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Gli invisibili. Yanomami, il Brasile fa i conti con il «genocidio» annunciato

Lucia Capuzzi sabato 28 gennaio 2023

Il presidente Lula fra gli Yanomami il 21 gennaio

Negli ultimi quattro anni, ogni sessanta ore, un bimbo Yanomami sotto i cinque anni è stato ucciso dalla fame, dalla dissenteria acuta o dalla malaria, per un totale di 570. “Danni collaterali” dell’invasione della loro terra – un appezzamento di 10 milioni di ettari legalmente restituito alla comunità nel 1992 – da parte di ventimila “garimpeiros”, minatori clandestini al soldo delle “mafie dell’oro”. La loro presenza è cronica, a partire dagli anni Novanta. Durante il mandato di Jair Bolsonaro però si è incrementata a dismisura: + 3.350 per cento rispetto al 2016. L’irruzione dei minatori ha fatto moltiplicare per sette i casi di malaria. In seguito all’avvelenamento dei fiumi con il mercurio, impiegato per l’estrazione del metallo, sono esplose le infezioni intestinali e i campi sono diventati improduttivi.

Manifestazione in solidarietà con gli Yanomami - Reuters

Buona parte dei pesci sono morti, la cacciagione è fuggita, terrorizzata dal rumore delle scavatrici. Il risultato è stata una catastrofe umanitaria ben nota in Brasile nonostante le cifre esatte siano arrivate solo ora, grazie al lavoro del sito di inchiesta Sumaúma. L’associazione Yanomami “Hutukara” lo denuncia fin dal 2019. Lo stesso hanno fatto il Consiglio indigenista missionario (Cimi), organismo della Conferenza episcopale brasiliana, la diocesi di Roraima, la Rete ecclesiale panamazzonica (Repam) e la Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia (Ceama). Le accuse, ben documentate, hanno portato a sei verdetti di differenti tribunali, inclusa la Corta Suprema. Quest’ultima, nel giugno 2021, ha ordinato al governo, guidato allora da Bolsonaro, favorevole all’attività mineraria nelle riserve indigene, di proteggere gli Yanomami. Undici mesi dopo, la Corte interamericana per i diritti umani ha intimato allo Stato di espellere i garimpeiros entro il settembre 2022 e ha chiesto periodici report sulla situazione. Nessuna di queste sentenze è stata rispettata da Brasilia. In compenso, progressivamente, i fondi per la salute dei nativi del Roraima sono stati tagliati. I medicinali hanno iniziato a scomparire dai dispensari: diecimila piccoli non hanno potuto curarsi i vermi per mancanza di farmaci.

Un piccolo malato - Reuters

Nel 2022, appena il 30 per cento delle scorte previste è stato effettivamente consegnato. Dove siano finiti gli altri è oggetto di un’inchiesta che non esclude una possibile rete di corruzione all’interno del sistema di salute. Anche i controlli sono stati diradati. L'anno scorso, è stato sottoposto agli esami per la malnutrizione il 75 per cento in meno rispetto al 2018. Nello stesso periodo il numero di piccoli morti per fame è cresciuto del 29 per cento.
«Un genocidio palese eppure invisibile», afferma Luis Ventura, responsabile del Cimi in Roraima. La svolta è avvenuta con il cambio al Planalto. In seguito al reportage-denuncia di Sumaúma del 20 gennaio, il ministero della Salute ha dichiarato l’emergenza sanitaria per gli Yanomami e, il giorno successivi, il nuovo presidente Luiz Inácio Lula da Silva è volato a Boa Vista, capitale della regione, per impegnarsi a fermare il «genocidio», parola fino ad allora appannaggio di attivisti e media.

I casi più gravi sono portati a Boa Vista con un ponte aereo - Reuters

Nel frattempo, squadre di medici sono state arruolate in tutta fretta e spedite in Roraima mentre a Boa Vista è stato allestito un ospedale da campo per i casi più gravi, portati dai villaggi con un ponte aereo. Già oltre mille sono i ricoverati. È solo il primo passo, ha annunciato la ministra dell’Ambiente, Marina Silva, che ha annunciato una maxi-operazione per espellere i “garimpeiros”. E' stata aperta anche un’inchiesta per individuare i responsabili. Secondo la Corte Suprema, indizi concreti portano dritti al precedente governo.

L'ospedale da campo allestito a Boa Vista, capitale del Roraima - Reuters


Bolsonaro, però, da Orlando dove si trova, nega via Twitter: «È una farsa». Il dramma degli Yanomami, però, potrebbe essere appena la punta dell’iceberg. L’Associazione dei popoli indigeni brasiliani (Apib) ha rivelato che i popoli Munduruku e Kayapo soffrono analoghe condizioni di rischio