Opinioni

Taiwan. Con la bambina sull'aquilone, i nostri desideri di lieto fine

Marrina Corradi martedì 1 settembre 2020

La bimba in volo, rapita da un aquilone

Una giornata più bella, per il Festival degli aquiloni non la si sarebbe potuta desiderare a Nanlioao, Taiwan, l’altra mattina. Una di quelle giornate terse di cielo blu zaffiro e di vento, come da noi ne vengono a marzo. Sembra, nelle foto, di sentirlo, quel vento teso e vigoroso. E i grandi aquiloni sgargianti a terra, pronti a volare, e la folla eccitata e vociante. Bambini, un sacco di bambini. Una gran festa, un giorno meraviglioso, senza alcun pericolo in agguato.

Ma è un istante: un enorme lungo aquilone del colore del sole si gonfia, si alza, spinto con forza dal vento. In una corda, però, è rimasta impigliata una bambina di tre anni. L’"ohhh" di meraviglia della folla volge in aspro grido di terrore. Ma l’aquilone sale, quasi che la clandestina non pesasse niente. A terra, impotenti, una madre, un padre sentono il cuore fermo nel petto, incapace del prossimo battito. La piccola è a dieci metri dal suolo, l’aquilone gagliardo vuole portarla con sé, come in un’assurda fiaba. La tragedia incombe, incalza: con la inesorabile caduta, un tonfo, il piccolo corpo immobile.

Ma cosa, in quelle poche decine di secondi, si muove in cielo, insieme al vento? Le voci acute delle donne, le preghiere dei genitori – ci sono preghiere, si sa, che stanno dentro un millesimo di secondo. Forse, per chi non disdegna di credere agli angeli custodi, l’angelo della bambina è personalmente intervenuto e ha domato l’aquilone ladro, o ha aiutato le briglie dei manovratori.
E mentre la piccola piroettava follemente su se stessa l’aquilone ha riavvolto le sue spire come un serpente, e la ha ricondotta verso terra, docile ora, fino alle decine di braccia che l’hanno abbracciata.

Soltanto qualche graffio. Paura? Chissà se, così piccoli, sollevati in cielo si ha la percezione del rischio e della possibile morte, oppure no. Forse a quell’età più che la coscienza delle conseguenze esiste la percezione del presente: sentirsi senza peso, volare, come in un fantastico gioco. Ai bambini piace volare alti sulle altalene, ai più piccoli piace quando i padri li lanciano in su con le braccia, e per un attimo restano in aria.

Chissà se la bambina di Taiwan non ha creduto a un gioco, a una magia di un giorno di vento. Perché, cercando di tornare a come eravamo tanto tempo fa, se ripensiamo a certi giorni limpidi sulla spiaggia e al filo teso di un piccolo aquilone che tirava, reclamando libertà, a me pare di ricordare che da bambini possa venire il desiderio di essere portati da un aquilone e di volare anche noi – che volare non possiamo.

Di modo che la storia di Taiwan forse, nel primo istante, è stato un desiderio infantile incredibilmente avverato. Nel tempo di un fiato è diventato minaccia mortale, e gelo nel cuore dei grandi, che sanno, e prevedono le conseguenze. Ma chissà lei, la sconosciuta treenne volante, se per un attimo non è stata felice, nel vento.

Forse per questo il video dell’aquilone di Taiwan è stato visto in ogni angolo del mondo? Perché, senza parole, ci riporta a un rimosso sogno infantile. E anche perché, almeno per una volta, tutto è finito bene. Che è quello che attendevamo dall’ultima pagina delle fiabe, da piccoli, e un desiderio che ancora, nonostante ogni sconfitta, tenacemente manteniamo nel fondo di noi. Come in una profonda innata tendenza a sperare.

La bambina, 3 anni, è rimasta impigliata nella corda di un aquilone e trasportata in aria - Ansa/Epa