Opinioni

Errori da non ripetere, costerà recuperarli. Bankitalia, un vero caso-boomerang

Lorenzo Dellai* domenica 22 ottobre 2017

Caro direttore,
comunque finisca, questa vicenda di Bankitalia finirà male. Se il Governo riproporrà al Capo delle Stato l’attuale Governatore, sembrerà che il "sistema" abbia resistito alla voglia di cambiamento espressa dal segretario del principale partito di maggioranza in nome "dei risparmiatori". Se il Governo proporrà un nome diverso, sarà accusato di essere cedevole verso le strategie partitiche, nonostante la ribadita rivendicazione dell’autonomia dell’Istituto. In un caso e nell’altro (una eventuale "spontanea" rinuncia di Ignazio Visco non cambierebbe molto le cose) a perdere in credibilità saranno il Paese e le sue istituzioni.

Nessuno pensa che non ci sia da fare una seria e rigorosa riflessione sulle banche e sul sistema che le regola. Ma si è scelta una strada insidiosa. In particolare, la vicenda originata dalla mozione del Pd approvata dalla Camera (il Gruppo che presiedo non l’ha votata) rischia di creare un serio danno soprattutto nella percezione europea e internazionale. Se la politica procede in questo modo irrituale sul vertice di Bankitalia, dopo aver istituito in fine legislatura, alla vigilia di una campagna elettorale (neppure questa decisione ha avuto in Aula il nostro voto) una Commissione di Inchiesta ad hoc, chissà cosa nasconde di inconfessabile il sistema bancario italiano: sarà certamente questo il mantra che circolerà nei mondi che "contano" in Europa. E possiamo immaginare quanto ciò potrà essere utilizzato dai grossi gruppi bancari che farebbero volentieri un po’ di shopping nel Bel Paese. Un Paese bello ma non affidabile: ed è questa la seconda percezione che rischiamo di accreditare.


Da quando siamo nell’Euro, il principio dell’indipendenza delle Banche centrali del nostro come degli altri Paesi che hanno adottato la stessa moneta fa parte delle regole generali della famiglia, poiché le Banche centrali nazionali costituiscono un unico sistema che ha nella Bce il suo fulcro. È dunque facile immaginare quanto questa vicenda potrà condizionare il giudizio sul nostro sistema politico istituzionale e sulla sua "affidabilità".

Proprio mentre – su impulso franco-tedesco – si riapre in Europa una delicata discussione politica sul futuro e si riaccende l’attenzione sulla questione del debito pubblico (temo al riguardo che rimpiangeremo il vecchio Schäuble...).
Può darsi che queste osservazioni siano un poco fuori moda oggi in Italia. Tuttavia non mi sembrano trascurabili, se vogliamo ricomporre ciò che da molti anni è dissociato: il legame doveroso tra legittimi interessi delle parti e interesse generale del Paese. Ciò che un tempo si chiamava «bene comune».

*Presidente e deputato di Democrazia Solidale