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Analisi. L'Ucraina e la resistenza nonviolenta russa: un Nastro Verde contro la guerra

Raffaella Chiodo Karpinsky martedì 3 maggio 2022

Le immagini dei nastri rilanciate dall'account Save Russia

In questi giorni di crescente sofferenza quotidiana per gli orrori in Ucraina, mi pare che continui a mancare un’adeguata informazione riguardo la resistenza dei cittadini che in Russia, nonostante tutto e tutti, c’è. La repressione come sappiamo ha sferzato colpi durissimi a chi ha osato manifestare il proprio dissenso, il proprio semplice “no” alla guerra.

Eppure una resistenza c’è e meriterebbe attenzione e un sostegno aperto e forte da parte dell’opinione pubblica europea e in particolare un sostegno da parte della società civile. Infatti, nonostante l’annichilimento e la paura dovuta all’introduzione della legge che porta all’arresto fino a 15 anni o a multe impossibili da sostenere per chi diffonde notizie che «screditano l’esercito e l’operazione speciale» singoli cittadini, operatori dei media censurati e chiusi, giornalisti e attivisti, hanno sviluppato canali di comunicazione e controinformazione.

Girano su Telegram e Instagram, le immagini della mamma che entra nell’asilo dove si trova il suo bambino. Si rivolge alla direttrice chiedendo spiegazioni sulla presenza delle Z affisse a tutte le finestre dell’edificio. Protesta dicendo che non vede la ragione per cui si debba impartire ai bambini questa propaganda. Accusata di fare oltraggio al suo Paese, alle sue istituzioni lei chiede se per caso tutto questo risulta nella Costituzione. E se secondo la direttrice i problemi che hanno all’asilo siano mai stati risolti dalle istituzioni. Quindi, procede senza indugio e strappa via le Z dalle finestre. Per ora ha subito una multa. Ma come sappiamo rischia ben altro, e se lo aspetta. Come lei tante altre, soprattutto donne. Madri dei soldati che chiedono e pretendono notizie sui propri figli di cui non sanno più nulla da settimane o che si attivano diffondendo informazioni utili per poter rifiutare l’arruolamento o il ritorno al fronte per chi è tornato per l’avvicendamento. Secondo informazioni diffuse dalla rete delle madri il 40-60% dei soldati rientrati dal fronte non ha alcuna intenzione di tornarvi.

Le immagini dei nastri rilanciate dall'account Save Russia - .



La pagina delle Madri dei soldati diffonde riferimenti legali e lettere prototipo da inviare ai comandi militari di riferimento per poter rifiutare il ritorno al fronte. Per paradosso il rifiuto viene fatto poggiare sulla sinora tassativa scelta del Cremlino di sostenere che in un Ucraina non c’è guerra bensì un’«operazione speciale», dunque il giovane di leva non può essere costretto.

C’è l’iniziativa del Nastro Verde lanciata da un gruppo di giovani donne che nel giro di poche ora ha raccolto su Instagram e Telegram migliaia di follower. Lo dicono loro stesse: non si illudono di poter fermare la guerra, ma il messaggio forte del nastro legato dappertutto, è “non sei solo o sola” contro la guerra. Trovare da più parti il nastro, vuol dire aiutare le persone ad avere il coraggio di esprimere il proprio no alla guerra. In questo momento rappresenta un messaggio importante dato che tutti sono sommersi dalla propaganda.

Le persone postano da tutta la Russia nastri verdi legati in ogni luogo, e a volte se stessi con un cartello contro la guerra e l’aggressione all’Ucraina. Una ragazza ha postato il suo polso avvolto dal nastro davanti ai carri armati che nei pressi della Piazza Rossa si preparano per la parata del 9 maggio.

La protesta a Mosca svoltosi il Primo maggio vicino al Cremlino - Fermo immagine


Il sito della campagna invita a fare attenzione a non esporre il nastro su se stessi, per non offrire la possibilità di essere perseguiti. Invita a seguire diversi modi nonviolenti per esprimere opposizione alla guerra. Tra questi oltre alla diffusione del nastro verde, l’invio di lettere, affissione di messaggi sui prodotti nei negozi e in altri luoghi pubblici. Tutti gesti e testimonianze che hanno una valenza vitale per squarciare il velo della propaganda sempre più feroce che con ogni mezzo viene sviluppata nel Paese. C’è chi raccoglie fondi per sostenere chi ha subito le multe. Mentre la contronarrazione viaggia quotidianamente su YouTube, su Instagram, Telegram. A questi accedono prevalentemente i giovani, come anche l’analisi del sondaggio sull’invasione dell’Ucraina effettuato in Russia e diffuso il 29 aprile dal Centro Levada. Come da noi del resto, i giovani, sono soliti seguire più i social e il web che la tv. Quest’ultima però resta per la maggior parte della popolazione russa la fonte principale di notizie ed è totalmente sotto il controllo del Cremlino. Eppure in quest’ultimo mese dalla chiusura definitiva dei media indipendenti il fluire delle notizie non imbavagliate si propaga attraverso trasmissioni, interviste, commenti, analisi su diversi canali YouTube gestiti da giornalisti e attivisti i cui giornali o le organizzazioni sono stati messi al bando dal regime.

Chi ha il VPN accede, poi, a una grande offerta di informazione libera. “Chi può e vuole, è in grado di vedere e sentire tutto”, mi dicono i miei amici e colleghi russi. Da questo a poter affermare che la controinformazione riesca a demolire la forza della propaganda e della repressione ce ne vuole. Ma la resistenza delle coscienze esiste e ha bisogno di noi. Non possiamo continuare a lasciarli stretti tra la repressione di Putin e la nostra indifferenza. Questa è una delle forme di equidistanza che più feriscono e inibiscono la possibilità di legittimare e sostenere una possibile opposizione alla guerra. In Russia, tanti guardano a noi nella speranza che sappiamo aiutarli.

Le proteste dei cittadini a Kherson, in Ucraina - .

Le delazioni, le minacce e le aggressioni si moltiplicano contro persone semplici e personalità note come il Premio Nobel per la Pace Muratov, e sono un’offesa anche a tutti noi, dobbiamo sentirle come una ferita per le nostre coscienze. Anna Politkovskaja, collega di Muratov, ha già pagato con la vita il suo amore per la libertà e per la verità. E Anna ci aveva messi in guardia nel suo libro “La Russia di Putin”. Non ci potremo dare pace se non sapremo dimostrare, oggi, non domani, profondo sostegno e sincera solidarietà, umana e politica a chi come lei rappresenta la Russia fatta di persone libere e fiere, legate a una cultura che ha resistito al regime di Putin sin dal primo giorno di questi lunghissimi 22 anni di esercizio asfissiante e repressivo del potere. Decenni in cui il grido di chi denunciava è rimasto colpevolmente inascoltato o sottovalutato.

Le proteste dei cittadini a Kherson, in Ucraina - .



Ma forse una ragione per la disattenzione nei confronti dell’altra Russia c’è, ed è che l’esistenza stessa di una resistenza democratica in Russia costituisce un elemento di disturbo nella rappresentazione di un mondo diviso schematicamente in buoni e cattivi. Questo riguarda sia chi non riesce a emanciparsi dall’idea nostalgica legata a un mondo non c’è più sia chi preferirebbe una Russia da poter odiare “senza se e senza ma”. Non si può lasciare che con il popolo ucraino Putin uccida anche l’anima russa, quella del padre della nonviolenza Lev Tolstoj.