Opinioni

«Bibliotecario & bibliotecaria, critiche e lodi» Ma negli 'elogi' c?è il positivo di ogni giorno

martedì 29 marzo 2016
Gentile direttore, leggo la rubrica 'Elogi' dell’8 marzo 2016 dedicata al mestiere della bibliotecaria (http://tinyurl.com/elogifolena) e sobbalzo. In quanto uomo dunque devo aver sbagliato tutto. Il mestiere che esercito con passione da anni non è adatto al mio genere. Anzi è quasi un ardire il mio volerlo praticare (forse dovrò licenziarmi). Be’, mi scusi Umberto Folena: secondo me siete sbagliati voi che continuate a utilizzare stereotipi e pregiudizi pericolosi e offensivi (a parere di molte mie colleghe, offensivi anche per le donne, ma di questo vi scriveranno loro). Che nel 2016 si parli ancora di mestieri 'da maschi e da femmine' (come dicevamo, ai miei tempi, alle elementari) la dice lunga e spiega, in parte, anche la violenza di genere che ancora dobbiamo subire: sia quella esplicita che quella sottile e di basso profilo. Marco Pellati, bibliotecario Caro direttore, le scrivo per ringraziare Umberto Folena dell’articolo sulle bibliotecarie ('Elogi', 8 marzo). Personalmente, svolgendo questa professione così poco riconosciuta e ricca di false immagini, ho molto apprezzato sia la delicatezza con cui ci descrive che l’uscita dallo stereotipo duale della bibliotecaria sexy con occhialino a mezz’asta e tacco 12 (che, ovviamente, sulle scale è la calzatura più pratica da indossare) o al contrario della bibliotecaria arcigna e repressa che tiranneggia gli utenti, dotata di chignon e abiti grigiastri. Parlo della bibliotecaria al femminile, perché i nostri colleghi uomini sono stati spesso rappresentati come eroi o come figure sapienti ammantate di mistero. Nel primo caso penso al famoso 'Librarian' protagonista della omonima trilogia e impersonato da Noah Wyle: una sorta di Indiana Jones, un supereroe salvatore e custode di tesori. Per il secondo tipo il riferimento immediato è al monaco Guglielmo da Baskerville che ha trovato in Sean Connery una icona immortale del colto monaco bibliotecario conoscitore di antichi segreti miniati. La ringrazio perché l’articolo di Folena coglie un aspetto che mi è molto caro della nostra professione: diffondere amore per la lettura, far innamorare i giovani del libro e delle storie che il libro porta in sé. Nella vita reale e nella professione reale mi capita di svolgere poco questa funzione di 'cupido del libro': lavoro infatti in una biblioteca universitaria di area giuridica, ma colgo comunque sempre l’occasione per scoccare le mie frecce con quanti incontro: figli e amici e anche con gli studenti tento sempre un approccio che li renda curiosi, che li renda capaci di ricerca autonoma e creativa. Raffaella Nardini, bibliotecaria La bibliotecaria Nardini ha colto lettera e spirito dell’Elogio alla bibliotecaria, e ne siamo entrambi felici. Il bibliotecario Pellati invece incorre in un equivoco tanto frequente quanto imbarazzante, tipico di chi non comprende il genere letterario in cui s’imbatte e vede il dramma, con tanto di «stereotipi e pregiudizi pericolosi e offensivi», ohibò, là dove ci sono soltanto umorismo e ironia, e si sta giocando. Vede addirittura «violenza di genere» quando gli 'Elogi' sono, per programma, il suo opposto: saper vedere il positivo nelle cose di ogni giorno, anche le più impensate, al femminile e al maschile, e saper dire grazie. Un equivoco generalizzato? Non credo. Nessun sarto, postina, commesso gentile o calzolaia ha protestato indignato per gli 'Elogi' a sarta, postino, commessa gentile e calzolaio. E tanto mi basta. Umberto Folena botta e risposta