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Nucleare. Ultimatum all'Iran della della Casa Bianca: «Basta stop alle sanzioni»

Loretta Bricchi Lee, New York sabato 13 gennaio 2018

L'impianto nucleare di Busher, fabbricato dai russi in Iran (Ansa)

L'Amministrazione americana ha deciso di mantenere, per ora, l’accordo sul nucleare che limita il programma atomico dell’Iran in cambio di una pausa sulle sanzioni economiche, ma ha imposto un ultimatum. «Questa è l’ultima volta che le misure vengono congelate, a meno che il patto con Teheran non venga migliorato», ha però fatto sapere ieri il presidente Donald Trump, facendo appello sia agli alleati europei che al Congresso Usa perché si lavori su importanti modifiche. «Se questo non accadrà gli Stati Uniti si ritireranno immediatamente. Nessuno dubiti della mia parola, lo farò», ha minacciato il capo della Casa Bianca. Tra le richieste dell’Amministrazione, la tempestiva ispezione dei siti da parte dei controllori dell’Agenzia Onu per l’energia atomica, la possibilità di reimporre all’Iran sanzioni a tempo indeterminato nel caso di non adempimento all’accordo e l’allungamento del tempo necessario ad ammassare materiale fissile sufficiente a creare una bomba da 2 mesi a un anno.

Inoltre, il Dipartimento al Tesoro Usa ha annunciato contro la Repubblica Islamica una serie di sanzioni mirate a 14 aziende e individui, tra cui il capo dei giudici iraniani e fratello del presidente del Parlamento, ayatollah Sadeq Larjiani, per la violazione dei diritti umani nell’ambito della soppressione da parte del governo delle recenti proteste. L’ultimatum della Casa Bianca è di 120 giorni: se tra quattro mesi non si avrà un rafforzamento dell’accordo, gli Usa si ritireranno dal trattato. Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha definito le mosse di Trump «il tentativo disperato di minare la solidità di un’intesa multilaterale». Sin dalla sua campagna elettorale, Trump ha duramente condannato il patto raggiunto nel 2015 dal gruppo dei 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu (Stati Uniti, Cina, Francia, Russia, Regno Unito) più la Germania con l’Iran.

Dopo un incontro con il team sulla sicurezza nazionale, il capo della Casa Bianca avrebbe però, a malincuore, accettato di rinnovare il congelamento delle sanzioni. Ieri segnava la prima di una serie di scadenze per la riconferma dell’accordo e – dopo la mancata certificazione, da parte di Trump lo scorso ottobre, dell’adempimento iraniano all’accordo, come richiesto periodicamente dal Congresso americano – l’Amministrazione era alle strette per prendere una posizione decisiva. Anche perché, un’eventuale reimposizione delle sanzioni all’Iran significherebbe la violazione da parte degli Usa del trattato negoziato dall’ex presidente, Barack Obama, e il ministro degli Esteri iraniano ha messo in chiaro che «la continua ottemperanza da parte dell’Iran è condizionata dalla piena osservanza statunitense»; una dichiarazione che ha spinto i Paesi co-firmatari e l’Ue a fare pressione sulla Casa Bianca per il rispetto dell’accordo.

Trump ha quindi “ceduto” questa volta – allineandosi con il consigliere per la sicurezza nazionale, H.R. McMaster, il segretario di Stato Rex Tillerson e il ministro della Difesa, James Mattis – ma ha chiarito che il patto deve essere modificato. A rafforzare la tesi di Trump che l’Iran non presti fede ai patti, è giunta la dichiarazione delle Nazioni Unite che Teheran stia violando l’embargo contro l’invio di armi in Yemen, come accertato dagli ispettori dell’Onu.

L'Iran ha comunque ribadito il suo rifiuto di qualsiasi modifica all'accordo sul nucleare firmato con il gruppo 5+1: è la risposta all'ultimatum di ieri del presidente americano Donald Trump, che esige un irrigidimento
delle condizioni dell'accordo. In una nota ufficiale del ministero degli Esteri si legge che "La Repubblica islamica d'Iran non prenderà alcuna misura al di là dei propri impegni nel quadro dell'accordo nucleare, né accetterà alcuna modifica di questo accordo, né oggi né in futuro, e non permetterà di legare l'accordo ad altre questioni". Anche Mosca, grande protettrice all'Onu del regime iraniano e fornitrice della tecnologia nucleare, ha dichiarato "irricevibili" le dichiarazioni e le minacce di Trump.