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Francia. A Parigi l'«utero in affitto» non trova più il suo stand

Daniele Zappalà martedì 6 settembre 2022

Esponenti di «Manif pour tous» alla mostra «Désir d'enfant»

Nessuna esultanza, certo, ma almeno la sensazione che per una volta, nel fosco business planetario dell’utero in affitto, qualcosa si muove timidamente nel senso giusto. In Francia, dopo anni di battaglie, le associazioni antisurrogata non nascondono una punta di soddisfazione, dopo la scomparsa quest’anno della “Gpa“ (gravidanza per altri) dagli stand di “Désir d’enfant”, la controversa fiera annuale alle porte di Parigi rivolta agli aspiranti genitori, già nel mirino di accese proteste e di reportage – anche da parte di "Avvenire" – per aver spalancato le porte alla propaganda del lucroso traffico degli uteri in affitto.
La scelta di fare retromarcia è stata formalmente annunciata dagli organizzatori, consapevoli più che mai, dopo gli avvertimenti delle associazioni, di esporsi a conseguenze legali in caso di promozione di una pratica illegale, anche se in realtà quasi mai perseguita dalle autorità transalpine, anche per via di un clima mediatico spesso più che accondiscendente.
Di fatto, a parte qualche volume sulla surrogata nella sezione libri, nessun metro quadrato è stato ceduto alle famigerate agenzie internazionali specializzate nella pratica che non figurava neppure all’ordine del giorno delle conferenze previste. Una scelta, nondimeno, che i curatori di “Désir d’enfants” dicono apertamente di rimpiangere, a riprova di quell’«anestesia delle coscienze» ancora in marcia denunciata a gran voce dalle associazioni.
Ma il recente attivismo legale di diverse sigle sembra almeno portare i primi frutti, limitando ufficialmente la propaganda sulla pubblica piazza, in attesa magari d’evoluzioni legislative anch’esse nella direzione giusta, a tutela della dignità delle donne e dei bambini.
In proposito, qualcosa sembra muoversi anche fra i ranghi parlamentari, dopo anni segnati da un deludente “letargo” che aveva di fatto raffreddato le speranze nate dopo i primi sussulti abolizionisti emersi in Europa proprio dalle parti del Parlamento francese. Lo scorso 9 luglio, 16 deputati neogollisti del gruppo Les Républicains, guidati dal 37enne Thibault Bazin, hanno depositato una proposta di legge costituzionale «volta a proscrivere la Gpa», chiedendo una modifica del titolo 8 della Carta fondamentale, con termini molto chiari: «Nessuno può ricorrere alla gestazione per altri».
Un simile passo aprirebbe certamente la strada a caratterizzazioni penali più precise delle violazioni. In proposito, per il momento, il testo di riferimento resta una legge del 1994 sul rispetto del corpo umano, in virtù della quale i trasgressori possono essere perseguiti per il «delitto d’incitamento all’abbandono di un bambino». Ma per molti giuristi, questa fattispecie penale non riflette per nulla la realtà del business organizzato su scala planetaria dei ventri femminili usati per alimentare un mercato sempre più lucroso.
Lo scorso febbraio, agli sgoccioli della passata legislatura, 36 deputati di centrodestra avevano già depositato un’altra proposta di legge «volta a rendere giuridicamente efficace la proibizione della gestazione per altri». Non mancano dunque nuovi fermenti, a riprova dei sicuri effetti delle campagne energiche reiterate di sigle associative di sensibilità anche diverse, come la Coalizione internazionale per l’abolizione della maternità surrogata (Ciams), la Manif pour Tous, o l’associazione Giuristi per l’Infanzia.
Certo, questo 2022, sullo sfondo della guerra in Ucraina, ha talora evidenziato ancor più l’ampiezza del fenomeno, con arrivi documentati di madri surrogate ucraine sul suolo transalpino. Ma il sogno di frenare e un giorno contenere sostanzialmente il turpe commercio torna forse a far capolino fra le associazioni.