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Stati Uniti. Trump arruola altri tre «falchi». Ecco chi sono

Paolo M. Alfieri sabato 19 novembre 2016

Una squadra di falchi. Se si eccettua quella del capo dello staff, il moderato Reince Priebus, le prime scelte di Donald Trump vanno tutte in una direzione precisa. E fanno supporre che le bordate sparate dal miliardario in campagna elettorale non verranno ammorbidite dall’ingresso alla Casa Bianca. Nei giorni scorsi le polemiche si erano concentrate su Steve Bannon, il suprematista bianco accusato di razzismo, antisemitismo e islamofobia, nominato stratega della linea politica. La nuova infornata di nomine vede la scelta di tre personaggi che hanno posizioni dure su politica interna ed estera. Si tratta del senatore 69enne dell’Alabama Jeff Sessions, proposto al Senato per il ruolo di “Attorney general” (guiderà il dipartimento della Giustizia), del deputato del Kansas Mike Pompeo, 52 anni, direttore della Cia, e del generale a riposo Michael Flynn, 57 anni, consigliere per la sicurezza nazionale. Sessions, in Senato dal 1997, è stato prima pubblico ministero. Reagan lo aveva proposto come giudice federale, ma la sua nomina era stata respinta dalla commissione Giustizia del Senato per una serie di iniziative e commenti razzisti. In diverse testimonianze, alcuni senatori dissero che Sessions aveva definito autorevoli gruppi che si battono per i diritti delle minoranze come «antiamericani » e «ispirati dal comunismo». Un giudice federale afroamericano, invece, sostenne di aver sentito Sessions dire che il Ku Klux Klan era «ok fino a quando non ho scoperto che fumavano marijuana ». I media americani ricordano anche che definì un «traditore della razza » un bianco che lavorava per degli afroamericani.

Sessions è stato il primo senatore ad appoggiare Trump e ha sposato posizioni intransigenti su molti temi. «Solo lui può risolvere il problema dell’immigrazione », ha detto Sessions del presidente eletto. Oltre a sostenere la proposta della costruzione di un muro al confine con il Messico, Sessions si oppone a ogni possibilità di cittadinanza per gli immigrati senza documenti. È anche ostile all’immigrazione legale, che va «moderata».

Per quanto riguarda Pompeo, è arrivato al Congresso con la valanga anti-Obama dei Tea Party nel 2010 e si è distinto nella commissione Intelligence della Camera come il più acceso nemico dell’accordo sul nucleare con l’Iran e sostenitore invece di una politica tesa al «cambio di regime» a Teheran. Scegliendo quindi il 52enne repubblicano come direttore della Cia, Trump ha voluto dare un ennesimo forte segnale di rottura con la politica estera di Obama. Pompeo è molto vicino al vicepresidente eletto Mike Pence ed ha alle spalle il sostegno dei ricchi ed influenti fratelli Koch e della lobby delle armi Nra. Sulle questioni di sicurezza ed intelligence ha assunto posizioni da falco: contrario alla chiusura di Guantanamo, ha difeso le controverse intercettazioni della National Security Agency ed ha cercato di ristabilire quelli che erano stati sospesi dall’Amministrazione Obama. È stato accusato anche di dichiarazioni anti-islamiche.

Flynn era stato scelto da Obama nel 2012 per guidare l’intelligence militare, ma fu costretto a lasciare l’incarico nell’agosto del 2014 per divergenze con la Casa Bianca. Flynn non reagì con disciplina militare ed in diverse occasioni attaccò in pubblico il comandante in capo. Da allora si è distinto per una serie di dichiarazioni, non in linea con la politica estera di Obama. Noto per le sue posizioni filorusse e per quelle anti-islamiche, Flynn non ha voluto prendere le distanze dalle promesse di Trump di reintrodurre il water boarding e gli altri metodi di interrogatorio brutale. Tra le prossime nomine di Trump ci sarà anche quella del capo dell’intelligence nazionale, dopo che il numero uno degli 007 James Clapper ha lasciato. Oggi il magnate vedrà anche Mitt Romney, il repubblicano sconfitto nelle presidenziali del 2012 e critico con Trump. Non è chiaro se a Romney verrà offerto un posto nella nuova squadra. Intanto è stato reso noto che all’incontro di giovedì con il premier giapponese Shinzo Abe hanno partecipato anche la figlia di Trump Ivanka e il marito Jared Kushner, consigliere del tycoon. Abe ha detto di avere «grande fiducia» in Trump. Di recente il repubblicano ha manifestato la sua intenzione di ritirare i soldati statunitensi dalla Corea del Sud e dal Giappone se non ci sarà un aumento significativo del loro contributo finanziario.

Ieri Trump ha parlato al telefono con il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, primo contatto formale con l’Ue. Tusk ha proposto a Trump un vertice Ue-Usa, il magnate lo ha invitato alla Casa Bianca. Barack Obama, da parte sua, ha disposto ieri il blocco a tutte le nuove trivellazioni nell’Artico. Una decisione presa con la valutazione dell’«ambiente unico e difficile».

POMPEO

Deputato repubblicano del Kansas, 52 anni, membro del Tea Party, il nuovo direttore della Cia Mike Pompeo è membro della Commissione d’intelligence della Camera. Grande sostenitore del Patriot Act, la legge voluta per espandere il potere dei corpi di polizia e di spionaggio, e della raccolta indiscriminata di dati da parte della National Security Agency. Pompeo è stato molto critico nei confronti dell’Amministrazione Obama per l’accordo sul nucleare iraniano ed è stato spesso criticato per la sua retorica contro i musulmani.

SESSIONS

Il senatore 69enne dell’Alabama Jeff Sessions (che guiderà il dipartimento della Giustizia), è noto per le sue posizioni oltranziste. Ex procuratore generale dell’Alabama e procuratore federale, è definito tra i più conservatori al Congresso, con dure posizioni sull’immigrazione e sulle politiche fiscali. Sessions si oppone a ogni possibilità di cittadinanza per gli immigrati senza documenti ed è un entusiasta sostenitore della costruzione di un muro al confine con il Messico. Veterano dell’esercito, in passato ha pronunciato commenti razzisti.

FLYNN

Michael Flynn, 57enne generale a riposo, sarà il nuovo Consigliere per la Sicurezza nazionale Usa. Oltre a tre stelle, può vantare successi nello smantellamento delle reti degli insorti in Afghanistan ed Iraq. In passato ha attirato le critiche di molti, anche al Pentagono, per le sue posizioni filo-Russia, che lo hanno messo in sintonia con Trump, e le sue posizioni anti-islam, che sarebbero state all’origine, a sua detta, dello strappo con Barack Obama. Si è già espresso in favore dell’estradizione del leader turco Fetullah Gülen.