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Stato di emergenza. Turchia, i diritti umani «in sospeso»

giovedì 21 luglio 2016

Dopo aver annunciato lo stato di emergenza per 3 mesi, "la Turchia sospenderà la Convenzione europea sui diritti umani, come ha fatto al Francia". Ad annunciarlo il vicepremier e portavoce del governo di Ankara, Numan Kurtulmus, citato dalla CnnTurk, che ha però aggiunto di sperare di poter revocare lo stato di emergenza entro "40-45 giorni".​

"Rivedremo la struttura organizzativa dell'intelligence e le relazioni tra civili e militari" - ha continuato Kurtulmus -. Ci sono debolezze sia a livello individuale che organizzativo, debolezze nella struttura dello Stato". Anche se ha poi aggiunto "Non prevediamo di imporre alcun coprifuoco".

Intanto c'è attesa per l'incontro che Erdogan ha in programma con Zuhtu Arslan, presidente della Corte Costituzionale turca, mentre continuano le epurazioni per il tentato golpe di venerdì scorso. Sono circa 3.000 i giudici e i procuratori che sono stati sospesi, oltre a due membri della Corte Costituzionale, Erdal Tercan e Alparslan Altan, arrestati.

Ieri poi a Istanbul, nella stessa piazza Taksim dove nel 2013 l'opposizione laica e democratica manifestava contro il governo dell'Apk e l'islamizzazione del Paese, è comparso uno striscione dei sostenitori di Erdogan sulla facciata del centro culturale Ataturk: "Gülen, cane del diavolo, impiccheremo te e i tuoi cani allo stesso guinzaglio": manifestazione più emblematica del clima che si respira in città. Proprio la verifica dei rapporti con il dissidente islamico rifugiato in Usa dal 1999 è alla base anche delle dimissioni presentate da più di 1500 decani universitari dietro richiesta del Consiglio per l'alta educazione (Yok).

Il numero delle persone rimosse dal loro incarico sfiora ora quota 50.000., mentre sono state sospese le trasmissioni di 24 emittenti Tv e radio e il direttorato per la stampa ha comunicato il ritiro del tesserino per 34 giornalisti.

 

 

Dalla Germania, sempre ieri, sono arrivati  i moniti del portavoce del governo Merkel secondo cui la Turchia "si fa beffe dello stato di diritto". "Quasi ogni giorno - continua infatti Steffen Seibert - assistiamo all'adozione di misure che non badano al principio della proprozionalità". Parole che seguono le condanne della cancelliera di qualche giorno fa, quando ha fatto notare come la reintroduzione della pena capitale nel Paese avrebbe posto fine alle trattative per l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea.

C'è poi il capitolo Wikileaks che sta agitando i vertici del partito del presidente, dopo la pubblicazione di 294.548 mail inviate e ricevute da 762 indirizzi dei vertici dell'Akp, è la risposta degli haker alle epurazioni e alla chiusura dei siti di informazione. Il governo dal canto suo ha bloccato ogni possibilità di accesso al sito dalla Turchia.