Opinioni

Benedetto e i «suoi» giovani. Il segno che resta

Francesco Ognibene martedì 23 agosto 2011
«Restano loro, resto anch’io». Il senso della battuta con la quale il Papa, sorridente e imperturbabile, ha declinato sotto il diluvio di sabato notte a Cuatro Vientos la ragionevole proposta di attendere nel retropalco che spiovesse, riferito dal portavoce vaticano padre Lombardi, è la sintesi perfetta di un momento che resterà scolpito nel pontificato di Joseph Ratzinger e rivela il punto di svolta maturato a Madrid nel suo legame con i giovani. Ma dentro l’immagine indimenticabile del Pontefice precariamente difeso da un muro di ombrelli che resiste dentro l’uragano di vento e pioggia, acclamato da un milione e mezzo di ragazzi zuppi e festanti, c’è anche molto di più. Benedetto ha fatto suoi i giovani della Giornata mondiale madrilena prima ancora di arrivare: in Spagna si è solo rivelato al mondo l’amore di una generazione che vede in questo Papa, e nella Chiesa maestra e amica che egli esprime con la sua semplice presenza, il suolo affidabile su cui tentare passi e percorsi di un tempo d’incertezze senza precedenti. La persona e la parola di Ratzinger aiutano a colmare quel che manca a questa gioventù vulnerabile e precaria, che però possiede l’identico desiderio di gioia e di verità di ogni nuova nidiata di uomini e donne, semmai moltiplicato dal congiurare di circostanze ostili: l’economia in crisi, la cultura relativista, un mondo adulto inaffidabile, il dilagare di nuove ideologie utilitariste e scettiche, tutto legno fradicio e inservibile per chi vuole dare a casa ai propri sogni.L’imprevedibile ondata di affetto che ha sostenuto ogni passo del Papa a Madrid  è il segno di una sintonia maturata nel tempo, condizione necessaria per consentire a Benedetto XVI di depositare intatta nei cuori dei due milioni di giovani cristiani riuniti a Cuatro Vientos (tanti erano infine alla Messa domenicale conclusiva) e a tutti gli altri di ogni dove che quei ragazzi hanno rappresentato in terra spagnola la chiamata di Cristo, il «vieni e seguimi» che risuona inesauribile senza aver perso un’oncia di fascino. I giovani sentono che non è un’autorità morale tra le altre che parla, che dentro quella figura dolce e apparentemente fragile è il Signore stesso a rivolgersi loro. Il Papa mostra ciò che lo ispira e lo anima, e questo accade anche grazie a una visione soprannaturale di ogni più piccolo episodio che lo rivela per un uomo interamente di Dio. Ai giovani parlano i segni, e ai giovani – spesso diffidenti verso tutto e tutti – il messaggio di Benedetto XVI arriva ormai a destinazione persino prima delle sue parole. «Come questa notte, con Cristo potrete sempre affrontare le prove della vita. Non lo dimenticate!». L’uragano di vento e pioggia sabato notte non è stato un contrattempo del quale rammaricarsi, ma in quest’uomo integralmente evangelico si è tramutato all’istante nel magnete col quale attrarre la domanda inespressa dei giovani davanti alla provocazione della Gmg 2011: ma come faccio a radicare questa mia fragile vita in Cristo, a stare saldo nella fede quando tutto attorno a me mi strappa via dal cristianesimo per farmi volare dentro il nulla? La risposta di Benedetto arriva insieme alla pioggia, si appiccica alla pelle. E quindi evviva la tempesta, il sacco a pelo si asciugherà, ma adesso bisogna esultare con quest’uomo che è un regalo di Dio per la gioventù del 2011 (e per gli adulti che sgranano gli occhi sbalorditi per la sopportazione allegra di privazioni d’ogni tipo nei giorni di Madrid): resta con noi, Santo Padre, non dar retta a chi ti dice di tenerti al riparo, affronta le altissime onde delle nostre domande, accompagnaci dentro il buio di uno sgomento che ci divora la speranza, ora sappiamo che guardando la Chiesa traspare già una risposta. Davvero c’è da essere infinitamente grati al beato Giovanni Paolo II per l’intuizione di queste Giornate mondiali nelle quali i giovani incontrano la fede così com’è, e scorgono una vita diversa, trasformata, capace di capovolgere la sintassi del mondo. Eccomi, Signore, cosa vuoi da me?Stando dentro l’immensa folla di volti e di storie raccolta domenica mattina a Cuatro Vientos, la papamobile che in un tripudio di festa solcava il campo di volo è parsa a un tratto la barca di Pietro che getta ancòra le reti sulla parola del Maestro. Ognuno fissato con amore, nessuno anonimo. Così la tempesta non fa più paura.