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IL CAOS IN ALGERIA. «Usati come scudi umani. Cercavano gli occidentali»

sabato 19 gennaio 2013
Usati come scudi umani. Costretti a indossare cinture esplosive. Minacciati. Scherniti. È la galleria dell’orrore che emerge dalle prime testimonianze di alcuni degli ostaggi riusciti a fuggire dall’inferno del sito petrolifero algerino In Amenas.Stephen McFaul, l’ostaggio irlandese sfuggito ai sequestratori in Algeria, ha detto di esser stato costretto a mettersi un giubbotto di esplosivo per fare da scudo umano ai rapitori. Un altro ostaggio francese ha raccontato la sua esperienza stamani a radio Europe 1. «Sono rimasto nascosto per quasi 40 ore nella mia camera. Ero sotto il letto, ho sparso delle assi di legno ovunque. Avevo qualcosa da mangiare e da bere, non sapevo quanto tutto questo sarebbe durato», ha riferito. Si chiama Alexandre Berceaux, è dipendente della società CIS Catering e si trovava sul sito di In Amenas al momento del sequestro e dell’assalto da parte dell’esercito algerino. Mercoledì mattina, quando gli islamisti hanno attaccato il sito – ha raccontato – «ho sentito tanti spari. È partito l’allarme che ci diceva di non muoverci, di restare dove eravamo. Non sapevo se era un’esercitazione o se era vero. Nessuno se lo aspettava il sito era protetto, c’erano dei militari sul posto». L’uomo ha riferito di essere rimasto nascosto sotto il letto per ore prima di essere messo in salvo da militari, «penso che fossero soldati algerini».Altrettanto drammatica la testimonianza rilasciata alla Reuters da un altro testimone, Abdelkader, 53 anni, secondo cui l’obbiettivo dei sequestratori erano solo gli occidentali: «I terroristi ci hanno detto che non avrebbero fatto del male ai musulmani, ma che erano interessati solamente ai cristiani e agli infedeli. “Li uccideremo”, hanno detto». Un altro testimone – un ingegnere algerino – ha raccontato a France Info i momenti concitati dell’assalto alla base. «All’improvviso abbiamo udito spari, esplosioni ed è partito l’allarme. Immediatamente dopo siamo rimasti al buio, perché i terroristi sono stati in grado di staccare l’energia elettrica. Poi gli islamisti sono entrati nella stanza dove eravamo sfondando la porta e urlando “cerchiamo solo stranieri”». «Gli accenti dei sequestratori sembravano libici e algerini. Vi posso assicurare che gli uomini che abbiamo visto non erano neri, ma di tipo nordafricano, di un’età compresa intorno ai intorno 30-35 anni e molto ben armati». (E.A.)