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WASHINGTON. Usa, oggi la Corte Suprema decide sulla preghiera recitata “per legge”

mercoledì 6 novembre 2013
Il diritto alla pubblica preghiera di politici e governanti Usa finisce davanti alla Corte Suprema: i nove grandi saggi dovranno stabilire se aprire con una preghiera - come è tradizione - i lavori sia dei governi locali che del Congresso e dell'Esecutivo, è in linea con la Costituzione. Oppure viola le norme sulla separazione Stato-Chiesa, rappresentando di fatto un sostegno alle fedi cristiane.Curiosamente, proprio davanti ai giudici supremi che aprono ogni sessione della Corte Costituzionale invocando in coro la protezione del Signore, finisce oggi quella che è da sempre soprannominata la "preghiera legislativa".L'attesa sulla sentenza è altissima, in quanto investirà ogni preghiera recitata nelle decine di migliaia di sale governative e legislative degli Stati Uniti: prima dei consigli comunali come in apertura dei lavori del Senato e della Camera. Senza contare il possibile effetto su ogni discorso pubblico che negli Usa si conclude immancabilmente con :"God bless America" ("Dio benedica l'America").A far scoppiare il caso è stato il verdetto della Corte di appello federale di New York sui lavori del governo della cittadina di Greece, nello stato di New York, apertisi per 11 anni consecutivi con dichiarazioni di fede cristiana. I giudici in appello hanno stabilito che la procedura della città di Greece "ha violato la Costituzione, rappresentando un sostegno di fatto del comune alla religione". A vincere sono state le due residenti che hanno fatto causa: Susan Galloway e Linda Stephens, una di religione ebraica e l'altra atea, che avevano denunciato l'incostituzionalità della preghiera che costringe i cittadini di Greece di qualsiasi fede, a sedere in silenzio aspettando che l'invocazione finisca. Ma in un caso simile, nel 1983 la Corte Costituzionale aveva sostenuto il diritto alla "preghiera legislativa" in quanto parte "della storia Usa sin dalla fondazione dell'Unione". E l'aspettativa è di una nuova sentenza in questo senso.Ma anche i parlamentari americani hanno chiesto di fare chiarezza sulla questione. E sul nodo "preghiera a Dio" le divisioni repubblicani-democratici sfumano: l'amministrazione Obama - secondo un articolo del 'Miami Herald' - avrebbe condiviso l'istanza dei conservatori, sollecitando i "grandi saggi" a permettere che i politici preghino prima e durante le riunioni di governo.