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Ucraina. La “svolta” di guerra: il Natale a Kiev non coinciderà più con quello di Mosca

Giacomo Gambassi lunedì 6 febbraio 2023

Una celebrazione nella Cattedrale greco-cattolica di Kiev

Non è solo una questione di date. C’è molto di più dietro la decisione della Chiesa greco-cattolica ucraina di riformare il suo calendario liturgico. Dal primo settembre la principale comunità cristiana in comunione con Roma sarà più vicina all’Occidente e festeggerà il Natale il 25 dicembre (e non più il 7 gennaio) e l’Epifania il 6 gennaio (e non più il 19 gennaio). Finora seguiva il calendario giuliano. Lo stesso che detta i ritmi della vita ecclesiale nella maggioranza del mondo ortodosso, compreso il patriarcato di Mosca. Ma la guerra ha fatto irruzione anche intorno all’altare. E così persino all’ombra del campanile si è scelto di prendere le distanze da tutto ciò che può rimandare all’invasore russo. Come i giorni delle grandi feste religiose che – è successo anche a Natale, lo scorso 7 gennaio - uniscono Ucraina e Russia dove le più diffuse confessioni cristiane (la Chiesa ortodossa ucraina legata al patriarcato di Mosca, la Chiesa ortodossa dell’Ucraina che si è staccata nel 2018 e la Chiesa greco-cattolica) hanno la stessa scansione temporale.

Il capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, l’arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk - Gambassi

O, almeno, la avevano. Perché la comunità ecclesiale guidata dall’arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk ha optato per un nuovo «stile», come viene definito. La scelta approvata durante l’ultima sessione del Sinodo della Chiesa greco-cattolica, che si è tenuta l’1 e il 2 febbraio, «è stata influenzata dal cambiamento sociale avvenuto negli ultimi sei mesi», spiega il servizio comunicazione. «All’inizio del 2022 - prosegue una nota esplicativa - la questione del calendario ha diviso gli ucraini. Successivamente, in particolare a causa del conflitto, la sensibilità delle persone su questo tema è iniziata a crescere. E oggi la maggior parte dei nostri fedeli (oltre il 90%) sostiene la riforma». Il capo della Chiesa greco-cattolica rassicura in un messaggio: «Vi chiedo di ascoltare la voce della Madre Chiesa. Vogliamo che la nostra Ucraina sia diversa. Diciamo che l'Ucraina dovrebbe migliorare rispetto a prima della guerra. Ciò significa che dobbiamo prima cambiare. Quindi cambiamo! Non abbiamo paura di diventare diversi, ma allo stesso tempo migliori». Soddisfazione è stata espressa dal ministro della cultura, Oleksandr Tkachenko. «La decisione è adeguata alle esigenze del nostro tempo e dell'opinione pubblica», ha scritto su Facebook.

La Cattedrale greco-cattolica della Risurrezione a Kiev - Gambassi


Nel documento ufficiale scaturito dal Sinodo si legge che la modifica è stata adottata «tenendo conto delle numerose richieste dei fedeli e avendo condotto consultazioni preliminari con il clero e il monachesimo della nostra Chiesa circa l’urgente necessità di revisione del calendario liturgico». Il 6 febbraio l’annuncio ufficiale in una diretta tv. La riforma riguarda le solennità “fisse”. Ma non interessa la Pasqua che, come per le Chiese di rito orientale, continuerà a essere celebrata la settimana successiva rispetto a quella latina: quest’anno il 16 aprile, mentre a Roma cade il 9 aprile. E c’è una ragione, chiarisce il testo di sintesi: «Attualmente è in corso una discussione tra le Chiese cristiane su una Pasqua comune rinnovata, che consentirà a tutto il mondo cristiano di celebrare insieme la Pasqua. Questa decisione potrebbe maturare entro il 2025, quando celebreremo l’anniversario del Concilio di Nicea del 325». Come a dire: è prematuro che l’Ucraina anticipi i tempi.

Certo, la “svolta” della Chiesa greco-cattolica, in prima linea nel sostenere la popolazione sotto i missili e anche i militari al fronte, vuole fare da apripista nel panorama ecclesiale nazionale. E non è un caso che l’arcivescovo maggiore abbia espresso la speranza che i «fratelli ortodossi seguano la nostra Chiesa. Vorrei che l’esperienza sulla riforma del calendario sia al loro servizio. Ci stiamo muovendo verso lo stesso obiettivo, ma in modi diversi». Quasi un invito a lasciarsi alle spalle un approccio troppo vicino alla sensibilità russa che, come dimostra la benedizione dell’aggressione da parte del patriarca di Mosca, Kirill, usa il fattore religioso per scopi politici. Comunque Shevchuk ha rivelato di aver già incontrato il metropolita Epifanij, primate della Chiesa ortodossa dell’Ucraina che si è dichiarata indipendente. «Non eravamo ancora pronti ad annunciare le date» insieme, ha detto. Ma lo ha ringraziato «per l'apertura, la sincerità e l'opportunità di discutere fraternamente sull'argomento».

Una celebrazione nella Cattedrale greco-cattolica di Kiev - Gambassi

Sicuramente non è una riforma indolore per i greco-cattolici. Lo dicono sia la possibilità lasciata alle «comunità non pronte» di avere una deroga fino al 2025, sia le difficoltà che si potrebbero incontrare all’estero dove il passaggio al calendario gregoriano può essere visto come «una conseguenza della polonizzazione» e dove alcuni gruppi «hanno giurato che non sarebbero mai passati ad esso». Da qui lo sprone dell’arcivescovo maggiore: «Se l’Ucraina va avanti, allora tutti i pregiudizi scompariranno lentamente anche nelle comunità della diaspora».