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MAGHREB IN FIAMME. Ben Ali: «Potenze straniere dietro la rivolta»

Francesca Bertoldi martedì 11 gennaio 2011
La rivolta del pane che ha messo a ferro e fuoco la Tunisia, lasciando sul terreno almeno una ventina di morti? Tutta colpa di «di bande pagate e comandate da entità straniere». Lo ha detto ieri presidente tunisino, Zin al-Abidin Ben Ali, in messaggio televisivo, durante il quale il capo dello Stato ha parlato di gruppi di uomini a colpo coperto che hanno attaccato la scorsa notte sedi istituzionali in diverse città del Paese», rendendosi autori di «atti di terrorismo». Pronta anche la ricetta per disinnescare la crisi: «Creeremo 300mila nuovi posti di lavoro». Il governo ha difeso il comportamento della polizia sostenendo che gli agenti hanno sparato sulla folla solo per auto difesa dopo i colpi di avvertimento. Ma non basta: Tunisi ha annunciato la chiusura delle scuole e delle università in tutto il Paese «fino a nuovo ordine».Ieri la rivolta non si è fermata. Anche se il bilancio degli scontri non è stato terribile come quello di domenica. A Rgeb, nella Tunisia centrale, teatro domenica di gravi disordini, i funerali di alcune vittime sono stati l’occasione per nuove proteste con scontri fra giovani e agenti in tenuta anti-sommossa. A Le Kef, nel nord-ovest, sono stati dati alle fiamme negozi e banche. A Tunisi gli studenti hanno inscenato una pacifica protesta contro le violenze della polizia ma la capitale continua a non registrare incidenti.Altre manifestazioni di protesta sono in programma a Sfax e a Regueb. Proprio a Sfax un settantenne si è suicidato ieri mattina per le difficoltà economiche: viveva solo ed era indigente. L’Unione europea ha chiesto il rilascio dei pacifici manifestanti tunisini arrestati nel corso delle proteste contro il carovita. Il bilancio delle vittime degli scontri a Tala e Kasserine secondo l’opposizione è di 20 morti, una radio locale ha parlato persino di 50 ma la stima del governo arriva solo a 14. I cadaveri di cinque giovani sono stati trovati ieri a Tala: secondo attivisti per i diritti civili sarebbero stati uccisi dalle forze di sicurezza.In Algeria la situazione nelle ultime ore è tornata alla calma, dopo le violente proteste dei giorni scorsi che hanno fatto 5 morti e oltre 800 feriti. L’opposizione denuncia una vera ondata di arresti: almeno 1.100, in buona parte minorenni. La sospensione del campionato di calcio è stata prorogata fino al 10 febbraio. «Condanniamo ovunque la violenza», ha affermato il ministro degli Esteri, Franco Frattini parlando dei disordini in Tunisia e Algeria, «ma sosteniamo governi che hanno avuto coraggio e hanno pagato con il sangue dei propri cittadini gli attacchi del terrorismo». La Francia, attraverso un portavoce del ministero degli Esteri, ha lanciato «un appello alla calma».