 euro circa.

Ruggero Galdi Casa famiglia Betania

Mi auguro che gli autori del servizio giornalistico al quale lei, caro Galdi, fa riferimento, si sentano positivamente chiamati in causa e dopo aver interpellato giudici, avvocati e genitori delusi o arrabbiati, vengano a incontrare anche voi. Ovvero chi accoglie i bambini in difficoltà, e non per iniziativa propria, ma perché richiesto – ricordiamolo – dall’autorità giudiziaria. Mi rendo conto che, come per ogni altra realtà, anche in questo campo possono celarsi abusi, prevaricazioni, interessi evidenti o inconfessati; ma so che nella grande maggioranza dei casi, all’origine della disponibilità ad accogliere c’è una scelta autenticamente «vocazionale». L’impegno di gente «normale» che apre la propria casa a piccoli con disastrose esperienze familiari pregresse, in più di un caso portatori di handicap, al solo scopo di offrire loro il calore di una famiglia vera. Spesso si tratta di esperienze che si reggono grazie a una corposa (e fitta) rete di volontari che aiutano la famiglia ad assolvere al proprio impegno: da chi dà una mano per le faccende domestiche e per altri problemi quotidiani, a professionisti come medici, psicologi, fisioterapisti che offrono gratuitamente le loro competenze. Non credo che l’articolo di un settimanale autorevole, pur lanciato con grande risalto, vi penalizzerà davvero: caratteristica delle esperienze belle come la vostra sono la trasparenza e l’apertura nei confronti del proprio territorio di riferimento. La gente vi conosce e sa come operate: per questo vi stima e non vi farà mancare l’appoggio. Tuttavia è vero: un’informazione parziale può produrre danni in quei lettori che ignorano chi realmente siete, può generare un pregiudizio negativo e può persino impedire che scatti quella scintilla di simpatia e interesse che apre al «contagio». Sarebbe grave e, per quanto posso, vorrei contribuire a evitarlo. Per questo, invito chi legge queste righe e fosse ancora lambito da dubbi a toccare con mano. Guardate dentro alle realtà di case famiglia a voi prossime, chiedete in giro, andatele a scoprire: vi farà bene e forse in qualcuno scaturirà un desiderio di coinvolgimento. Un caro saluto, con tantissimi auguri e sincera ammirazione.