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Il punto. Venezuela, proteste ed economia in affanno

Lucia Capuzzi giovedì 13 febbraio 2014
Due fatti hanno marchiato il 12 febbraio venezuelano. Migliaia di manifestanti e agenti si sono fronteggiati nel centro di Caracas. Mentre le notizie della “rivolta” venivano rilanciate dai Social Network e oscurate dai media governativi, il Banco central ha diffuso un inquietante indice della “scarsezza” di beni nel Paese. Il tasso, schizzato al record del 28 per cento, misura l’assenza totale di un prodotto e l’impossibilità di sostituirlo con un altro equivalente. Se si considerano solo i generi alimentari, il rapporto cala al 26 per cento. Questo, tradotto dal complesso linguaggio burocratico, significa che in 26 negozi su cento mancano gli alimenti base per sfamarsi. E i cittadini sono costretti a un estenuante pellegrinaggio quotidiano per mettere insieme pranzo e cena. Qualche volta ci riescono. Altre, ben più frequenti, no. Specie nelle zone dell’interno. Non sorprende che il clima nel Paese sia incandescente. Non era accaduto finora che si arrivasse alla violenza aperta nella capitale. Dove gruppi di incappucciati hanno lanciato pietre contro gli agenti in tenuta anti-sommossa. Secondo i manifestanti si tratterebbe di infiltrati per scatenare il caos e screditare il corteo. Il governo, da parte sua, ha addossato la responsabilità “all’opposizione fascista”. Sarebbe la volontà accaparratrice di quest’ultima la causa della scarsità di prodotti, non la cronica mancanza di dollari per le importazioni né lo smantellamento dell’apparato produttivo interno che costringe a dipendere dall’estero. L’altra imputata storica, secondo il chavismo, è la stampa. Non a caso, la tv “Ntn 24”, che ha diffuso le immagini della protesta, è stata oscurata con l’accusa di “fomentare le violenze”. Almeno 11 giornali hanno chiuso negli ultimi mesi: l’esecutivo ha negato loro l’accesso ai dollari per comprare la carta. A breve inoltre verranno varate nuove misure per impedire ai media di “destabilizzare la nazione”. Mentre l’inflazione e la criminalità dilagano, la principale strategia del presidente Maduro consiste nell’imbavagliare la stampa. “Come se bastasse rompere il termometro per curare la febbre”, ha affermato Carlos Correa, direttore di “Espacio Público”.