Opinioni

Coda mozzata e verità. Ascoltate la balena ferita: dice che la natura è di tutti

Ferdinando Camon martedì 16 giugno 2020

È riapparsa nel golfo di Catania, e l’hanno fotografata, la balena con la coda mozza. Dicono che morirà. Perché senza coda non può guidare i suoi tuffi, immergersi in profondità, dove sta il suo cibo, e risalire. Dalle fotografie appare magra, con i fianchi scavati. Non mangia, e deperisce. Fino a qualche mese fa aveva mezza coda, la metà mancante le era stata tagliata da qualche nave, in un urto secco. Adesso le è stata tagliata anche la seconda metà, da chi o da che cosa? Si suppone: un’altra nave, in un altro urto secco. Questa balena con la coda mozza è il simbolo della Natura ferita e malata. Noi pretendiamo di vivere sani in una Natura malata, dice il Papa, ma non è possibile: se la Natura si ammala, noi ci ammaliamo. Mi correggo: se ammaliamo la Natura, ammaliamo noi stessi. Noi siamo persecutori della Natura. E anche delle balene.

Se questa balena ha avuto la coda mozzata due volte, prima metà della metà e poi l’altra mezzametà, da due scontri con altrettante navi, cerchiamo di applicare il codice stradale: è colpa sua o colpa delle navi? Chi doveva evitare lo scontro? Chi poteva evitarlo, lei o le navi? Le navi, evidentemente. Ho il ricordo di una lunga navigazione al seguito delle balene: c’è un periodo dell’anno in cui le balene cambiamo mare, per ragioni di clima e di temperatura, e passano al largo di San Francisco a coppie, madre balena con figlio balenottero, e una compagnia turistica ha pensato bene di organizzare gite in mare con vista sulle balene: paghi il biglietto che comprende un pranzo con hamburger, patatine e coca cola e sali sulla nave per alcune ore, la nave prende il largo, ed ecco che da qualche parte, a destra o a sinistra, salta in superficie sbuffando qualche balena, seguita dal figlioletto che anche lui fa uno sbuffino, e tutti i ragazzini a bordo della nave urlano di giubilo: si sentono padroni della Natura, la Natura esiste per divertirli, sono entrati nel mare e il mare manda in superficie il meglio che ha, le balene.

Ho un figlio a Los Angeles, conosco questi giri turistici con vista sulle balene. Con me a bordo, ma non è merito mio, non è mai successo nessun incidente tra nave e balene, nessuno scontro con questi mastodontici animali. Però avevo la coscienza che noi violavamo il loro spazio, non loro il nostro. Noi lo cercavamo e vi entravamo, a pagamento. Non sappiamo convivere, vivere con, noi vogliamo vivere al di sopra, se viviamo noi il resto non importa. Non dovremmo cercare le zone dei mari dove passano le balene, dovremmo evitarle. Dovrebbero essere segnate sulle carte. La Natura come una stazione ferroviaria, dove viaggia un treno non può viaggiarne un altro, itinerari separati, la Natura è di tutti.

Non so come questa balena avvistata ora nel Catanese abbia avuto tranciata la coda, ma qualche nave ha sbagliato strada, se virava di qualche metro non succedeva lo scontro e la balena (un archivio della vita marina) vivrebbe. Come la Natura, anche il cibo è di tutti. Mi torna in mente quella signora del Cadore, che mi aveva invitato a pranzo, preparava uno spezzatino, e poiché faceva freddo teneva la carne all’aperto, dentro una scatola di cartone. Al momento del pranzo la carne non c’era più, era passata una volpe seguita dai suoi volpacchiotti, con i denti aveva fatto un buco nel cartone e aveva risucchiato tutta la carne. Ho raccontato la cosa su un giornale e un lettore mi ha risposto: 'Sto con i volpacchiotti, meglio che mangino loro!'. Sono d’accordo.