Opinioni

Adozioni, il grave errore dei vertici dell'avvocatura

Marco Tarquinio sabato 18 giugno 2016

Gentile direttore, è veramente preoccupante la china ideologica su cui si è messo, ormai sempre con maggior vigore, l’Organismo unitario dell’avvocatura (Oua) che, pur dovendo rappresentare democraticamente la pluralità di tutte le componenti dell’avvocatura, conferma, invece, una vocazione da 'agente politico' che, insieme ad altri, persegue l’obiettivo di una decostruzione dell’istituto familiare. Qualche giorno fa anch’io, come avvocato esperto in diritto di famiglia e dei minori, sono stato audito, assieme ai rappresentanti dell’Oua e del Consiglio nazionale forense, dalla Commissione Giustizia della Camera dei deputati circa un’indagine conoscitiva diretta a verificare lo stato di attuazione delle disposizioni legislative in materia di adozione e affido. E ho dovuto prendere atto che l’Oua, a proposito della riforma dell’istituto dell’adozione, ha sostenuto che il «miglior interesse dei minori» è soltanto quello di «dare loro affetto e cura», così tentando di perseguire il fine ideologico di allargare la platea degli adottanti anche ai non coniugati, agli uniti civilmente dello stesso sesso e ai single. Il rapporto adottivo non è riducibile soltanto ad «affetto e cura», che si possono avere anche verso chi non è figlio e addirittura per un animale o una pianta. Non si può banalizzare il dato biologico della filiazione a favore di una non meglio precisata «filiazione sociale o relazionale». Citando impropriamente la Corte europea dei diritti dell’uomo, infatti, l’Oua sostiene che, «a parità di condizioni, nessuno può essere discriminato»; non considerando, tuttavia, che i veri discriminati in questa impostazione sarebbero soltanto i minori, cui sarebbe negato il fondamentale diritto di crescere con un papà e una mamma, e ciò soltanto per soddisfare il desiderio degli adulti. Spero che altri colleghi avvocati esprimano il loro disappunto per la deriva assunta da un organo che dovrebbe rappresentare tutte le componenti dell’avvocatura e che, invece, tende a rappresentare una ristretta élite connotata ideologicamente.

Giancarlo Cerrelli, avvocato


Trovo fondata la sua preoccupazione, gentile avvocato Cerrelli, rispetto al caso aperto dalla posizione che l’Organismo unitario dell’avvocatura ha ritenuto di assumere sulla possibile riforma dell’adozione. Non sono in grado di valutare se i vertici dell’Oua si muovano, come lei dice, da «agente politico» impegnato, di concerto con altri, sul fronte della «decostruzione dell’istituto familiare» definito dalla Costituzione repubblicana all’articolo 29. Vedo, però, che le motivazioni del sì dell’Oua alla trasformazione dell’adozione di un figlio da diritto del bambino senza famiglia a diritto di adulti desideranti sono fragili e rischiose. Un grave errore che spero possa essere riconsiderato e corretto. Sarebbe importante se – come lei auspica – questo avvenisse anche per una pressione 'dal basso' nel mondo dell’avvocatura.