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Etiopia, la guerra dimenticata. Tregua umanitaria in Tigrai, la pace è più vicina

Paolo Lambruschi venerdì 25 marzo 2022

Il governo etiope ha dichiarato una tregua umanitaria a tempo indeterminato con effetto immediato nella regione settentrionale del Tigrai. E le autorità regionali del Tplf, partito del fronte popolare di liberazione tigrina, hanno accettato chiedendo di far entrare rapidamente gli aiuti per salvare la popolazione allo stremo.

Dopo quasi 17 mesi di conflitto armato si registra un passo concreto verso la pace, dopo che negli ultimi due mesi le ostilità si erano fermate ed erano stati annunciati da Addis Abeba imminenti trattative dopo la scarcerazione di prigionieri politici. La tregua immediata, ha spiegato il governo, consentirà "il libero flusso di aiuti umanitari a coloro che necessitano di assistenza" nella regione situata nell'estremo nord del Paese e colpita dalla carestia.

Non esistono cifre ufficiali sul numero di vittime, ma il blocco degli aiuti umanitari e il blackout energetico e comunicativo in atto dal luglio 2021 oltre alla distruzione del 90% delle strutture sanitarie, dei raccolti e del bestiame effettuato dalle truppe federali e dalle truppe eritree ha provocato decine di migliaia di morti secondo quanto affermato da diverse fonti sanitarie locali. Più sicuro invece il numero degli sfollati - oltre due milioni - mentre almeno 5 milioni di abitanti del Tigrai e delle regioni limitrofe hanno bisogno di aiuti immediati per sopravvivere. Molte le atrocità commesse contro i civili dall'esercito etiope, dalle truppe alleate di Asmara e dalle milizie afar e dalle truppe tigrine nei territori confinanti occupati la scorsa estate, come dimostrato da Human rights watche da Amnesty international. Migliaia di donne etiopi di ogni età sono state stuprate e civili inermi uccisi. Di recente un video sui social mostrava un tigrino bruciato vivo dalle forze di sicurezza etiopi

Dall'inizio della guerra, l'Onu e le organizzazioni umanitarie denunciano il blocco del Tigrai, che ha impedito l'accesso alle
forniture umanitarie e mediche, divenuto più pesante soprattutto dallo scorso luglio, quando i ribelli tigrini hanno
ripreso il controllo della regione. Il capo dell'Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, tigrino ed ex ministro degli esteri etiope, ha descritto la situazione come "catastrofica" e ha accusato il governo etiope di ostacolare il passaggio degli aiuti. L'Etiopia ribatte accusadno il Tplf, che ha governato il paese con il pugno di ferro dal 1991 al 2018, di aver impedito l'entrata dei rifornimenti alle popolazioni stremate.

Il premier Abiy Ahmed ha parlato di "misure straordinarie per salvare vite umane". Tuttavia, ha aggiunto, "l'impegno preso dal governo etiope può avere l'effetto desiderato solo se l'altra parte farà lo stesso". Abiy ha dunque invitato i tigrini ad "astenersi da ogni nuovo atto di aggressione e a ritirarsi dalle aree che occupano nelle regioni limitrofe dl Amara e Afar".

Invito accettato a stretto giro di posta con una dichiarazione ai media nella quale i leader tigrini si sono impegnati "ad attuare una cessazione delle ostilità con effetto immediato" esortando le autorità etiopi ad accelerare la consegna degli aiuti di emergenza.

Molte le atrocità commesse in 16 mesi contro i civili dall'esercito etiope, dalle truppe alleate di Asmara e dalle milizie afar e poi dalle truppe tigrine nei territori confinanti occupati la scorsa estate, come dimostrato da Human rights watch e da Amnesty international. Migliaia di donne etiopi di ogni età sono state stuprate e civili inermi uccisi. Di recente un video sui social mostrava un tigrino bruciato vivo dalle forze di sicurezza etiopi. La stessa commissione nazionale etiope per i diritti umani ne ha accertato la veridicità. Un orrore che forse ha accelerato la svolta probabilmente decisiva verso la pace.