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La deputata repubblicana Martha Roby. «Troppe mancanze sul fronte etico»

Elena Molinari sabato 21 gennaio 2017

Lo scorso 8 novembre la maggioranza delle donne americane ha votato per Hillary Clinton, ma Donald Trump si è aggiudicato la preferenza di oltre il 53 per cento delle donne bianche. Martha Roby non è una di loro. Roby è repubblicana. Non solo: dal 2010 è una deputata dell’Alabama per il Grand old party. Ma i suoi sentimenti nei confronti del candidato del suo partito alla Casa Bianca sono chiari da mesi, da quando, all’indomani della pubblicazione di un video nel quale Trump faceva commenti volgari a sfondo sessuale sulle donne, Roby sostenne che il comportamento di Trump lo rendeva inaccettabile come candidato. «Per quanto sia stata delusa dalle sue buffonate nel corso di tutta questa campagna – scrisse allora, senza giri di parole –, ho pensato finora che sostenere il candidato fosse la cosa migliore per il nostro Paese e il nostro partito. Ora mi è chiaro che la cosa migliore per il nostro Paese e il nostro partito è che Trump si faccia da parte e consenta a un repubblicano responsabile e rispettabile di guidare il ticket del Grand old party».

Ha cambiato idea da allora?
Donald Trump non rappresenta me o il mio partito. Capisco la responsabilità dei repubblicani di sostenere il loro candidato e il loro presidente. Ma anche un presidente eletto ha responsabilità pesanti e Trump ha palesemente fallito in queste responsabilità.

Che cosa rende Trump difficile da accettare?
È come avere le debolezze morali di Bill Clinton ma senza la classe, l’intelligenza e l’istinto politico di Clinton. Trump è molto meno competente. Non ha qualità che possano far passare in secondo piano il suo maschilismo e le sue mancanze morali.

E questa morale a suo avviso è importante solo a livello personale o anche per l’ideologia conservatrice?
Sono diventata conservatrice proprio per difendere la vita e i valori tradizionali della famiglia. All’università ero una femminista democratica. Ma più tardi ho cambiato la mia visione del mondo e sono diventata particolarmente attenta al rischio che le intrusioni del governo soppiantino le chiese e le comunità nel garantire il benessere sociale. Per me sono fondamentali i legami familiari e di vicinato, la sussidiarietà, e sono convinta che un governo troppo presente o centralizzato li eroda.

Pensa dunque che i valori della destra americana rischino di essere compromessi dalla presidenza Trump?
Sono una persona che ha difeso la destra per anni e anni e ora si trova nella scomoda posizione di dover vedere espressioni di razzismo e di sessismo crescere nella destra. Nella mia vita non ho mai visto maschilismo bieco all’interno del mio partito, perché non faceva parte del comportamento di mio padre, del mio pastore, di mio marito, degli uomini con i quali sono venuta a contatto.

Si sente ancora rappresentata dal partito repubblicano?
Non ho amato il modo in cui la maggior parte dei leader repubblicani ha abbandonato ogni resistenza a Trump dopo la sua nomination. Mi è spiaciuto soprattutto vedere Paul Ryan, un personaggio che molti conservatori sostengono come un forte leader, allinearsi con il candidato. Ero delusa. Serve una rinascita.

Ha mai pensato di lasciarlo?
L’ho preso in considerazione dopo le elezioni, ma alla fine ho deciso di rimanere. Ci sono abbastanza persone sane e laboriose in questo partito sane che rendono necessario restare e cercare di assicurarsi che c’è ancora un posto per tutti, soprattutto per le donne, nel Gop. Pensa che il Gop rischi di perdere voti femminili nel corso dei prossimi quattro anni? E’ un rischio.

Le sue parole contro Trump hanno reso la sua rielezione alla Camera più difficile?
La mia rielezione prima era data quasi certa, ma è stata data per spacciata quando ho annunciato che non avrei votato per Trump dopo l’uscita della videocassetta Access Hollywood. Invece sono stata rieletta. Penso che il mio lavoro a difesa dei più deboli nel mio distretto, a partire dal reduci di guerra, sia stato riconosciuto anche dai sostenitori di Trump.