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Il caso. Turchi pronti a intervenire in Siria per il mausoleo

venerdì 14 marzo 2014
In Siria compare, a complicare le cose e a gettare altra benzina sul fuoco un mausoleo. Sorge in territorio siriano, ma appartiene alla Turchia. Un fazzoletto di terra in una zona ora finita in mano alle forze ribelli vicine ad Al Qaeda. E Ankara minaccia un intervento armato se il monumento sarà toccato dai fondametnalisti. "Qualsiasi forma di attacco", ha avvertito oggi il ministro degli esteri Ahmet Davutoglu, "avrà risposta. La Turchia prenderà senza esitare tutte le misure necessarie per difendere il suo territorio". Un trattato firmato con la Francia, allora potenza occupante della Siria, sullo smantellamento dei territori dell'impero ottomano, ha conferito nel 1921 alla Turchia la custodia del mausoleo di Suleyman Shah, nel villaggio di Karakozac, a 25 km dal confine nella provincia siriana di Aleppo. Suleyman è il venerato nonno del sultano Osman I il Grande, fondatore dell'impero ottomano. Un drappello di soldati turchi, oggi 25, presidia e onora così la preziosa salma. Il pezzo di terreno su cui è costruito il mausoleo è considerato territorio turco. Da tre anni, nonostante Ankara si sia schierata apertamente con i ribelli, la tomba è rimasta un'oasi di pace mentre tutto attorno si scatenava l'inferno della guerra civile siriana. I 25 soldati della Mezzaluna, aggrappati alla bandiera turca, non sono stati attaccati. Già due anni fa il premier turco Recep Tayyip Erdogan aveva messo tutti in guardia: "la tomba e il terreno che la circonda sono territorio turco, qualsiasi atto di aggressione, aveva tuonato, sarebbe un attacco contro il nostro territorio e contro il territorio Nato". Finora miracolosamente tutto è andato liscio. Ma negli ultimi giorni Karakozac è caduto in mano dello Stati islamico di Iraq e Siria, il gruppo armato vicino a Al Qaeda, strappato ai ribelli "ufficiali" dell'Els. Ad Ankara sono squillati campanelli d'allarme. Fonti militari turche cosi hanno indicato che i soldati della Mezzaluna che presidiano il Mausoleo hanno l'ordine di sparare per difenderlo. In caso di aggressione è previsto se necessario anche l'intervento di forze aeree e esercito a difesa della tomba del nonno del sultano. I 25 soldati turchi potrebbero ora essere seduti su un barile di dinamite. I rapporti fra Ankara e i gruppi di Al Qaida in Siria sono infatti complessi. L'opposizione turca e i curdi siriani accusano Erdogan, ex-amico e ora arci-nemico del presidente Bashar al Assad, di averli aiutati fino a un periodo recente. Da qualche mese le cose sembrano cambiate. Sotto pressione americana, Ankara avrebbe rotto con Isis e Fronte Al Nusra. I jihadisti hanno reagito minacciando di lanciare kamikaze contro Istanbul e Ankara. L'arrivo dell'Isis alle porte del Mausoleo è quindi preoccupante, per di più mentre la Turchia è alla vigilia di elezioni amministrative cruciali per il futuro politico di Erdogan, invischiato negli scandali corruzione. Anche se forse una dimostrazione di forza militare potrebbe fare tornare verso il premier una fetta di elettorato nazionalista.