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Londra. In un app le sei varianti del Covid-19

Silvia Guzzetti venerdì 17 luglio 2020

Scienziati in laboratorio a san Paolo, in Brasile, sperimentano per una cura dell'HIV

Scienziati britannici del King’s college di Londra hanno identificato sei diverse varianti del Covid-19, ciascuna caratterizzata da un insieme di sintomi che corrispondono a diversi livelli di intensità dell’infezione e alla probabilità che un paziente abbia bisogno di aiuto per respirare, una volta in ospedale, per esempio attraverso un respiratore o dell’ossigeno.

La scoperta potrebbe aiutare i medici a predire quali pazienti sono più a rischio e hanno più probabilità di aver bisogno di un ricovero in ospedale durante future ondate dell’epidemia. Oltre a tosse, febbre e mancanza del senso dell’olfatto, i sintomi chiave del virus, la app è in grado di rintracciare anche diarrea, mal di testa, dolori ai muscoli, mancanza di appetito e una lunga serie di altri sintomi. I pazienti con le sintomatologie numero quattro, cinque e sei, hanno una probabilità maggiore di essere ammessi in ospedale e di aver bisogno di aiuto per respirare.

“Se siamo in grado di identificare chi si trova nello stadio cinque abbiamo tempo di garantire a questi pazienti interventi immediati come il monitoraggio del livello di ossigeno nel sangue e del tasso di zuccheri e assicurarci che sono adeguatamente idratati”, ha dichiarato Claire Steves, uno dei medici che ha firmato lo studio.

MOSCA RISPONDE ALLE ACCUSE DI LONDRA

Alle accuse delle intelligence occidentali di aver tentato di rubare informazioni, con campagne di hackeraggio, sugli sviluppi del vaccino contro il Covid-19, Mosca risponde con l'annuncio che, nella prima metà di agosto, sarà registrato il primo brevetto di vaccino in Russia. A riferirlo è stato il ministro della Salute, Mikhail Murashko, che ha definito "positivi" i risultati dei trial clinici sul vaccino elaborato dal centro Gamaleya e realizzati dall'Università Sechenov e dall'ospedale Burdenko.

Un secondo vaccino su cui sta studiando, invece, il Centro di ricerca di virologia e biotecnologia Vector potrebbe passare ai trial clinici "tra due o tre settimane", sempre secondo quanto dichiarato da Murashko. A smentire l’agenzia britannica per la cyber-sicurezza, secondo la quale un gruppo di pirati russi avrebbero tentato di rubare le ricerche britanniche antiCovid, è anche l’accordo che la società russa P-Pharm sta per concludere con l'azienda farmaceutica AstraZeneca per la produzione in Russia del vaccino contro il Covid che sta sviluppando l'università di Oxford. A dichiararlo è stato il capo del Fondo di investimenti diretti russi Kirill Dmitriev in un'intervista a Times Radio ripresa dal quotidiano Kommersant.